Non è più soltanto una questione di buche sull’asfalto o di cantieri eterni che paralizzano il traffico. Questa volta la parabola del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) rischia di toccare il punto di non ritorno: l’interdizione totale della circolazione.
L’ultimatum arrivato da Roma porta la firma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La scadenza è perentoria: entro il 3 ottobre 2026 l’Ente deve eseguire gli interventi urgenti di messa in sicurezza su gallerie, viadotti e guardrail. In caso contrario, le barriere della A18 Messina-Catania e della A20 Messina-Palermo potrebbero abbassarsi definitivamente.
Il balletto delle cifre e le rassicurazioni di facciata
Il conto presentato per evitare il collasso viario ammonta a 32,5 milioni di euro. Tanto serve, secondo i calcoli del CAS, per mettere un tacco a una rete infrastrutturale colabrodo.
La replica di Palazzo d’Orléans è arrivata con il consueto automatismo burocratico. L’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, ha affrettato una rassicurazione alla piazza: i fondi ci sono, già reperiti e stanziati, e dunque il blocco della circolazione non ci sarà.
Ma basta davvero firmare una delibera di spesa per cancellare decenni di ritardi strutturali e inadempienze manutentive?
Il mondo reale: l’allarme di CNA Siracusa e il rischio isolamento
Mentre la politica difende le proprie posizioni, la Sicilia produttiva calcola il prezzo dell’incertezza. Il grido d’allarme sollevato da CNA Siracusa mette a nudo la fragilità dell’intero sistema logistico dell’Isola.
Gravi carenze strutturali renderebbero possibile una rapida interdizione alla circolazione, qualora non si intervenga in tempi brevi con gli adeguamenti e la messa in sicurezza necessari. Una prospettiva che l’associazione definisce gravissima e che apre interrogativi pesanti sull’intera logistica siciliana, in particolare per il comprensorio aretuseo.
Una chiusura anche solo parziale della Catania-Messina taglierebbe infatti fuori la provincia di Siracusa dai collegamenti con i porti traghetti, costringendo le imprese a ipotizzare percorsi alternativi economicamente e logisticamente improponibili, con ricadute dirette su trasporti, forniture e competitività del tessuto produttivo locale. Un rischio che si somma a una condizione infrastrutturale isolana già segnata da ritardi cronici su manutenzione, cantieri e collegamenti, e che rende ancora più urgente una regia unitaria tra livello regionale e nazionale sulla rete viaria siciliana.
Per questo è essenziale che la Regione Siciliana si attivi con urgenza, d’intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per garantire la piena percorribilità delle arterie strategiche dell’Isola, con particolare attenzione al transito dei mezzi pesanti e dei trasporti ADR di merci pericolose, assicurando continuità di programmazione degli interventi di manutenzione straordinaria e di messa in sicurezza della rete CAS, senza soluzione di continuità per il traffico commerciale.
“Abbiamo notizia di prime comunicazioni preventive nelle forniture per imprese siracusane da parte di grandi committenti preoccupati che aprono già, con una semplice notizia di stampa, a scenari di riduzione di commesse”, afferma Francesco Lombardo, presidente degli autotrasportatori di CNA FITA Siracusa.
“Servono chiarimenti tecnici puntuali su tempi e modalità degli interventi di messa in sicurezza, con un cronoprogramma condiviso tra Regione e Ministero – prosegue Lombardo – Le imprese hanno bisogno di certezze sulla continuità della viabilità, non di allarmi improvvisi a ridosso dell’emergenza”.
A fargli eco è la presidente provinciale di CNA Siracusa, Rosanna Magnano: “La tenuta della Sicilia orientale passa anche dalla Catania-Messina: non possiamo permetterci incertezze su un’arteria vitale per le nostre imprese e per tutti i siciliani. Chiediamo al governo regionale un intervento immediato, in una fase già segnata da difficoltà economiche straordinarie”.
Fuoco amico sulla governance: la resa dei conti politica
A confermare che la misura sia colma sono le scosse di terremoto interne alla stessa maggioranza di governo. L’affondo più duro arriva infatti dall’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone, già assessore regionale alle Infrastrutture tra il 2017 e il 2022.
Falcone ricapitola i risultati rivendicati durante la sua gestione – dalla costruzione della Rosolini-Modica alla consegna della Noto-Pachino che oggi è fondamentale per il turismo e le attività produttive nel Sud-est, fino agli interventi sul viadotto Ritiro e la frana di Letojanni – per poi constatare che “quello slancio sembra essersi esaurito”. La sua conclusione suona come una bocciatura solenne: “Se non è possibile dare al CAS una governance slegata da logiche di piccolo cabotaggio e rendite di posizione, allora forse è meglio commissariare l’Ente e consegnare la rete allo Stato”.
Se persino dai ranghi del partito di maggioranza si invoca l’intervento di Roma per applicare una “cura da cavallo” a un ente incagliato nella gestione ordinaria, significa che il modello CAS ha fallito la sua missione fondamentale: garantire ai cittadini e alle imprese strade sicure e adeguate.
La Sicilia non ha bisogno dell’ennesimo rimpallo di responsabilità, ma di un’inversione di rotta immediata prima che la rete autostradale si trasformi nel definitivo collo di bottiglia per l’economia dell’Isola.
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