Un nuovo capitolo dell’indagine di Alfredo Sgroi sul Novecento

di Andrea Bisicchia

Da parecchi anni Alfredo Sgroi indaga il teatro del Novecento con saggi dedicati a D’Annunzio, al Grottesco, a Bontempelli, a Savinio, a Borgese. Non poteva mancare Pirandello di cui, nel volume appena uscito “L’anima dentro la notte che sogna. Gli incantesimi del mago Pirandello”, Ed. Lussografica, analizza alcuni aspetti che sono diventati oggetto di studio in anni recenti, come quelli che riguardano il Mistero, la Fede, l’Oltre, lo Spiritismo, presenti in moltissime novelle, in romanzi come “Il fu Mattia Pascal” e in testi teatrali come “Lazzaro” e “I giganti della montagna”.
I contributi dell’autore sono arricchiti da una lettura personale delle opere citate e da una adeguata sezione bibliografica.
Accade che, alla fine dell’Ottocento, come reazione al Positivismo, vennero in auge alcuni studi che riguardavano la parapsicologia, lo spiritismo, la creatività medianica, l’ipnotismo, il rapporto con l’Oltre, lo spiritualismo. Parecchi trattati, su questi argomenti, riscossero un immediato successo, tanto da suscitare curiosità esoteriche in autori come Capuana, al quale dobbiamo due saggi: uno sullo Spiritismo, col punto di domanda, e uno sul mondo occulto.
I testi ai quali lo scrittore catanese si ispirava erano quelli di Emanuele Swedenborg, autore di “Arcana Celesti” (1747) e di Allan Kardec, lo studioso più accreditato su questa materia, cui dobbiamo saggi come “Il libro degli spiriti” (1857), “Il libro dei medium” (1861), “Il vangelo secondo gli spiriti”(1864), dei quali esistono recenti traduzioni in italiano.
Pur di andare contro il Materialismo gli artisti del tempo andavano in cerca di opere che affrontassero il rapporto tra mondo visibile e invisibile, tra vita e morte, tra finito e infinito, tra spazio pieno e spazio vuoto, tra cielo e terra, tra sogno realtà.
Pirandello rimase affascinato da alcune di queste teorie, in particolare da quelle che riguardavano i fenomeni onirici e spiritici. C’è da dire che soprattutto in Verga, Capuana, De Roberto, Fogazzaro simili fenomeni avevano più a che fare con il malocchio, con la malattia psichica, con l’allucinazione, con la dottrina della reincarnazione, con i rimorsi, con le superstizioni o ancora con forme di perturbamento che ritroveremo nei saggi di Freud. Con Pirandello la ricerca di una dimensione Oltre assume dei connotati filosofici che, nelle prime opere, riguardavano il rapporto Vita- Forma, teorizzato da Tilgher che, successivamente, estenderà a pulsioni fantastiche e al pensiero magico.
Alfredo Sgroi, utilizzando una serie di saggi specialistici sull’argomento di autori da lui stesso indicati, si tuffa a capofitto nella lettura delle novelle, dei romanzi e delle commedie che hanno trattato il mondo del mistero, facendo riferimento a novelle come “La carriola”, La trappola”, “La casa del Granelli”, “All’uscita”, tutte attraversate da forti tensioni spiritistiche, al contrario di “Torna Gesù”, “L’ascensione”, “Il vecchio Dio”,” Il dono della vergine, “Canta l’epistola” che sono attraversate da forti tensioni religiose. Non potevano mancare i riferimenti a “Lazzaro”, dove l’impronta del divino è di natura immanentistica, e i riferimenti a “I giganti della montagna”, dove la ricerca del mondo fantasmatico, viene a coincidere con quella di un mondo corrotto dalla tecnica, vera e propria causa del fallimento della Poesia, pur concedendo all’Arte un cerchio magico oltre che una sua particolare sfera sacrale.

Alfredo Sgroi, “L’anima dentro la notte che sogna. Gli incantesimi del mago Pirandello” Ed. Lussografica, p.246, euro 18

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