Tentata estorsione: scarcerati i fratelli Giuseppe, Giovanni e Claudio Aprile

Il tribunale del riesame di Catania ha rimesso in libertà i tre fratelli di Portopalo, Giuseppe, Giovanni e Claudio Aprile, difesi dall'avvocato Giuseppe Gurrieri, accusati di estorsione aggravata, finiti in carcere lo scorso 23 giugno, per avere chiesto un pizzo di 10 mila euro insieme al presunto mediatore, Salvatore Midolo, finito nel blitz ai domiciliari, nei confronti di un'azienda agricola di proprietà della famiglia dell'onorevole Pippo Gennuso. E' stato il tribunale del Riesame di Catania ad annullare giovedì scorso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale Andrea Migneco, ritenendo "poco attendibili le dichiarazioni fatte dalle vittime" (la denuncia presentata dai figli del parlamentare). Una decisione che però non trova favorevole il pm Marco Di Mauro che aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari, l'emissione delle ordinanze cautelari, che adesso ricorrerà in Appello contro la scarcerazione dei fratelli Aprile.
La tentata estorsione ruota attorno ad un furto commesso all'azienda agricola del Gruppo Gennuso, in territorio di Ispica quando lo scorso 31 maggio spariscono due mezzi meccanici. Secondo la pubblica accusa sarebbe stato Salvatore Midolo, di Pachino, che resta indagato così come i fratelli Aprile, ma in stato di libertà, a chiedere agli imprenditori 10 mila euro per la restituzione di un autocarro e di un escavatore. Mezzi che fino ad oggi non sono stati ancora ritrovati. La polizia di Pachino che ha seguito il caso, dalle indagini svolte avrebbe appurato collegamenti e contatti tra Midolo ed i fratelli Aprile, già con precedenti con la Giustizia. Insomma dietro gli arresti ci sarebbe stato anche un riscontro investigativo. "Non commento la decisione dei giudici di Catania - ha detto questa mattina il deputato all'Ars Pippo Gennuso - quando non si condividono le sentenze, si utilizzano tutti gli strumenti consentiti dalla legge e a quanto pare su questo caso il pubblico ministero ricorrerà alla Corte d'Appello di Catania per fare valere le sue ragioni. Da parte mia confermo quanto denunciato, ovvero la richiesta estorsiva di 10 mila euro fattaci dal signor Midolo e sono pronto a ribadirlo in qualsiasi aula giudiziaria. Sono pronto ad un confronto con il personaggio che ci ha chiesto il pizzo".

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