Siracusa. Detenuti in rivolta, agenti feriti e sovraffollamento: carceri al collasso, Cavadonna simbolo dell’emergenza

di Redazione

Non soltanto celle affollate: dietro le tensioni esplose negli ultimi mesi c’è una crisi strutturale fatta di personale insufficiente, assistenza sanitaria in affanno e percorsi di rieducazione sempre più difficili da garantire. Con il 131% di presenze rispetto alla capienza disponibile, il carcere di Siracusa è uno dei fronti più critici di un’emergenza che attraversa e mette a dura prova l’intero sistema penitenziario siciliano

Non è soltanto una questione di celle troppo affollate. Dietro le rivolte, le aggressioni agli agenti e le tensioni che hanno caratterizzato gli ultimi mesi nelle carceri siciliane c’è una crisi strutturale che coinvolge personale, strutture, assistenza sanitaria e percorsi di rieducazione.

E Siracusa è pienamente dentro questa emergenza. Proprio il carcere siracusano è stato teatro, alla fine di agosto, di uno degli episodi più gravi dell’estate penitenziaria siciliana: una trentina di detenuti è riuscita a occupare per circa cinque ore un’ala dell’istituto. Un episodio che ha riportato sotto i riflettori le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria e, più in generale, la situazione degli istituti dell’Isola.

A pochi giorni di distanza, un’altra rivolta ha provocato il ferimento di undici agenti, rendendo ancora più evidente la tensione che attraversa il sistema penitenziario regionale. «La situazione delle carceri in Sicilia è ormai drammatica», sostiene Dario Quattrocchi, segretario nazionale dell’Osapp, sottolineando come gli agenti della polizia penitenziaria siano spesso chiamati a svolgere funzioni che dovrebbero essere affidate ad altre figure professionali.

Siracusa al 131 per cento di sovraffollamento

I numeri aiutano a comprendere la dimensione del problema. La Sicilia conta 23 istituti penitenziari, il numero più elevato tra le regioni italiane. Secondo i dati richiamati dall’osservatorio Ottorighe, ben 21 strutture presentano una popolazione detenuta superiore alla capienza effettivamente disponibile. Il sovraffollamento medio regionale si attesta al 130 per cento, mentre a livello nazionale raggiunge il 142 per cento. Ma dietro la media regionale si nascondono situazioni molto più pesanti. La situazione più critica viene indicata ad Augusta, dove il sovraffollamento arriva al 178 per cento, con una parte consistente dei posti non utilizzabile. Seguono Giarre, Gela, Piazza Armerina, Catania Piazza Lanza, Castelvetrano, Enna, Agrigento, Catania Bicocca, Caltanissetta e Palermo Pagliarelli.

Siracusa si colloca al 131 per cento, un dato che fotografa una situazione tutt’altro che sostenibile e che diventa ancora più significativa se inserita nel quadro complessivo delle carenze di personale e dei problemi dell’assistenza. All’estremo opposto della graduatoria figura Barcellona Pozzo di Gotto, con un livello di sovraffollamento dell’80 per cento. Ma la percentuale dei detenuti presenti rispetto ai posti disponibili, da sola, non basta a raccontare cosa accade quotidianamente dietro le mura degli istituti.

Un educatore ogni 64 detenuti

Il nodo più delicato riguarda anche chi dovrebbe garantire il percorso di recupero e reinserimento sociale. In Sicilia, secondo i dati riportati, c’è un educatore ogni 64 detenuti. Numeri che rendono estremamente difficile seguire individualmente le persone ristrette e costruire quei percorsi di trattamento che rappresentano una delle funzioni fondamentali dell’istituzione penitenziaria.

A questo si aggiunge una scopertura del 13 per cento nella polizia penitenziaria e dell’8 per cento nel personale amministrativo. Il caso più critico sul fronte degli agenti viene indicato a Catania Bicocca, dove a un sovraffollamento del 144 per cento si accompagna una carenza di personale di polizia penitenziaria pari al 27 per cento. A Piazza Armerina, invece, è il personale civile a registrare una scopertura particolarmente elevata, pari al 29 per cento, mentre l’istituto raggiunge il 169 per cento di sovraffollamento. Un quadro che l’osservatorio sintetizza con una frase particolarmente significativa: si riesce a presidiare, ma diventa sempre più difficile rieducare.

Strutture in difficoltà e condizioni igieniche contestate

La crisi non riguarda soltanto il numero delle persone presenti o quello degli agenti in servizio. Le segnalazioni raccolte negli ultimi mesi descrivono problemi che interessano anche le condizioni materiali degli istituti.

A Catania Bicocca alcuni detenuti hanno segnalato il malfunzionamento della cucina. A Trapani sono state denunciate presenze di topi all’interno delle celle. Ad Agrigento è stato riferito persino il ricorso ai bidet per lavare le stoviglie. Situazioni che alimentano ulteriormente il malessere e rendono più difficile mantenere condizioni di vita compatibili con la funzione rieducativa della pena.

Anche la sanità carceraria è sotto pressione

Un altro capitolo riguarda l’assistenza sanitaria. Le criticità, secondo le segnalazioni del Garante regionale per la tutela dei diritti dei detenuti, riguardano diversi istituti siciliani. A Trapani vengono indicati 70 detenuti con patologie psichiatriche accertate e circa 160 persone che assumono psicofarmaci, a fronte di una presenza dello psichiatra limitata a quattro appuntamenti mensili di quattro ore ciascuno.

La carenza di medici e infermieri viene segnalata anche in altri istituti dell’Isola, tra cui Noto e Siracusa, oltre ad Agrigento, San Cataldo, Barcellona Pozzo di Gotto, Giarre, Palermo Ucciardone, Ragusa e Termini Imerese. Il rischio evidenziato è quello di non riuscire a garantire una copertura sanitaria adeguata e di trovarsi impreparati davanti a eventuali emergenze.Una situazione particolarmente delicata in strutture dove convivono persone con patologie croniche, problemi psichiatrici e condizioni di fragilità che richiederebbero un’assistenza costante.

Siracusa, un’emergenza che non può essere ignorata

Per Siracusa, dunque, il dato del 131 per cento di sovraffollamento non può essere letto isolatamente. L’occupazione di un’ala del carcere da parte di una trentina di detenuti, le tensioni estive e le difficoltà legate alla presenza di personale e servizi restituiscono l’immagine di un sistema sottoposto a una pressione crescente. Il carcere non può ridursi alla semplice custodia delle persone ristrette.

La sicurezza degli agenti, la dignità dei detenuti, l’assistenza sanitaria e la possibilità concreta di avviare percorsi di reinserimento sono parti della stessa questione. E quando mancano contemporaneamente spazi, personale e servizi, il rischio è che la tensione diventi la normalità. L’estate delle rivolte ha soltanto reso più visibile una crisi che, nelle carceri siciliane, covava da tempo. E Siracusa è tra le realtà che chiedono risposte, non più soltanto interventi d’emergenza.

11 Settembre 2026 | 09:38
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