Siracusa. Svolta sul trasloco del Rizza, spunta il vincolo sul Palazzo degli Studi. FdI alza il muro: «Fermate tutto»

di Redazione

Il decreto regionale del 4 settembre 2026 dichiara l’intero Palazzo degli Studi bene di interesse culturale e cambia il quadro della vicenda: Fratelli d’Italia chiede al Libero Consorzio di sospendere il trasferimento del Rizza, verificare con la Soprintendenza quali interventi siano compatibili con il nuovo vincolo e fare piena luce su atti, tempi e costi dell’operazione

Il decreto regionale del 4 settembre 2026 rischia di rimettere in discussione uno dei passaggi più delicati dell’organizzazione degli istituti scolastici siracusani.

Al centro della contesa c’è il Palazzo degli Studi, interessato da un nuovo e significativo regime di tutela, e il trasferimento dell’Istituto Rizza, operazione prevista dal Piano del Libero Consorzio Comunale di Siracusa.

Una vicenda che, secondo il Gruppo consiliare di FdI al Comune, composto da Paolo Romano e Paolo Cavallaro, coadiuvati dai consiglieri provinciali Giuseppe Lupo e Rosario Cavallo, non può più essere affrontata sulla base del quadro amministrativo esistente prima del decreto regionale.

La richiesta è netta: sospendere immediatamente il trasloco, verificare cosa sia concretamente possibile realizzare all’interno del Palazzo degli Studi e soltanto dopo decidere se proseguire con l’operazione.

Il nuovo vincolo cambia lo scenario

La questione ruota attorno alla portata del decreto regionale del 4 settembre. Secondo quanto sottolineato da FdI, non sarebbe stato sottoposto a tutela soltanto un particolare elemento architettonico dell’edificio, ma l’intero Palazzo degli Studi, in ragione della sua architettura e del suo rilievo storico.

Nel provvedimento rientrano inoltre elementi di particolare valore simbolico e storico, tra cui la statua di Archimede e le porte monumentali originarie. Da qui l’applicazione delle prescrizioni di tutela previste dal Codice dei beni culturali.

È proprio questo il punto sul quale Fratelli d’Italia chiede una verifica immediata. Il Piano del Libero Consorzio prevede infatti il trasferimento del Rizza nella sede di via Modica e una conseguente diversa utilizzazione degli spazi del Palazzo degli Studi, destinati al Corbino.

Se tale operazione comporta una riorganizzazione degli ambienti interni, sostiene FdI, bisogna capire prima di completare il trasferimento quali interventi siano compatibili con il nuovo vincolo e quali, eventualmente, possano essere autorizzati dalla Soprintendenza.

Non una bocciatura preventiva del progetto, dunque, ma una richiesta di verifica formale che, politicamente, introduce però un elemento di forte pressione sull’amministrazione.

La domanda sulla cronologia: cosa è accaduto dopo il 23 giugno?

C’è poi un secondo fronte, forse ancora più delicato: quello della tempistica. Dallo stesso decreto, evidenziano i rappresentanti di Fratelli d’Italia, emergerebbe che la Soprintendenza aveva già comunicato agli aventi diritto l’avvio del procedimento per la verifica dell’interesse culturale il 23 giugno 2026.

Il trasloco del Rizza, invece, sarebbe entrato nella fase concretamente esecutiva soltanto nelle ultime settimane. Da qui la richiesta di ricostruire con precisione la sequenza degli atti: quali provvedimenti siano stati adottati dopo il 23 giugno, quando siano state disposte le singole operazioni di trasferimento e quali somme siano state nel frattempo spese, impegnate o debbano ancora essere stanziate.

Una questione che FdI intende trasformare in un’iniziativa istituzionale concreta. I consiglieri provinciali Giuseppe Lupo e Rosario Cavallo annunciano infatti la presentazione di un accesso agli atti per acquisire tutta la documentazione relativa alla vicenda. L’obiettivo è ricostruire la cronologia delle operazioni e ottenere un quadro puntuale dei costi sostenuti dal Libero Consorzio. Ma non solo.

FdI porta il caso in Consiglio provinciale

La partita potrebbe presto approdare anche nell’aula del Consiglio provinciale. Lupo e Cavallo chiederanno infatti che la vicenda venga portata all’attenzione del Consiglio, affinché si possa aprire un confronto politico sull’opportunità di proseguire il trasferimento alla luce del nuovo regime di tutela del Palazzo degli Studi.

Il tema, dunque, non è più soltanto logistico o amministrativo. Diventa una questione di programmazione, patrimonio pubblico, costi e responsabilità delle decisioni.

La posizione di Fratelli d’Italia, tuttavia, viene formulata evitando di attribuire al vincolo effetti che dovranno essere eventualmente stabiliti dagli organi competenti. Il partito precisa infatti di non voler sostenere che la tutela renda automaticamente impossibile qualsiasi intervento all’interno dell’edificio.

La richiesta è un’altra: prima occorre sapere formalmente cosa sia consentito fare. E soprattutto occorre verificare se la riorganizzazione degli spazi prevista dal progetto alla base del trasferimento sia ancora realizzabile nelle modalità originariamente ipotizzate.

Biblioteca, archivi e laboratori: il nodo della macchina organizzativa

A rendere ancora più delicata la situazione è la complessità dello spostamento del Rizza. Non si tratta, infatti, di un semplice trasferimento di aule e uffici. Nel passaggio sono coinvolti anche biblioteca, archivi e laboratori, strutture che richiedono tempi, risorse e una pianificazione tutt’altro che ordinaria.

È qui che la richiesta di sospensione avanzata da FdI assume il carattere di una questione di metodo amministrativo. Secondo i consiglieri, procedere senza avere prima chiarito la compatibilità della futura riorganizzazione degli spazi potrebbe esporre l’Ente al rischio di dover intervenire successivamente sul progetto, con nuove difficoltà organizzative e ulteriori costi.

Il ragionamento è semplice: se il quadro giuridico e amministrativo è cambiato, prima di completare un’operazione complessa e onerosa bisogna verificare se il progetto possa essere portato avanti negli stessi termini.

La richiesta: fermarsi, verificare, poi decidere

La richiesta di Fratelli d’Italia si articola quindi su tre passaggi: sospensione immediata del trasloco, valutazione formale della Soprintendenza e successivo riesame dell’intera operazione.

Una posizione che prova a spostare il baricentro della discussione dal semplice «trasferire o non trasferire» a una domanda più stringente: il progetto concepito prima del nuovo vincolo è ancora concretamente attuabile?

La risposta deve arrivare dagli atti e dagli organismi competenti, non da valutazioni politiche anticipate. Ma il decreto del 4 settembre, sostengono Romano, Cavallaro, Lupo e Cavallo, ha comunque modificato il contesto nel quale erano state assunte le precedenti decisioni. E proprio per questo, a loro giudizio, continuare come se nulla fosse sarebbe un errore di metodo.

Fermarsi adesso, verificare la documentazione, accertare i costi e sottoporre la questione al confronto istituzionale significa, nella loro lettura, evitare di portare a compimento una scelta che potrebbe dover essere profondamente modificata alla luce del nuovo regime di tutela.

La partita, dunque, si sposta ora dagli scatoloni e dai trasferimenti alle carte, agli atti amministrativi e alle autorizzazioni. E il prossimo passaggio sarà capire cosa emergerà dall’accesso agli atti e, soprattutto, quale sarà la valutazione della Soprintendenza sulla compatibilità tra la tutela del Palazzo degli Studi e il progetto di riorganizzazione degli spazi.

08 Settembre 2026 | 13:50
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