Ricordando la signora Anna Maria Carbone nata Vastola

Omelia di mons. Pasquale Magnano
Parrocchia S. Rita
27 febbraio 2017

Avrebbe compiuto 98 anni il prossimo maggio, sembrava una quercia, che sfida il tempo, ma ieri, domenica 26 febbraio alle 13.30 circa, improvvisamente, prima di iniziare il pranzo con la figlia Lia ed il genero, il suo forte cuore ha cessato di battere; è crollata senza vedere il tramonto del giorno.
La liturgia della chiesa, nel pomeriggio di ieri, sintesi di una giornata ed anche di una vita umana cristianamente vissuta, cantava:
O Trinità beata…/
Te lodiamo al mattino,/
Te nel vespro imploriamo/
Te canteremo unanimi/
nel giorno che non muore./
La signora Anna prima del calar del sole iniziò il suo cammino verso l’eternità ed approdò dalla domenica terrena alla domenica eterna, luminosa, dalla domenica che tramonta alla domenica che non conosce tramonto.
I parenti e tutti gli amici, siamo raccolti in questa chiesa parrocchiale di Santa Rita per pregare, come pregammo 31 anni or sono, il 22 gennaio 1986, nel dare l’ultimo saluto, il nostro commiato al marito della signora Anna Maria, il dr. Giuseppe Carbone, che si era addormentato nel Signore due giorni prima, il 20 gennaio; siamo raccolti in questo luogo sacro per meditare sulla vita e sulla morte.
Intanto amiamo immaginare che il marito, assieme ai figli, Pasquale, Ettore e Camillo, ai suoi genitori e parenti, che già vivono fuori del tempo, l’abbiano accolta in Paradiso con la Madonna invocata, in particolare da loro tutti, sotto il titolo Madonna del Rosario di Pompei.
Entrando in questa chiesa parrocchiale due poli attraggono la nostra attenzione e il nostro sguardo: l’altare con il grande Crocifisso e la bara della nostra cara signora Anna Maria che ha lasciato le nostre sponde terrene per immergersi nella grande luce andando incontro al Signore.
L’altare è quello in cui viene celebrato, ri-presentato il sacrificio di Gesù sulla croce, la Messa che è sacrificio e convito, e la bara in cui sono deposte le spoglie mortali della signora Anna Maria che ha consumato il suo sacrificio, che ha chiuso la sua giornata terrena,
Altare e bara si fondono e diventano attraverso i nostri occhi una cosa sola nel nostro cuore, che rivive il sacrificio del “tutto è compiuto” di Gesù sulla croce prima di morire,compendiato ora anche nel finis terreno della signora Anna Maria; l’altare e la bara, tuttavia, aprono al nostro sguardo l’orizzonte della risurrezione; fra poco prima di cantare il trisagio, il triplice “Santo, Santo, Santo è il Signore”, la chiesa nel prefazio ci annunzia: «sacrificando per noi la vita egli (Gesù) ci ha aperto il passaggio all’immortalità futura».
Con la scomparsa della signora Anna Maria scompare un lungo “periodo”, quasi cento anni della storia della famiglia Carbone-Vastola.
In questo momento di dolore e di distacco noi siamo vicini alle figliole dr.ssa Antonella e alla prof.ssa Lia, mia cognata, ai generi e a tutti i parenti e i nipoti che vivono in Campania e in Sardegna e, mi sia concesso ricordare in particolare i nipoti siracusani, dr. Ferdinando e Giuseppe Munno e il dr. Luigi Magnano; a tutti loro, in questo momento di doloroso distacco, questa comunità orante porge le più affettuose condoglianze .
Vorremmo ripetere, parafrasando la celebre preghiera di S. Agostino: «Signore, noi non Ti chiediamo perché ce l’hai tolta, ma Ti ringraziamo per avercela donata per così tanto tempo e per averci dato la possibilità di apprendere alla sua lunga esperienza di donna, di moglie, di madre, di nonna e di cristiana, la semplicità, la rettitudine e la cordialità, la riservatezza e la bontà».
Fu una donna forte. La sua fortezza ebbe constante linfa e alimento dalla sua profonda fede cristiana (non tralasciò mai la preghiera e la S. Messa soprattutto Domenicale, Pasqua della settimana); ebbe constante linfa e alimento dal gioioso e spumeggiante carattere napoletano; dalla sana educazione dei suoi genitori e dalle sue letture continue, soprattutto negli ultimi anni, delle vite dei Santi (che noi cristiani di questo millennio abbiamo dimenticato) e, infine, fece tesoro, a suo tempo, della presenza dello zio sacerdote D. Camillo Vastola.
Ora nella compostezza di sorella morte, ci da la sua ultima lezione terrena da questa cattedra di morte e di vita. La signora Anna se ne è andata in punta di piedi, silenziosamente, chiamando la figlia Lia se ne è andata in un baleno: evenescit, è scomparsa, come scompare un lampo; in spe resurectionis, nella speranza della risurrezione.
Ma la morte è sempre ed in qualsiasi età, un mistero inaccessibile, un calice amaro. Tuttavia la fede ci assicura: «coloro che sono fedeli a Dio vivranno presso di lui, perché grazie e misericordia sono riservate ai suoi eletti» (Sap 3, 9).
La signora Anna Maria fu donna “forte” e intelligente, vivace e riservata, generosa e laboriosa, ospitale e amorevole, e sempre ottimista come buona napoletana. Camminò sempre affidandosi al Signore e fidandosi di Lui.
