Turismo: il livello qualitativo offerto è decisamente scadente

di Giuseppe Bianca

Voglio iniziare questo mio editoriale riprendendo le ultime iniziative del turismo sul territorio come quella di sabato scorso in piazza Duomo, e l’altra di ieri sera nell’area antistante l’ex palazzo delle Poste che sottolineano la centralità dell’uomo, sia come turista sia come operatore. Venerdì uscendo Ortigia, la fila d’auto iniziava da passeggio Talete per imboccare via Trieste in quando l’uscita dal largo delle poste era inibito per la seconda iniziativa popolare, creando negli automobilisti, attacchi di panico, per l’unica via di uscita, e il nostro pensiero andava ad una emergenza improvvisa di un sisma, di un mezzo di soccorso di un’autoambulanza, così imbottigliati in quella via in doppia direzione. Un atto assurdo inconcepibile, un fatto di ignoranza che solo dalle nostre parti scaturiscono. Ci chiediamo perché queste iniziative solo ed esclusivamente in Ortigia e non riqualificare aree cittadine come piazza Santa Lucia oppure aree antistante il quartiere Mazzarrona. Ancora qualcuno stenta a capire: Ortigia è il centro storico per eccellenza, un luogo sacrale, ed ogni iniziativa va scongiurata assolutissimamente, va formulata altrove per riqualificare nuove zone.
Il livello qualitativo degli ospiti che riempiono le vie del centro, la passeggiata per le vie di Ortigia, la marina, non è certo dei più raffinati. Il nostro è un turismo dozzinale che richiama le sagre di paese (un aspetto più localistico), avete mai visto lunghe tavolate come quelle che hanno deturpato piazza Duomo (luogo sacrale che non dovrebbe essere contaminato neanche per la fine dell’anno) a Taormina, Rimini, Roma, Venezia, Firenze, per citare le città per antonomasia votate ad un certo tipo di turismo culturale?
Nessuno si deve offendere se esprimiamo un concetto democratico di turismo e di economia per il bene del nostro territorio, senza scadere in iniziative classiste da proletariato. Qualcuno dirà, ma c’è stata molta partecipazione, è chiaro la piazza ti risponde per come la educhi, se alzi l’asticella culturale i cittadini iniziano a capirne il valore, elevandola dal presunto “turismo provinciale da sagre” a turismo di qualità. Vedete, alcune settimane fa si era iniziato ad ospitare delle mostre permanenti con il patrocinio del Comune, una filiera conclamata da altre città d’arte, e si vedevano i primi frutti. Il problema non è richiamare l’attenzione del locale cittadino per fatti strumentali di consenso politico (modo superato di fare politica di fare le feste in piazza) ma iniziare a programmare con serietà iniziative con ricadute di crescita culturale nelle nostre zone.
Siracusa città d’arte, si deve conquistare uno spazio ben definito, di spessore culturale (che non è una parola che induce a mangiare) al di sopra di certi populismi da bottega.
Fare turismo è un processo molto lungo dove prevalgono tanti fattori esterni che bisogna saper gestire.
Il dibattito sul turismo nel nostro territorio, il quale prende sempre più coscienza della nuova economia, non può riduttivamente essere considerato, solo un settore rilevante per lo sviluppo economico, ma sta diventando un campo di studi di particolare importanza come si evidenzia dal numero crescente di corsi che sia in Europa che negli Stati Uniti ne affrontano l’analisi da prospettive diverse.
Lo sguardo del turista che si reca a Siracusa è espressione dell’influenza esercitata dalla società e varia in funzione del gruppo sociale sia di appartenenza che di riferimento nonché del periodo storico.
Da noi è ancora indecifrabile il passaggio dal turismo di èlite a quello di massa, Siracusa è agli albori per essere un luogo di riferimento nel panorama turistico nel Mediterraneo. Pertanto, in pochi decenni è iniziata a svilupparsi l’aspirazione a far parte del mondo turistico. Ma Siracusa è preparata a questo cambiamento e/o implementazione di economia in parallelo con quella industriale, Venezia docet con porto Marghera.
Siracusa vuole scommettersi con questa nuova economia, senza dubbio. L’organizzazione turistica è il passo fondamentale con i servizi turistici che si caratterizzano per essere organizzazioni ad alta intensità di lavoro e ad alta intensità di rapporto con il cliente. Le mansioni sono intense dato che molti sono i contatti e questo è sì gratificante ma al tempo stesso stressante. I servizi turistici possono essere definiti ad alta intensità di lavoro e il lavoro è il risultato di un processo sociale, di interazioni tra produttori e consumatori, così come avviene a Taormina, dove Siracusa ha da imparare, con modestia e umiltà.
L’impresa turistica siracusana deve rappresentare un segmento importante del settore dei servizi. Fra organizzazione turistica e cliente esiste un’interazione reciproca. Il turista fa parte del mercato è un consumatore potenziale che operando una scelta diviene consumatore reale. Il turista diviene un attore sociale all’interno di un contesto organizzativo partecipa alla costruzione dei legami sociali, alla produzione e al consumo di beni svolgendo funzioni sia di produttore che di consumatore cioè di prosumer.
La formazione del personale di contatto è fondamentale ma non può essere l’unico intervento. La ricerca può costituire il fondamento per una progettualità innovativa nel settore turistico.
Ci chiediamo il territorio siracusano è pronto a tutto questo? Il Comune con i servizi di trasporto, gli enti museali con orari flessibili, il decoro e la pulizia della città sono pressocchè latenti o meglio inesistenti, monumenti deturpati da erbacce. E allora occorre trarre beneficio dalle altre località turistiche bene organizzate e clonarle sul fabbisogno territoriale, non occorre essere luminari, occorre alzare l’asticella dell’ingegno e applicare la qualità, e se non bastasse, aggiungere ancora qualità. Solo così potremmo iniziare a creare quella economia parallela di cui vive Venezia.

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