Una rievocazione affettuosa della Siracusa indimenticabile

di Aldo Formosa

Andrea Bisicchia, docente di Metodologia e critica del Teatro nelle Università di Parma e di Milano, con una dotta prefazione apre il recente libro “Gente di Ortigia e di Borgata” di Salvatore Maiorca.
Il quale, dal canto suo, in epigrafe non dimentica di annotare: “Ricorre nel 2017 il 2750° anno della fondazione di Siracusa. Buon compleanno Siracusa. Auguri per un futuro migliore”.
E’ un viatico impegnativo, ed un auspicio certamente commosso da parte di un siracusano come Salvatore Maiorca, che ha ogni giorno impegnato le proprie pregevoli qualità di giornalista e di uomo di cultura nella appassionata determinazione di accudire, nella versatilità del proprio essere, una creatura che, quale è Siracusa, possiede quotidiane fragilità e antica regalità.
Con la devozione di figlio amoroso, Salvatore Maiorca racconta ancora una volta, e con rinnovato gusto della ricerca e dell’approfondimento certosino, una Siracusa tra “Storia e Storie” e “Zoom e Novecento”.
Lui li chiama “bozzetti” gli acquerelli che tratteggia (con tanto di documentazione fotografica) raccontando a partire da “U ‘ntrallazzo”, “U campaniddaru”, “U zuccaru”, “Lo strillone”, per arrivare a “L’acquedotto Ciane”, “Il Ciapi”, “Marina di Melilli”…
Un succedersi di personaggi e luoghi come in sogno, e la realtà industriale che comunque, nel bene e nel male, fa parte della nostra Storia recente.
Maiorca, com’è nel suo stile, suscita immagini come acqua di sorgente, emozioni che ci riportano quasi a respirare fragranze conosciute e indimenticabili, guidandoci per gli ombrosi sentieri della memoria, mentre a volte ci concediamo commozioni come una carezza.
Il pregio di Maiorca è anche quello di raccontare con la delicatezza della semplicità, con la qualità di una lucida introspezione, con la chiarezza visiva di un film.
Dire che si tratta di un libro da leggere è riduttivo. Perché la Storia di una città e della gente che la abita, sono molto di più di una semplice lettura. E’ un libro da tramandare, come gli annali di un’epoca che dovrebbe, e deve, avvalorare l’esigenza di un passato recente che potrebbe, e deve insegnarci come il futuro, senza di quello, non può dignitosamente esistere.
La cultura e la sensibilità di Maiorca, inoltre, si manifestano anche con le citazioni prestigiose ancorchè sottaciute dal tempo. Come i versi di Gabriele D’Annunzio quando si innamorò di Siracusa, e nel suo libro “Alcione” dedicò alla nostra città la poesia che pubblichiamo come compendio della spiritualità di Maiorca e del suo libro.
“Un rogo era l’Acropoli in Ortigia;/ardevano le nubi sul Plemmirio/ belle come le statue sul fronte/dei templi, parea teso dalla forza/ di Siracusa il grande arco marino./ Cyane azzurra come l’aria/ e chi recise all’oleandro un ramo?/ Erigone, Aretusa, Berenice,/ quale di voi accompagnò la notte/ d’estate con più dolce melodia/ tra gli oleandri lungo il bianco mare?/ io fui Cyane azzurra come l’aria./ L’acqua sorgiva mi restò negli occhi:/ la lenta correntia mi levigò./ Noi scoprimmo un giorno/ stando sull’Acradina, la triere/ che recava da Ceo l’Ode novella/ di Bacchilide al re vittorioso./ Era la donna giovinetta alzata,/ mutevole onda con un viso d’oro/ tra gli oleandri; ed il reciso ramo/ Per la capellatura umida effusa,/ che cingevale intorno al chiaro viso/ l’avvolgimento dell’antica fonte,/ intrecciava le rose al regio alloro/ tra gli oleandri lungo il bianco mare”.

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