La fede semplice e genuina, di cui fu plasmata fin dalla sua fanciullezza, ha dato a lei la forza di affrontare e superare le immancabili e le innumerevoli prove della vita, con la lucidità e con la disponibilità della credente.
Il Signore ha riservato a Lei una vecchiaia serena, colma di affetto da parte di tutti i suoi cari. Sono esempi non molto comuni in questa nostra epoca della cosiddetta società civile, ma che tale non è; perché è sempre più disumana e acristiana più che post-cristiana.
Un professore, già preside di un liceo della provincia di Siracusa, recentemente ha letto sul quotidiano locale Libertà un mio lungo articolo dal titolo “La famiglia naturale e cristiana tra conflittualità e speranza alla luce delle lacrime della Madonnina” (Libertà del 28 gennaio, del 4 e dell’11 febbraio 2017).
Nel ringraziarmi per il dono della riflessione, mi ha scritto proprio in questi giorni una sua personale testimonianza: «viviamo purtroppo un inverno spirituale … Ogni epoca ha la sua civiltà: la nostra è l’epoca della civiltà dell’inciviltà … Mi ha molto commosso poi il brano della lettera di Luca Rosso che parlava del figlio legato da 7 anni ad una carrozzina. Solo chi ha vissuto una situazione simile può capire il sacrificio amoroso di quel padre. Io per oltre 15 anni ho accudito mia madre che aveva perduto la memoria. Non ho avuto il coraggio di portarla in un centro di assistenza che per me equivaleva a depositarla là come un oggetto. Ho preferito accudirla personalmente, nonostante gli impegni scolastici e familiari. Ora che non c’è più, quando la penso mi viene da piangere perché, forse, non ho fatto per lei tutto quello che avrei dovuto o potuto fare…». Forse avrebbe potuto fare di più? Forse… Non lo so. Quello che il Professore vuole dirci è: “ciò che si fa per una madre, è sempre poco”; diversamente, quando la persona cara non c’è più, gli scrupoli vengono ad artigliare le nostre coscienze anche per momenti di disattenzione involontaria.
Certamente è più facile portare una persona anziana al deposito o, come si vorrebbe oggi da una certa insana, impietosa ed ipocrita pietà (!), al mattatoio umano per uccidere dolcemente, forse dimenticando che ogni persona è fatta per la vita e non per essere uccisa quando diventa “scarto”. I singoli e lo Stato, per diritto naturale, devono difendere, tutelare e promuovere il diritto alla salute e alla vita di ogni cittadino. Quando una società non tutela più i diritti “inalienabili” della salute e della vita, s’avvia inevitabilmente alla tirannia del pensiero unico, all’etica nazista e alla manipolazione dei principi non negoziabili sì da far pensare che il male è bene ed il bene è male.
La signora Anna Maria ha vissuto la sua vecchiaia, serena, coccolata e teneramente rispettata. Un suo figlio, mi pare Ettore; pur essendo di salute assai precaria, alcuni anni or sono, venne dalla Campania fino a Siracusa per vederla per l’ultima volta; infatti, dopo alcuni giorni del suo rientro in famiglia, è morto.
La signora Anna Maria ieri con S. Paolo, nel silenzio del suo spirito e in quell’attimo di tempo della breve agonia (dal greco aγonia, lotta) della vita e della morte, ha saputo testimoniarci quelle parole scritte dall’apostolo Paolo nella sua prigionia romana al suo discepolo Timoteo: «è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto mi consegnerà» (2 Tm 4, 6-8). Per questo, mio Signore e Dio, “ecco io vengo” con la certezza che la vittoria è della vita: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me non muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11, 25-26).
Per questo fin dai tempi antichi i luoghi della sepoltura portano il toponimo “cimitero” (dal greco koimeterion, dormitorio, luogo di riposo) e sul frontone d’ingresso del monumentale cimitero di Verona si legge in latino, a caratteri cubitali, RESURRECTURIS (A coloro che risorgeranno).
In questa liturgia di suffragio e di commiato, affidiamo a Gesù Buon Pastore che ha vinto la morte, la signora Anna Maria che, assieme al marito Giuseppe e ai figli Pasquale, Ettore e Camillo e agli altri parenti, vive nell’eternità.
Il Signore Gesù dia alla Signora Anna Maria, composta in questa bara in attesa della risurrezione, la ricompensa promessa ai giusti e la visione beatificante del suo Volto.
Anche se i nostri occhi sono inumiditi dal distacco, rivolgiamo l’augurio che è nel nostro cuore di cristiani e che la Chiesa mette sulle nostre labbra: signora Anna Maria, in Paradiso t’accolgano la Madonna, invocata sotto il titolo del Rosario Pompei e delle Lacrime di Siracusa, e S Rita, titolare di questa parrocchia, e Ti conducano nella santa Gerusalemme, nella gioia eterna, per unirti al tuo sposo Giuseppe, ai tuoi figli e ai parenti tutti, che vivono già nell’eternità, di cui tu hai avuto sempre encomiabile ricordo nelle sante Messe.
Addio (dal latino ad Deum, a Dio); addio, Signora Anna Maria; vivi con il Padre e con il Figlio e con lo Spirito Santo. Riposa in pace. Amen.

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