Ridimensionati dal Rende i programmi del Siracusa

di Armando Galea

Chi vuole continuare ad applaudire una squadra che è l’ombra di sé stessa è liberissimo di farlo, ma sappia che non è il modo migliore per aiutarla a riprendersi. Col Rende, squadretta veloce e ben preparata, ma niente di più, il Siracusa ha toccato il fondo. Privo di gioco e di idee, impacciato nei movimenti, ha consegnato sin dalle prime battute la partita nelle mani dei biancorossi, stupìti a loro volta di tanta prodigalità, essendo bastata agli ospiti l’attuazione sistematica di un pressing alto per neutralizzare i deboli tentativi dei padroni di casa. Un’altra trappola, per la verità Bruno Trocini l’aveva prevista. Ed era quella di un trottolino di nome Laaribi, l’anno scorso a languire nel Roccella, trasformato nella nuova squadra in direttore d’orchestra e in motore inarrestabile di un complesso senza tante pretese ma tremendamente pratico, senza che dalla panchina azzurra partisse la contromossa per bloccarlo. Eppure questo soldino di cacio, se in estate non fosse approdato al Rende, sarebbe rimasto nell’anonimato dei dilettanti pur disponendo di un’invidiabile visione di gioco e di piedi così buoni da essere in continuazione chiamato a calibrare, come nell’occasione del gol, tutta una serie di palle inattive. Alla fine tutti a maledire il riposo, che pure ha giovato a tante altre squadre, e a ritenerlo responsabile dell’ennesima sconfitta interna, invece di andare all’origine del problema che andrebbe analizzata e approfondita non solo dall’area tecnica ma anche da quella dirigenziale perché si tratta di capire se il giocattolo si sia rotto irreversibilmente o ci sia ancora verso di aggiustarlo. E per fare tutto questo non bisogna fermarsi in superficie, ma spingersi in profondità, perché il male oscuro di cui soffre il Siracusa potrebbe avere anche sfaccettature psicologiche. Come quelle, ad esempio, di un organico che riteneva la società azzurra una sorta di mosca bianca e che svegliandosi un bel mattino ha scoperto, dalle recenti polemiche, che a differenza di quel che pensava la società ha gli stessi problemi e corre gli stessi rischi delle altre, senza contare che sul suo capo pende minacciosa la spada di Damocle di una penalizzazione. Si aggiunga inoltre il disorientamento da calcio mercato che un giorno ti fa ritenere riconfermato e quello successivo cedibile a tutti gli effetti. E metti infine che per un Turati che lo staff medico considera pronto al rientro da una settimana, ma che non viene neanche convocato, ci saranno Magnani e Scardina che andranno a fare compagnia, non si sa per quanto, a Mangiacasale e Martinez in infermeria, e che Mazzocchi e Bernardo, nonostante le occasioni di mettersi in luce, continuano a fare gli spettatori non paganti, c’è di che giustificare i tanti tifosi che sabato sera a seguito della disarmante prova della squadra del cuore e visibilmente segnati dalla delusione, giuravano di non voler più mettere piede al De Simone, ignobilmente trasformato in terra di fin troppo facile conquista.

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