Nella mattinata del 4 settembre scorso, la Polizia di Stato di Agrigento ha dato esecuzione a due provvedimenti cautelari emessi dal Tribunale di Palermo – Sezione per il Riesame dei provvedimenti cautelari personali e reali – divenuti definitivi a seguito della sentenza pronunciata in data 3 settembre 2026 dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi proposti dagli indagati interessati.
I poliziotti della Sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione e il Patrimonio hanno eseguito la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del titolare di un’agenzia d’affari, indagato, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici con l’aggravante di avere commesso il fatto in relazione ad un atto fidefacente, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, nonché concorso nei reati di riciclaggio e autoriciclaggio.
Al termine delle operazioni, l’uomo è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Agrigento.
Contestualmente, la Sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione e il Patrimonio della Squadra Mobile di Agrigento ha eseguito la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per la durata di sei mesi nei confronti di una Ispettrice del Comando di Polizia Locale del Comune di Porto Empedocle (AG), indagata in relazione a ipotesi di falso.
Le misure cautelari eseguite costituiscono l’esito dell’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile di Agrigento, nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento.
L’attività d’indagine, avviata nel maggio 2023 e conclusasi ad Aprile 2025, ha consentito di ricostruire un articolato sistema illecito connesso alla gestione delle pratiche amministrative finalizzate al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis in favore di cittadini di origine brasiliana.
Gli accertamenti investigativi hanno consentito di deferire alla Procura della Repubblica di Agrigento 23 soggetti, ritenuti, allo stato degli atti e nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, coinvolti a vario titolo in ipotesi di reato riconducibili a corruzione, falso, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
Alla luce delle risultanze investigative acquisite, la Procura della Repubblica di Agrigento aveva richiesto l’applicazione di misure cautelari nei confronti degli indagati.
Le richieste erano state inizialmente rigettate dal G.I.P. del Tribunale di Agrigento. Tuttavia, avverso tale decisione, la Procura della Repubblica di Agrigento ha proposto appello al Tribunale del Riesame di Palermo che, all’esito del giudizio, ha accolto le prospettazioni dell’Ufficio requirente, disponendo le misure cautelari successivamente divenute definitive.
Con la sentenza pronunciata il 3 settembre 2026, la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi proposti dagli indagati, rendendo definitive le misure cautelari e consentendone l’esecuzione da parte della Squadra Mobile di Agrigento.
L’attività odierna si inserisce nel più ampio sviluppo investigativo e giudiziario della medesima operazione. Già l’11 maggio 2026, infatti, la Squadra Mobile di Agrigento aveva dato esecuzione ad ulteriori provvedimenti cautelari definitivi emessi dal Tribunale del Riesame di Palermo nei confronti di due ulteriori indagati, in parziale accoglimento dell’appello proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento avverso l’ordinanza emessa dal G.I.P. del medesimo Tribunale. Anche tali provvedimenti traevano origine dalle risultanze dell’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile nell’ambito del medesimo procedimento, confermando la progressiva evoluzione dell’iter cautelare scaturito dagli accertamenti investigativi.
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