Un’indagine sulle condizioni di detenzione negli istituti penitenziari della provincia di Siracusa per trasformare le segnalazioni raccolte tra le celle in un quadro organico, documentato e utilizzabile nelle sedi istituzionali.
È questo l’obiettivo della rilevazione deliberata il 1° settembre 2026 dal Consiglio direttivo della Camera Penale “Pier Luigi Romano” di Siracusa, presieduta dall’avv. Giuseppe Lantieri, che ha ora incassato il via libera del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Con una nota del 10 settembre, il Capo del Dipartimento, dott. Stefano Carmine De Michele, ha comunicato di non ravvisare, «in un’ottica di massima trasparenza», motivi ostativi all’avvio dell’iniziativa secondo le modalità prospettate. Saranno quindi il Provveditorato regionale e le Direzioni degli istituti a impartire le disposizioni necessarie affinché il personale di vigilanza sia informato dell’autorizzazione.
La rilevazione potrà così essere condotta in maniera uniforme nei tre istituti della provincia aretusea: Cavadonna, Augusta e Noto.
Un’indagine che passa dal rapporto tra avvocato e detenuto
Il meccanismo scelto dalla Camera Penale è costruito interamente all’interno del rapporto difensivo. Sarà il difensore, durante il colloquio con il proprio assistito, a consegnare una scheda destinata alla rilevazione. Il detenuto la compilerà di proprio pugno e la restituirà al legale attraverso la posta, come corrispondenza con il difensore.
Sarà poi quest’ultimo a trasmettere la scheda alla Camera Penale, incaricata di raccogliere e aggregare le informazioni. Una procedura pensata per tutelare la riservatezza di chi decide di segnalare una criticità. I dati identificativi resteranno infatti riservati. All’esterno non verranno diffusi elementi riconducibili ai singoli detenuti, ma esclusivamente le problematiche emerse, in forma anonima e aggregata, con una quantificazione distinta per istituto e per area di criticità.
Un punto, questo, sul quale l’iniziativa insiste: la scheda non è uno strumento sostitutivo dei rimedi individuali previsti dall’ordinamento. Non sostituisce, in particolare, il reclamo al Magistrato di sorveglianza né qualsiasi altro strumento di tutela personale. L’obiettivo è diverso: fotografare il fenomeno nel suo insieme.
Dalle visite di agosto a una fotografia più ampia
La decisione arriva dopo le visite effettuate nel mese di agosto nell’ambito di “Ristretti in Agosto”, l’iniziativa nazionale promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane.
Quelle visite, secondo la Camera Penale siracusana, hanno restituito un quadro complessivamente peggiorato rispetto all’anno precedente. Da qui la necessità di andare oltre la dimensione della singola visita e provare a costruire una raccolta sistematica delle segnalazioni.
Il ragionamento alla base dell’iniziativa è netto: la testimonianza di una delegazione, per quanto importante, si esaurisce necessariamente nell’arco di poche ore. Una raccolta consistente di segnalazioni, invece, consente di mettere insieme fatti specifici e ricorrenti riferiti direttamente da chi quelle condizioni le vive quotidianamente.
Non soltanto una fotografia istantanea, dunque, ma una base documentale destinata a restare nel tempo. Ed è proprio questa la scommessa della Camera Penale: trasformare le singole segnalazioni in un dato aggregato, leggibile e confrontabile, capace di evidenziare dove e in quali ambiti si concentrino maggiormente le criticità.
Nessuna contrapposizione con l’Amministrazione
L’autorizzazione del Dap assume anche un significato istituzionale. La Camera Penale sottolinea infatti che l’iniziativa non nasce con un intento di contrapposizione all’Amministrazione penitenziaria.
Al contrario, viene espressamente riconosciuta la sollecitudine con cui il Dipartimento ha esaminato la richiesta e autorizzato la rilevazione. Il punto di partenza è quello di una responsabilità comune, osservata da prospettive differenti: le condizioni materiali della detenzione e la sicurezza di chi lavora negli istituti penitenziari sono, in fondo, lo stesso problema visto da due lati.
Una condizione detentiva adeguata, in questa prospettiva, non riguarda soltanto chi è ristretto, ma anche chi ogni giorno presta servizio all’interno degli istituti. Per questo la raccolta delle criticità viene presentata come uno strumento di conoscenza e non come un atto d’accusa.
La prima scadenza è il 15 ottobre
La prima fase della ricognizione si concluderà il 15 ottobre 2026. Ma la raccolta non terminerà con quella data: l’intenzione è mantenerla aperta e aggiornarla periodicamente.
Gli esiti saranno quindi trasmessi, sempre in forma anonima e aggregata, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditorato regionale, alle autorità competenti e all’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
Il passaggio decisivo sarà dunque quello dalla segnalazione al dato: quante sono le criticità, dove si verificano, a quali aree riguardano e con quale frequenza vengono segnalate.
È una prospettiva che punta a riportare la questione penitenziaria dal terreno delle impressioni a quello della documentazione. Perché poche ore di visita possono raccontare molto, ma sono le voci raccolte nel tempo da chi vive quotidianamente il carcere a poter restituire, almeno nelle intenzioni dell’iniziativa, una fotografia più precisa della realtà.
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