Vorremmo che questi auguri servissero per voltar pagina non solo per tirare a campare

di Salvatore Maiorca

E’ Natale. E dunque tutti più buoni. E auguri. Auguri per tutti. Lo vuole la religione per i credenti. Lo vuole la tradizione per i non credenti. Lo vogliamo tutti. E dunque auguri, auguri per tutti.
Ma vorremmo che questi auguri fossero anche per voltar pagina, per riprendere l’iniziativa, per tornare ad agire, non per tirare a campare o, peggio, per andare a sbattere contro i muri di gomma delle pubbliche amministrazioni (centrali, regionali, locali) sui quali vanno a sbattere e rimbalzano senza costrutto quelle iniziative che pur ci sono. Nonostante tutto.
Un passo costruttivo lo ha fatto, appena qualche giorno fa, la Cisl di Siracusa e Ragusa lanciando la proposta di “un patto Ragusa-Siracusa per evitare l’emarginazione dell’intero territorio”, chiamando “alla presa di posizione i sindaci delle province per evitare il decentramento di enti e istituzioni” e rilevando che “Ragusa e Siracusa rappresentano ancora una fetta importante dell’economia siciliana e, se ulteriormente valorizzate, possono offrire maggiore appeal per la ricchezza isolana”. E bene fa la Cisl a “chiedere soprattutto infrastrutture per legare il tessuto economico presente al resto della Sicilia”.
La Cisl ricorda, ad esempio, che “aeroporto di Comiso, rete ferroviaria e stradale devono essere interconnessi per evitare l’emarginazione di quest’area vasta”.
Ricordiamo, ad esempio, il collegamento autostradale Ragusa-Catania, che è sempre lì lì per aprire i cantieri ma non s’intravvede mai nulla all’orizzonte. Ricordiamo lo stato pietoso della cosiddetta autostrada Siracusa-Ragusa-Gela, il cui prolungamento da Rosolini a Modica doveva esser pronto entro il 31 dicembre 2015 ma rimane ancora un sogno lontano. Come un sogno lontano rimane una capillare viabilità interna di collegamento dei vari territori. Ricordiamo la ferrovia Siracusa-Ragusa-Gela, che invece di essere ammodernata, come dovrebbe, è piuttosto a rischio di soppressione.
Anzi, a proposito di ferrovia, non possiamo non ricordare che Siracusa e Ragusa sono ormai emarginate da RFI e Trenitalia. Un solo esempio: la istituzione dei “treni veloci” (si fa per dire) Palermo-Catania, per i quali era stato chiesto un banale prolungamento fino a Siracusa.
Ed è stato risposto un drastico no: un sovietico niet. Nel silenzio e nella indifferenza generali. La politica dov’è? Lo stesso sindacato dov’è? Soltanto la Cisl (le va pur dato atto) se n’è di tanto in tanto occupata. Come ora, ad esempio. E gli altri? Ma non bastano interventi sporadici. Qui occorre aprire una vertenza ferrovia per questi territori.
«Serve un moto di orgoglio dei sindaci di questo territorio per difendere l’autonomia di queste province – ha concluso il segretario territoriale della Cisl, Paolo Sanzaro. – E’ insopportabile l’accentramento di enti economici che stanno svilendo l’impegno di tanti soggetti e, soprattutto, rischiano di portare altrove interessi e investimenti”.
Diplomatico Sanzaro. Noi aggiungiamo che questo territorio sta diventando, anzi è diventato “Cataniacentrico”. Passateci il neologismo. Peraltro abbastanza significante.
Su infrastrutture e sistema industriale ha richiamato l’attenzione il segretario generale della Cisl siciliana, Mimmo Milazzo, accennando al “primo confronto avviato con il nuovo governo regionale e ai punti in agenda che arriveranno proprio da Ragusa e Siracusa”.
“In questo territorio bisogna perseguire con forza l’infrastrutturazione” ha sottolineato Milazzo. E per il settore industriale ha rivendicato “un cambiamento radicale del sistema a Siracusa così come a Ragusa” precisando: “Serve un’industria eco-compatibile, senza per questo dover smantellare una grande realtà del territorio. Si pensi piuttosto ad un accordo generale che salvaguardi l’ambiente e crei, contemporaneamente, occasioni di sviluppo e lavoro”. A proposito, le famigerate bonifiche (anni fa deliberate, finanziate, dimenticate, che fine hanno fatto?
Parole sante. Ma la politica, che dovrebbe essere l’interlocutore naturale, è sorda, cieca, muta, assente. Pensa soltanto a candidature, poltrone, poltroncine e strapuntini.
A proposito di infrastrutture, che fine ha fatto il collegamento ferroviario del porto di Augusta? Senza ferrovia il porto è morto. E Catania se lo mangia.
E il Porto Grande di Siracusa? E’ finita così? Quei tre-quattro mesi di scali crocieristici e diportistici, che non portano nulla alla città, e buona notte? Tanto rumore per nulla?
E i tre progetti bloccati di porti turistici? A Marina di Ragusa, a stretto giro di progetto ed esecuzione, è nato dal nulla un porto turistico da 700 posti barca. A Pozzallo è sorto addirittura un porto commerciale, il quale s’è fregato (tutto merito di pozzallesi e ragusani!) il collegamento con Malta che per decenni era stato preogativa di Siracusa. Qui nulla.
E il Teatro Comunale? Quando sarà aperto davvero, seriamente, definitivamente? Quando avrà finalmente un consiglio di amministrazione e un direttore artistico e sarà sottratto all’arbitrio degl’inquilini di turno a Palazzo del Senato (o Vermexio)? Checchè ne dicano sindaco e vicesindaco il Comunale potrà dirsi veramente aperto quando avrà una stagione e un cartellone regolarmente annuali. E non mi pare che questo sia il caso nostro. Qua si apre quando serve al sindaco e al vicesindaco. Evviva la Città privatizzata!
E Villa Reimann? Quando finirà, finalmente, il suo degrado?
E la città quando avrà finalmente un assetto viario senza trappole e senza feriti per cadute? quando avrà finalmente un servizio di trasporto pubblico e un servizio idrico degni di questo nome?
Beh, visto che dobbiamo esser tutti più buoni, fermiamoci qui col cahier de doléances. E auguriamoci che, magari dopo un buon Natale, si apra un anno nuovo nel quale si cominci finalmente a far qualcosa di serio per questa città (lasciatemelo dire con Prévert) “ferita calpestata fatta fuori negata dimenticata perché noi l’abbiamo ferita calpestata fatta fuori negata cancellata”.
Comunque, auguri!

Pubblica su Facebook