Siracusa. Guerre, odio e famiglie spezzate. Il pianto di Maria diventa un appello alla pace: «Il mondo soffre, serve nuova fraternità»

di Redazione

Il messaggio dell'Arcivescovo Lomanto per l'anniversario della Lacrimazione di Siracusa. Ricorda la visita di Giovanni Paolo II al Santuario e invoca una pace «disarmata e disarmante»

Siracusa torna a raccogliersi attorno a uno dei suoi simboli spirituali più profondi: il pianto della Madonna delle Lacrime, un segno che da oltre settant’anni accompagna la storia della città e richiama fedeli provenienti da ogni parte del mondo.

In occasione dell’anniversario della Lacrimazione, l’Arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, ha rivolto alla comunità ecclesiale e civile un messaggio di riflessione e preghiera, invitando a leggere nelle lacrime di Maria un richiamo ancora attuale davanti alle ferite del presente.

Nel suo intervento, il presule ha ricordato la visita di San Giovanni Paolo II a Siracusa, avvenuta il 6 novembre 1994, quando il Pontefice si recò personalmente presso il Santuario della Madonna delle Lacrime per consacrarlo alla Vergine e affidare alla sua protezione la Chiesa e l’intera umanità.

«Le lacrime della Madonna appartengono all’ordine dei segni – aveva affermato allora Giovanni Paolo II – esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo». Parole che, secondo l’Arcivescovo Lomanto, conservano oggi una straordinaria attualità in un tempo segnato da conflitti, divisioni e profonde fragilità sociali.

Il dolore del mondo nel pianto di Maria

Nel messaggio dell’Arcivescovo emerge il legame tra il significato spirituale della Lacrimazione e le sofferenze che attraversano il mondo contemporaneo. Le lacrime della Madonna, spiega Lomanto, raccontano il dolore di una Madre davanti alle ferite dei suoi figli: dalle guerre che continuano a insanguinare diverse aree del pianeta alle famiglie provate dalla violenza e dalle difficoltà, fino alle giovani generazioni spesso disorientate e alla crescente perdita del senso della fraternità.

«Piange la Madre per un mondo lacerato da guerre fratricide che seminano distruzione e morte, dall’Europa al Medio Oriente, dall’Africa fino alle tante regioni dimenticate semplicemente perché non fanno notizia», sottolinea l’Arcivescovo, richiamando l’attenzione sulle tante sofferenze che rischiano di rimanere invisibili.

Un dolore che coinvolge soprattutto le vittime più fragili: bambini privati della serenità, famiglie spezzate dai conflitti, popoli segnati dall’incertezza e dalla paura del futuro.

Dalle lacrime alla speranza: un invito alla responsabilità

Per Francesco Lomanto, però, il messaggio della Madonna delle Lacrime non si ferma alla sofferenza. Quelle lacrime diventano anche un segno di speranza e un invito a trasformare il dolore in responsabilità.

«Le Lacrime della Madonna portano il peso del dolore, ma aprono una luce di speranza», afferma l’Arcivescovo, indicando nella conversione del cuore, nella fraternità e nel dialogo le strade necessarie per costruire una pace autentica.

Una pace definita «disarmata e disarmante», richiamando l’espressione di Papa Leone XIV, capace di superare le contrapposizioni e di restituire centralità alla dignità della persona umana.

L’anniversario della Lacrimazione, secondo Lomanto, rappresenta dunque un momento che interpella ciascuno: non basta ricordare un evento religioso del passato, ma occorre tradurne il significato in scelte quotidiane, nei rapporti familiari, nella società e nelle relazioni tra i popoli.

Siracusa, un messaggio universale di misericordia e pace

Il richiamo dell’Arcivescovo si inserisce nella lunga storia del culto legato alla Madonna delle Lacrime di Siracusa, un’esperienza spirituale che ha assunto negli anni una dimensione universale. Il segno delle lacrime viene proposto come un messaggio rivolto non soltanto ai credenti, ma a ogni persona chiamata a riconoscere nell’altro un fratello.

«Le Lacrime di Maria sono un appello urgente a riconoscere nell’altro un fratello, a scegliere ogni giorno la via della carità», conclude Lomanto, indicando nella solidarietà e nell’amore verso il prossimo l’unica risposta capace di consolare un’umanità ferita.

Da Siracusa, ancora una volta, arriva dunque un messaggio che unisce memoria e presente: il pianto di Maria come simbolo del dolore del mondo, ma anche come richiamo alla speranza, alla pace e alla costruzione di una fraternità possibile.

17 Luglio 2026 | 13:17
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