La firma del contratto ha segnato un passaggio atteso da anni, ma non coincide ancora con la parola fine. Il depuratore di Augusta, una delle opere infrastrutturali più importanti e attese della provincia di Siracusa, si prepara a entrare nella fase della concreta realizzazione mentre sul piano giudiziario rimane aperto un capitolo che potrebbe avere conseguenze sull’intera procedura.
La sottoscrizione dell’accordo con la società incaricata di realizzare l’impianto ha rappresentato un momento destinato a essere ricordato come una svolta per il territorio megarese. Dopo anni di attese, commissariamenti, progettazioni e procedure amministrative, il progetto ha finalmente superato una delle soglie più delicate. Ma parallelamente continua a viaggiare il ricorso presentato da Aretusacque, società destinata a gestire il servizio idrico integrato nell’intera provincia, insieme al socio privato Acea. La controversia è approdata davanti al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, che dovrà esaminare l’impugnazione della sentenza con cui il Tar aveva respinto le contestazioni dei ricorrenti. L’udienza è stata fissata per il 4 novembre. Una data che, inevitabilmente, mantiene una zona d’ombra sulla procedura appena approdata alla firma del contratto.
La gara e un investimento complessivo da 69,2 milioni
Il progetto del depuratore di Augusta si inserisce in un finanziamento complessivo di 69,2 milioni di euro, destinato alla realizzazione dell’infrastruttura. Una parte consistente delle risorse, pari a circa 50,7 milioni, riguarda proprio la gara per l’esecuzione dei lavori affidata dalla struttura commissariale guidata dal commissario straordinario per la depurazione Fabio Fatuzzo. La procedura, nonostante il contenzioso, non è stata bloccata dai giudici amministrativi.
Né il Tar né, successivamente, il Cga hanno infatti disposto una sospensione capace di fermare l’iter. La gara ha quindi proseguito il proprio percorso fino all’aggiudicazione e, nei giorni scorsi, alla firma del contratto. È questo uno degli elementi che spiegano perché oggi il cantiere amministrativo e quello giudiziario procedano contemporaneamente: da una parte c’è un contratto sottoscritto e un’opera pronta a entrare nella fase esecutiva; dall’altra c’è un giudizio ancora pendente che dovrà stabilire se le contestazioni sollevate da Aretusacque e Acea siano fondate.
La contestazione di Aretusacque e Acea
La vicenda giudiziaria prende le mosse dalla gara attraverso la quale è stato individuato il socio privato di Aretusacque. La società, costituitasi alla fine dello scorso anno con la partecipazione privata di Acea, ha contestato la procedura relativa alla realizzazione del depuratore, ritenendo che l’opera dovesse essere ricondotta anche al perimetro degli investimenti collegati alla gestione del servizio idrico provinciale.
Il nodo della controversia è soprattutto amministrativo e riguarda la distinzione tra le opere che devono essere finanziate attraverso il sistema tariffario del servizio idrico e quelle, invece, che beneficiano di risorse pubbliche specificamente destinate dallo Stato alla struttura commissariale per la depurazione. Una distinzione tutt’altro che secondaria, perché da essa dipende anche l’individuazione del soggetto competente a realizzare l’opera. Nel mese di marzo il Tar ha respinto il ricorso presentato da Aretusacque e Acea. I ricorrenti, tuttavia, non si sono fermati alla pronuncia di primo grado e il 27 aprile hanno presentato appello davanti al Cga, chiedendo una nuova valutazione della questione.
Il nodo del Piano d’ambito
Al centro della disputa c’è la documentazione relativa alla gara per l’individuazione del partner privato di Aretusacque e, in particolare, il rapporto tra il Piano d’ambito, il programma degli investimenti e la presenza del depuratore di Augusta tra le opere previste. La tesi sostenuta dai ricorrenti parte dal presupposto che l’intervento sul sistema di depurazione di Augusta compaia nella programmazione del servizio idrico. Da qui la contestazione sulla sua collocazione rispetto alle competenze della struttura commissariale.
A fare chiarezza nel giudizio di primo grado era stata però l’Ati di Siracusa, soggetto che aveva predisposto e gestito la gara per l’individuazione del socio privato. Secondo quanto ricostruito nella sentenza del Tar, la documentazione di gara individuava in maniera esplicita il commissario straordinario come soggetto incaricato dell’attuazione dell’intervento sul depuratore di Augusta. Il Tar aveva quindi distinto la presenza dell’opera nella programmazione generale dalla sua effettiva fonte di finanziamento e dal soggetto chiamato a realizzarla. Il punto centrale della sentenza è proprio questo: il depuratore può essere inserito nel quadro generale della programmazione del servizio idrico, ma ciò non significa automaticamente che la sua realizzazione debba gravare sugli investimenti finanziati attraverso le tariffe pagate dagli utenti.
Finanziamento pubblico e tariffe: la distinzione decisiva
Il ragionamento seguito dai giudici amministrativi in primo grado ruota dunque attorno alla natura delle risorse destinate all’opera. Il servizio idrico integrato viene normalmente sostenuto attraverso il sistema tariffario, mentre il depuratore di Augusta rientra tra gli interventi per i quali lo Stato ha stanziato risorse specifiche, anche attraverso la struttura commissariale istituita per superare le criticità del sistema depurativo.
È proprio questa distinzione ad avere avuto un peso determinante nella decisione del Tar, secondo cui l’intervento era sì ricompreso nel quadro della pianificazione, ma con l’indicazione espressa del commissario straordinario quale soggetto attuatore e con una copertura finanziaria riconducibile a contributi pubblici a fondo perduto. Una ricostruzione che, almeno in primo grado, aveva ridimensionato le contestazioni di Aretusacque e Acea. Ma il giudizio non è terminato.
A novembre l’udienza davanti al Cga
La richiesta di sospensione dell’efficacia della sentenza non ha trovato accoglimento alla fine di maggio. Il procedimento, però, è rimasto aperto e il Cga ha fissato per il 4 novembre l’udienza nella quale dovrà essere esaminato il merito dell’appello. Nel frattempo, nel fascicolo giudiziario è entrato anche un ricorso incidentale presentato dall’impresa risultata aggiudicataria della gara per la costruzione del depuratore di Augusta. Si tratta di un ulteriore elemento che rende ancora più articolata una vicenda nella quale ormai convivono due piani distinti: quello concreto di un’opera che, dopo una lunga attesa, ha finalmente raggiunto la firma del contratto, e quello giudiziario, che non ha ancora scritto l’ultima pagina.
Per Augusta la posta in gioco è particolarmente alta. Il depuratore non rappresenta soltanto un’opera pubblica di rilevante valore economico, ma un’infrastruttura destinata a incidere sul sistema ambientale e sulla qualità dei servizi di un territorio industriale e portuale che da anni attende una soluzione strutturale al problema della depurazione. La firma del contratto, dunque, segna certamente un passo avanti. Ma fino alla pronuncia del Cga resta aperta una questione che potrebbe incidere sulla procedura e sulle rispettive competenze tra struttura commissariale e gestore del servizio idrico. Il 4 novembre, davanti al Consiglio di giustizia amministrativa, potrebbe arrivare il passaggio destinato a chiarire definitivamente uno dei nodi più delicati dell’intera operazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

