Un «patto sociale di responsabilità»  per rimettere in moto l’economia

di Giuseppe Bianca

La proposta del presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona, di un patto sociale di responsabilità che “consenta di affrontare le criticità del nostro territorio, con conoscenza, competenza e coerenza e porre le basi di un progetto di sviluppo economico a medio termine e portare fuori dalle secche la nostra provincia, nell'interesse delle famiglie siracusane e delle imprese” ci trova pienamente d’accordo.
Il meccanismo è uguale ovunque. Si tratta però di metterlo in moto. Anzi di riuscire a metterlo in moto. L’economia siracusana si è fermata già da tempo. Imprese, che prima rasentavano fatturati importanti e avevano decine di dipendenti, oggi lamentano sofferenze finanziarie e di liquidità e reclamano a più voci interventi a vario titolo per consentire oltre che sgravi fiscali soprattutto la ripresa economica a tutti i livelli.
Le famiglie siracusane sono in forte sofferenza. Anche quelle che possiamo tranquillamente annoverare nella cosiddetta medio-borghesia, sono in gravi difficoltà e non riescono a sbarcare il lunario. Ciò è dovuto alla crisi economica che di fatto blocca in casa fino a tarda età i figli e, addirittura, quando questi riescono a formare famiglia, a causa della precarietà del lavoro della coppia, si rifugiano direttamente dai genitori.
Siracusa è piena di questi esempi e purtroppo non sempre si riesce ad arrivare alla fine del mese anche con pensioni dignitose.
Eppure, non ci stanchiamo mai di dire che questa nostra terra ha risorse e propensione verso la crescita culturale ed economica in generale. Ha potenzialità inespresse che potrebbero essere messe in rampa di lancio per costituire l’ossatura del futuro sviluppo economico.
Ma serve una classe dirigente più coinvolta e coinvolgente. Servono progetti percorribili e fruibili a qualsiasi livello. Altrimenti il baratro è appena ad un passo da noi, e c’è il serio rischio che si denunci il default. Le famiglie siracusane non hanno più nemmeno la voglia e la forza di protestare. Sono stanche dell’andazzo e di sentirsi sempre dire che c’è crisi profonda e ogni progetto deve essere rinviato.
Il presidente di Bivona afferma: «Per affrontare la gravissima situazione economica e sociale presuppone “serietà e impegno, soprattutto nell’imminenza di una stagione elettorale che si preannuncia lunga e intensa. Preoccupa, a tal proposito, la nebulosità degli schieramenti e l’assenza di programmi”.
Il presidente degli industriali si sofferma sugli episodi che nelle passate settimane hanno scosso l’opinione pubblica come nel caso dell’intervento della magistratura sui fenomeni di molestie olfattive, la sentenza del Tar sul piano paesaggistico, la pubblicazione dei dati epidemiologici a cura dell'Asp, la gestione dell'impianto consortile Ias. “Stiamo assistendo a reazioni e commenti di alcuni stakeholders – afferma Bivona - che risultano frettolosi, superficiali, spesso dettati da pregiudizi e dalla ricerca di visibilità, che da una parte generano confusione e incertezza nell’opinione pubblica e dall’altra rischiano di non fare emergere le reali responsabilità.
Occorrerebbe, invece, far lavorare la magistratura con i suoi periti, gli organi tecnici istituzionali, gli enti pubblici competenti, con la serenità necessaria, al fine di sanzionare le imprese qualora venissero accertate gravi inosservanze delle leggi e delle norme su beni primari come la salute e la tutela dell’ambiente, su cui nemmeno noi intendiamo derogare”.
Per Bivona, insomma, “non si può, in vista della campagna elettorale, speculare su temi così delicati».
L’abbiamo sempre detto ad alta voce, bisogna avere il peso politico adeguato alle circostanze. Siracusa non può essere l’ultima ruota del carro o essere sacrificata sull’altare delle grandi città anche limitrofe. I nostri rappresentanti ai Parlamenti devono sapere concretizzare gli sforzi per portare a casa fondi, stanziamenti e opportunità di lavoro e occupazione. Non è possibile che dalle nostre parti la lancetta della crisi e della disoccupazione segni addirittura il 20% con un balzo in avanti di ben 6 punti percentuali rispetto allo scorso anno, quando al Nord Italia ci si ferma al massimo al 9%.
Qualcosa non va per il giusto verso. Anzi, più di qualcosa e devono essere i nostri politici a comprendere il modo e i tempi in cui attivare le strategie (ammesso che ve ne siano) per rilanciare quelle attività produttive che garantiscono il benessere.
Ma un grande ed immenso ‘gap’ è costituito dalla lacerazione nel territorio della Camera di commercio annessa a Catania. Un errore politico della nostra classe politica responsabile di non essersi impegnata seriamente nella vicenda di accorpamento con la sola Ragusa. Qui il compito è demandato all’elettorato nelle prossime tornate elettorali a iniziare dalle regionali.
Non bisogna essere delle aquile per mettere a fuoco le opportunità da sfruttare: pensiamo al porto commerciale di Augusta, che ha il suo credito all'Unione europea (adesso è rientrato nel suo alveo di riferimento grazie alla sentenza del Cga, come l’Autorità si sistema della Sicilia orientale) subendo un presunto scippo “politico” da questa classe politica, mortificata da un governatore della Sicilia prima e dal ministro Delrio poi.
Un'opportunità è costituita dal porto grande, qualora si completassero del tutto i lavori alle banchine ancora da definire, e si completasse il porto turistico, rimasta un'opera incompiuta.
Bisogna dare spazio alla grande industria, perché rappresenta ancora oggi un significativo sfogo per il lavoro e l'occupazione. Il turismo ci sembra essere l'eterna promessa e per il momento, al di là dei convegni dalle sagre paesane in Ortigia e delle buone intenzioni, non decolla affatto, anzi.

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