Un bagno di umiltà e uno di chiarezza per allontanare il Siracusa dalla crisi

di Armando Galea

A questo punto la generosa assunzione di tutte le colpe da parte del tecnico o il tentativo di alcuni tifosi di metterla sul piano patriottico come gradirebbero alcuni tifosi, serve solo a complicare la situazione, più di quanto non lo sia già di suo e a creare un immeritato alibi ai protagonisti che sono tutti coloro che scendono in campo. Sbagli o meno l’allenatore, da giocatori con diversi anni di professionismo sulle spalle è lecito attendersi, rispetto alle decisioni sbagliate di un allenatore, una correzione di rotta che né Spinelli, né Catania, né Mancino, quest’ultimo quelle rare volte che ha giocato, non riescono più a dare, o per raggiunti limiti di età o per altre cause che sarebbe arrivato il momento di chiarire. Quindi allorché Bianco offre simbolicamente la propria testa alla piazza con un gesto altruistico degno di miglior causa, sbaglia di grosso, così come sbagliano, e non di poco, tutti coloro che il lunedì promettono di non andare più allo stadio, il martedì rincarano magari la dose, ma che dal mercoledì in poi non trovano di meglio che ingranare la marcia indietro e di correre, con tanto di lente di ingrandimento, alla ricerca di improbabili attenuanti. Fatta salva comunque la buona fede di tutti, di chi protesta e di chi contesta, al Siracusa non serve solo un bagno di umiltà ma, se possibile, anche un altro di chiarezza. Il bagno di umiltà avendo il coraggio di ammettere che avere in classifica 32 punti, non significa averli tutti al 100% meritati. Quello di chiarezza, non esitando ad ammettere che le ambizioni di rivelazione del torneo e di aspirante ai play off, a questo punto vanno ridimensionate e condotte nell’alveo delle attuali possibilità della squadra che non sono più quelle di prima, bensì quelle di una tranquilla salvezza. Può capitare infatti di partire in buona fede da un obiettivo e di ritrovarsi, sempre in buona fede, nella condizione di variarlo in dipendenza dei mutevoli aspetti del calcio, come gli stati di forma, gli anni che passano per tutti e il piacere di fare e praticare calcio. Chi poteva immaginare ad esempio che un Simone Mazzocchi, golden boy atalantino, arrivato a Siracusa preceduto da ottime referenze che lo hanno portato nell’area delle nazionali giovanili, potesse deludere così tanto nonostante le numerose occasioni che gli sono state offerte ? E chi poteva immaginare i flop di Sandomenico, di Grillo e di Bernardo o il disgraziato infortunio di Turati che a parer nostro è il vero catalizzatore del gioco dell’intera squadra? Bisognerà ora sperare che Antonello Laneri riesca a riportarci il Valente dello scorso campionato o uno che magari alla lontana gli somigli come gioco e che dagli svincolati arrivi il regista dalla barba bianca che manca al Siracusa da diversi anni. Se poi dal dibattito che dovrebbe svilupparsi fra tecnico, società e squadra, come si usava una volta, dovesse uscire qualcosa di buono, saremo i primi a registrarlo e a compiacercene.

Pubblica su Facebook