Il 2025 segna un anno nero per la mandorlicoltura siciliana, con dati che superano le più pessimistiche previsioni. A raccolto ultimato, il Consorzio della Mandorla di Avola certifica un tracollo produttivo senza precedenti: «Rispetto alla media storica – spiega il direttore Francesco Midolo – registriamo un calo tra il 60 e il 70%, con punte che arrivano fino all’80% in alcune aree».
Un deficit che non riguarda soltanto i mandorleti delle province di Siracusa e Ragusa, cuore del comparto consorziato, ma si estende anche all’Agrigentino, al Nisseno e in tutte le zone dell’Isola vocate a questa coltura. Un paradosso, se si pensa che persino il 2024, segnato da una siccità eccezionale, non aveva fatto registrare numeri così drammatici.
Il risultato è che le aziende si trovano oggi quasi prive di prodotto, con effetti a cascata sull’intero settore della trasformazione e della dolceria legata al marchio “Made in Sicily”. «Dopo lo stress idrico del 2024 – continua Midolo – molti alberi hanno reagito andando in autoprotezione e producendo meno gemme. Oggi i produttori si trovano davanti a un bivio: resistere o abbandonare i terreni».
Il Consorzio di Avola non nasconde la preoccupazione: oltre alle perdite economiche, è in gioco un patrimonio storico, naturalistico e paesaggistico che rischia di disperdersi. Per questo si lavora a un accordo di filiera che possa salvaguardare il comparto, ma al tempo stesso si chiede un intervento deciso della Regione, seguendo l’esempio della Puglia dove per il mandorlo è stato dichiarato lo stato d’emergenza.
«Il governo regionale ha stanziato 6 milioni di euro tramite il Psr Sicilia, ma sono fondi legati ai danni del 2024. Oggi la situazione è ancora più grave e servono risorse fresche», sottolinea Midolo.
Intanto, sul fronte agricolo isolano, cresce anche la tensione tra gli agrumicoltori di Ribera, preoccupati per la necessità della terza irrigazione di soccorso. La decisione è ora nelle mani della task-force per la crisi idrica, attesa a breve.
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