Siracusa. IAS, il caso non è chiuso: il Riesame torna in campo

di Redazione

Il 22 settembre nuova udienza sul decreto Bilanciamento. La Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento che aveva riaperto la strada all’attività del depuratore

La partita giudiziaria sul depuratore Ias non si è ancora conclusa. A quattro anni dal sequestro dell’impianto, la vicenda torna davanti al tribunale del Riesame di Siracusa, chiamato a pronunciarsi nuovamente sulla parte cautelare dell’inchiesta. L’udienza è stata fissata per il 22 settembre, anche se resta da verificare l’eventuale coincidenza con lo sciopero degli avvocati.

Al centro del nuovo passaggio c’è il decreto Bilanciamento, il provvedimento con cui il governo aveva cercato di garantire la prosecuzione dell’attività del depuratore, conciliando le esigenze produttive del polo industriale con quelle della tutela ambientale e della salute. La Cassazione, lo scorso aprile, ha annullato con rinvio l’ordinanza con cui il Riesame aveva ritenuto legittimo il decreto e consentito la ripresa dell’attività dell’impianto.

La questione si inserisce in un procedimento che coinvolge 26 soggetti, 19 persone fisiche e 7 società, accusati di disastro ambientale. Il depuratore è sotto sequestro dal 2022 e, da allora, la sua gestione è diventata uno dei punti più delicati del confronto tra le ragioni della produzione, le prescrizioni ambientali e le decisioni della magistratura.

Il passaggio decisivo risale al gennaio 2023, quando il governo intervenne con un decreto per evitare che il sequestro determinasse la chiusura delle aziende del polo, impossibilitate a smaltire i reflui. Il provvedimento inseriva il depuratore nel quadro normativo del cosiddetto “Salva Ilva”.

A quel decreto seguirono i provvedimenti attuativi dei ministeri delle Imprese e dell’Ambiente. Il decreto Bilanciamento prevedeva la prosecuzione dell’attività dell’impianto attraverso una serie di prescrizioni, con l’obiettivo di contemperare i diversi interessi costituzionali in gioco: la continuità produttiva, la protezione dell’ambiente e la salvaguardia della salute.

La Procura di Siracusa contestò però il provvedimento, sostenendo che le misure adottate fossero eccessivamente orientate alla tutela della produzione. Nel luglio 2024 il gip accolse le tesi dell’accusa e disapplicò il decreto Bilanciamento.

Governo e imprese impugnarono la decisione. Dopo una controversia sulla competenza, il tribunale del Riesame di Siracusa, nel dicembre 2025, annullò l’ordinanza del gip e ritenne nuovamente applicabile il decreto che aveva consentito la prosecuzione dell’attività del depuratore. La Procura presentò ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, ad aprile, ha accolto l’impugnazione e disposto il rinvio al Riesame. Nella sua decisione ha rilevato una motivazione «mancante» in relazione ai parametri delle sostanze inquinanti e «apparente» per quanto riguarda gli interventi necessari a garantire un monitoraggio costante.

Ora il tribunale dovrà riesaminare la questione alla luce dei rilievi della Cassazione. Un passaggio che potrebbe avere conseguenze anche sull’inchiesta, ancora aperta, e sulle decisioni relative al futuro dell’impianto. La nuova udienza rappresenta dunque un altro snodo di una vicenda in cui il confronto tra politica e magistratura continua a intrecciarsi con la necessità di garantire la sicurezza ambientale e la continuità del polo industriale siracusano.

09 Settembre 2026 | 08:22
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