Si tratta dei fratelli Cesare e Innocenzo Pandolfo

Sortino. Estorsioni, in manette per due fratelli

di Redazione

Accusati di avere preteso lavoro da agriturismo

Facendo leva sulla forza dell’intimidazione costituita dalla presunta appartenenza al clan Nardo, due fratelli sortinesi avrebbero convinto i titolari di un locale pubblico ad assumere uno dei due per garantire il servizio di security durante le serate in cui si celebravano manifestazioni. Una volta cambiato il proprietario e rescisso il contratto, avrebbero messo in atto la strategia del terrore, appiccando l’incendio al locale in questione, praticamente raso al suolo.Con l’accusa di estorsione aggravata sono finiti in manette i fratelli Cesare e Innocenzo Pandolfo, rispettivamente di 49 e 45anni. L’arresto è stato operato dai carabinieri della Compagnia di Augusta, a conclusione di indagini “lampo” eseguite nel giro di poche settimane, con il coordinamento della Procura distrettuale antimafia di Catania. L’episodio, come si ricorderà, è avvenuto la notte tra il 4 ed il 5 febbraio scorso, quando un incendio ha distrutto il corpo centrale dell’agriturismo “Villa Carrubba” a pochi chilometri dal centro abitato di Sortino. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori tutto scaturirebbe dal fatto che nei mesi precedenti i due fratelli Pandolfo avevano avuto un incontro con i vecchi proprietari del centro agrituristico. In particolare, Innocenzo Pandolfo, avrebbe preteso l’assunzione del fratello Cesare in occasione delle serate organi zate all’interno del centro, per assicurare la sicurezza. Il costo del servizio era stato quantificato in 100 euro. Se i titolari non avessero accolto la richiesta, i due avrebbero preteso comunque il pagamento di 400 euro a serata senza assicurare alcun servizio di body guard.L’accordo tra le parti fu, nolente o volente, trovato e il Pandolfo avrebbe svolto tale servizio. Al momento del cambio di gestione, però, i nuovi titolari, vicini alla locale associazione antiracket, hanno notificato ai Pandolfo la rescissione del contratto per stringerne un altro con una ditta specializzata in sicurezza nei locali pubblici. A giudizio degli inquirenti, questa deci- sione avrebbe fatto scattare la molla della ritorsione. Scoppiato l’incendio, a Sortino è scattata, però, la macchina della solida- rietà: iniziative pubbliche come fiaccolate, sedute del Consiglio comunale, incontri, dibattiti hanno sollevato il caso. Ma non sarebbe finita lì, perché la reazione dei piromani avrebbe coinvolto anche il responsabile regionale della federazione siciliana antiracket Mauro Magnano, al quale la notte del 11 febbraio scorso, ignoti appicca- no l’incendio alla sua villa.
“Devo ringraziare tutti coloro che mi hanno votato – ha detto Garozzo – con particolare riferimento al quartiere di Cassibile dove opera un gruppo renziano davvero agguerrito. Sono aperto al dialogo con tutti anche perché è adesso che comincia la vera partita per le elezioni amministrative. Soddisfatto della vittoria ma soprattutto della straordinaria partecipazione dei cittadini e ringrazio tutti i volontari che hanno lavorato nei seggi garantendo la partecipazione di tutti”.
A giudizio degli investigatori, anche questa sarebbe una ritorsione ai danni di chi avrebbe trovato comunque un a soluzione ai titolari del locale pubblico per svolgere ugualmente presso strutture pubbliche di Sortino la programmata festa di Carnevale che avrebbe dovuto svolgersi alla “Villa Carrubba”. La denuncia della vittima ha i tempi delle indagini e di indi- rizzarle sui due fratelli Pandolfo, che a Sortino in passato si sono distinti per attività illecite, oltre che i sospetti anche e soprattutto le certezze da parte dei militari dell’Arma e del Gip del tribunale di Catania, Barone, che ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dal sostituto procuratore antimafia Andrea Ursino. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori tutto scaturirebbe dal fatto che nei mesi precedenti i due fratelli Pandolfo avevano avuto un incontro con i vecchi proprietari del centro agrituristico. In particolare, Innocenzo Pandolfo, avrebbe preteso l’assunzione del fratello Cesare in occasione delle serate organizzate all’interno del centro, per assicurare la sicurezza. Il costo del servizio era stato quantificato in 100 euro. Se i titolari non avessero accolto la richiesta, i due avrebbero preteso comunque il pagamento di 400 euro a serata senza assicurare alcun servizio di body guard.

05 Marzo 2013 | 18:10
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