Sull’inchiesta giudiziaria “Piramidi” presto il verdetto

Sull’inchiesta giudiziaria denominata “Piramidi” sul traffico illecito di rifiuti attorno alla discarica la Cisma Ambiente di Melilli, sono in corso le arringhe della difesa al processo con il rito abbreviato. All’udienza di mercoledì, infatti, è toccato arringare ai difensori di Salvatore e Carmelo Grillo, Giuseppe Verderame, Simone Piazza e Luigi Gambino, per i quali il pm Raffaella Vinciguerra aveva chiesto al gup del tribunale di Catania, Pietro Antonio Currò, un verdetto assolutorio. Ma la posizione più delicata, discussa dall’avv. Dario Riccioli del Foro di Catania, è quella di Salvatore D’Amico, amministratore unico della Paradivi srl, per il quale il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 6 anni, mentre 4 anni ciascuno ha sollecitato per Vincenzo Naso e Sergio Faldetta, nominati consulenti tecnici dalla Procura di Siracusa. L’arringa del legale difensore di Naso è stata fissata per il 15 novembre mentre il giudice dovrebbe entrare in camera di consiglio alla fine del mese. Saranno processati, invece, il 10 gennaio davanti alla prima sezione penale del tribunale di Catania gli altri 17 imputati, coinvolti nell’inchiesta a termine dai carabinieri con il coordinamento della Dda di Catania. Il gup del tribunale etneo, ha accolto la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Andrea Bonomo, Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale rinviando a giudizio tutti quegli imputati che hanno optato di essere processati con il rito ordinario. Principali imputati nel processo sono gli imprenditori Antonino e Carmelo Paratore che, insieme con Maurizio Zuccaro devono rispondere di associazione mafiosa e di avere ottenuto ingiusto profitto nella gestione del trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Come si ricorderà, tra gli imputati figura anche Salvatore Salafia, di 58 anni, direttore del sesto settore, servizi, territorio e ambiente del comune di Melilli. Deve rispondere del reato di corruzione insieme con Antonino e Carmelo Paratore e Agata Distefano, dipendente e poi consigliere della Cisma dal 16 maggio del 2012. Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, Salafia avrebbe ricevuto dai due Paratore e dalla Distefano in qualità di presidente del cda della Cisma, la promessa dell’assunzione del figlio prima alla Cisma e poi alla Siram srl Ambiente di Catania (n.d.r. da non confondere con la Siram spa di Milano). In cambio avrebbe omesso atti doverosi del proprio ufficio. I 3 pm, infatti, sostengono che Salafia il 13 novembre 2011, nel redigere un verbale di sopralluogo abbia attestato: “In rispondenza delle opere realizzate all’interno del sito di contrada Bagali di Melilli, fatta eccezione di un laboratorio di analisi e di un deposito di attrezzi ricadente in zona E agricola” non segnalando cioè che il laboratorio di analisi era stato realizzato abusivamente e la relativa richiesta di concessione edilizia in sanatoria era pervenuta al suo ufficio lo stesso giorno del sopralluogo; il secondo manufatto, non essendo un deposito attrezzi ma un’officina meccanica, era sprovvisto di concessione edilizia”.

Pubblica su Facebook