«Vi infilo con due piedi in una scarpa uno per uno»

Una reazione dura scaturita dei familiari del boss Michele Crapula in carcere col 41 bis contro il Commissariato di P.S. di Avola a seguito un sequestro di un locale della compagna del boss.
Riportiamo un articolo di Paolo Borrometi postato sul sito “La Spia” su alcune intercettazioni dei familiari del capomafia avolese contro i poliziotti in servizio ad Avola.
“Non mi interessa più (…) ora vi infilo io con due piedi in una scarpa, uno per uno…”.
L’incredibile minaccia è pronunciata da Cristian Crapula, figlio del capomafia al 41bis Michele Crapula, nei confronti della Polizia (e dei poliziotti).
Ci troviamo ad Avola, in provincia di Siracusa, città in cui opera il capomafia Michele Crapula (detto stampella) e del suo ferocissimo clan, è il 22 aprile di un anno fa quando la Polizia del locale Commissariato eseguì un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Siracusa, che disponeva la chiusura del locale intestato a Roberta di Maria, proprio la compagna di Cristian Crapula.
Il provvedimento del Tribunale di Siracusa (solo successivamente annullato) all’epoca era scaturito sulla “scorta dei gravi indizi di reato – recitava il comunicato della Polizia di Stato – emersi al termine di una complessa indagine condotta dagli investigatori del Commissariato che, durante un controllo amministrativo effettuato la scorsa estate, oltre ad alcune violazioni amministrative, avevano riscontrato delle irregolarità ed anomalie nelle procedure di avviamento dell’attività stessa”.
I familiari del capomafia Michele Crapula, già citati nelle carte giudiziarie per aver avviato una “lungimirante opera di infiltrazione anche nelle attività economiche lecite”, si esibiscono in svariate minacce alla Polizia che sta facendo solo ed unicamente il proprio dovere.
Ad iniziare è la figlia di Michele, Desirée Crapula che afferma:
“I primi sono loro, i primi sono quelli che hanno la divisa che lavorano con voi.  
Ora mi vengo a sedere io con voi, ora mi (diverto) ci porto fotografie, video e tutte cose…
e poi vediamo”.

Peccato che quelle fotografie (o video) di cui parla la signora Desirèe Crapula (per testimoniare una eventuale collusione degli Agenti del Commissariato di Avola) non siano mai arrivate.
Va ricordato che i figli (Desirèe e Cristian) del boss Michele Crapula sono citati in “carte giudiziarie”, precisamente nell’ordinanza di custodia cautelare “Ultimo Atto”, quando si afferma:

“I familiari hanno avviato una “lungimirante opera di infiltrazione anche nelle attività economiche lecite. Ne sono emblematico esempio (…) il recente avvio di attività commerciali direttamente gestite da familiari di esponenti di primaria importanza del gruppo, come i bar gestiti dalla famiglia Waldker a Noto oppure il chiosco-bar gestito ad Avola dal figlio di Michele Crapula, Aurelio detto “Cristian” o, ancora, l’attività di pompe funebri e rivendita di fiori gestita, sempre ad Avola, dalla figlia di Michele
Crapula, Desireè”.

Ma a Desirée Crapula non basta questa minaccia, va ben oltre, prima ammettendo che è vero:

“Si sono cose che non sono a regola, siamo d’accordo, ma no che gli mettete i sigilli che non si possono uscari (prendere) il pane”.

Come se, ovviamente, la legge non fosse legge e le regole per loro non si applichino. Perché loro sono Crapula quindi, anche se ci sono “cose che non sono a regola” (come ammette la stessa Desirèe, da quanto si sente…), il locale non si sarebbe dovuto sequestrare.
Poi con una delle frasi più brutte che Desirèe Crapula, sposata con Francesco (detto Ciccio) Giamblanco, rivolge direttamente ad un Agente di Polizia.

“Hai picciriddi macari tu (hai figli pure tu), come tu i tuoi colleghi…”.

Vogliamo solo ricordare che, in Sicilia, dire “hai figli pure tu”, spesso lascia intendere una grave minaccia.
A quel punto è Rosario, altro figlio del capomafia Michele che, quando la Polizia fa presente a lui ed agli altri familiari di lasciarli lavorare e far notificare il provvedimento di sequestro a chi (formalmente) è intestatario del locale, ovvero alla compagna dell’altro figlio Cristian, Roberta Di Maria, risponde:
E’ che siete “senza sangue nelle vene…”
Ma il peggio deve ancora venire: il figlio più piccolo, Cristian (alla anagrafe Aurelio come il nonno), si lascia andare prima ad una provocazione nei confronti sempre dei poliziotti:

“Silenzio e smamma, smamma, smamma” (silenzio e vai via…)

Infine a quella che sembra, dall’audio, una vera e propria “condanna” senza appello nei confronti degli Agenti, con l’aggravante della precisazione “uno per uno”:

“Non mi interessa più, gli sto lasciando la gestione e tutte cose, ora vi infilo io con due piedi in una scarpa, uno per uno…”.

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