Una cosa di certo l’ha dimostrata, l’incontro dei sindaci di Priolo e di Melilli e di alcuni deputati regionali, ovvero la mancanza di proposte e di idee sulla questione cruciale del depuratore consortile.
Già l’ordine del giorno (“Atti e soluzioni del depuratore civile e gestione dell’impianto dell’Ias”) del Consiglio comunale aperto, convocato dal sindaco di Priolo, Pippo Gianni, dà l’idea di una discussione arrendevole, che subisce l’orientamento di limitare la depurazione dell’impianto dell’Ias ai soli reflui civili e conseguentemente di abbandonare al suo destino l’impianto stesso.
Nulla di più sbagliato alla luce dell’attuale fase del petrolchimico, su cui pende l’accusa di disastro ambientale, e del vero e proprio scontro tra due poteri dello Stato, il Governo e la Magistratura, su come bilanciare la produzione, il lavoro e l’ambiente. In questo quadro, il rilancio del depuratore consortile è fondamentale se non si vuole dare alle raffinerie dell’area industriale il potere di gestire in house la produzione dei reflui e la loro depurazione, lasciando all’Ias le briciole delle depurazione civile.

La battaglia da fare invece è quella di mettere la Regione Siciliana, che è la proprietaria del deupatore Ias, di fronte alle sue responsabilità per non aver fatto in tutti questi anni un solo investimento per ristrutturare e mettere a norma il depuratore pubblico. Se a causa di tale inerzia si lascia l’Ias nelle condizioni di dover interrompere l’attività produttiva, e quindi di non poter trattare i reflui industriali, si rischia il blocco produttivo e il crollo occupazionale, non solo dell’Ias ma dell’intero petrolchimico.
Sbaglia perciò il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, a dire che, in caso di chiusura del depuratore Ias, le grandi industrie dovranno farsi carico dei dipendenti Ias. Il messaggio da mandare, se non si vuole indebolire la prospettiva di lotta per evitarne il ridimensionamento o addirittura la chiusura, è che il depuratore pubblico non va chiuso ma, al contrario, potenziato nella sua funzionalità.

Sbaglia pure il sindaco Gianni quando afferma che “non spetta a noi verificare il ragionamento fatto dalla magistratura perché quello cammina per i fatti suoi”. Non possiamo essere spettatori passivi o neutri di fronte al “ragionamento” della Magistratura, che punta a salvare e non a chiudere il polo industriale, ma per salvarlo bisogna bloccare gli effetti inquinanti della produzione e della depurazione.
Le misure di bilanciamento contenute nel decreto congiunto del ministro delle Imprese Urso e dell’Ambiente Pichetto Fratin a questo dovevano servire, ma dal Governo non sono venute indicazioni all’altezza dei problemi dell’area industriale, Ias compresa. Se non si coglie questo punto, si rischia di prendere posizioni che accelerano la crisi.

L’unico che lo ha capito in quel Consiglio comunale aperto è stato il rappresentante dei lavoratori Ias, Gianluca Carpinteri, il quale ha affermato che «per la tutela dell’ambiente è più fcile controllare un solo punto, quello dell’Ias, di scarico a mare anziché uno scarico per ogni raffineria». Carpinteri ha poi saggiamente proposto «di trasformare gli impianti di depurazione dei grandi utenti in impianti di pretrattamento, mantenendo la funzionalità di Ias» dopo averlo messo in regola con adeguati interventi, aggiungiamo noi.
E ancora Carpinteri: «Per le caratteristiche tecniche dell’impianto non si possono trattare meno di 1500 metri cubi l’ora». Come dire che i soli reflui civili non bastano per il funzionamento del depuratore.
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