Ragazzini di Aleppo

Da Catania Fontanarossa si impiegano poche ore d’aereo per attraversare il cimitero del Mediterraneo e giungere sui cieli di Siria: in mezzo ai bombardamenti, nel cuore della guerra civile in Siria. È noto che allo scoppio di ogni guerra la verità è la prima a morire. La guerra in Siria dura da anni; la menzogna dunque domina incontrastata. Nessuno infatti può credere che i bombardamenti – da qualunque parte arrivino – colpiscano solo obiettivi militari, quali ad esempio gli... ospedali. Muoiono medici, pazienti, anziani, donne, soldati, e anche ragazzini e ragazzine.
Prima della guerra, a Damasco o ad Aleppo i ragazzini siriani vivevano scorrazzando scalzi per strade per lo più sterrate, correvano per i bazar dove si trovava di tutto, magliette, cinghie, datteri, verdure abbondantissime, carni e spezie così odorose da far inebriare solo se si passava accanto ai negozi che le esponevano. Spesso i bazar o suq erano localizzati vicino alle mura antiche delle città, per poter vendere ai locali e ai viandanti.
Le mura di Damasco! Proprio quelle dalle quali di notte alcuni cristiani calarono in una cesta Paolo apostolo, che sfuggì così al complotto ordito contro di lui da alcuni abitanti in Damasco. E perché Paolo/Saulo era così odiato e malvisto? Perché si era messo “a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Cristo” (Atti 9,19 ss.). Chi dice la verità spesso ci rimette.
E Aleppo? La sua antichità fa sfigurare persino Roma e Siracusa! Aleppo, coi suoi cinque millenni di antichità risalente agli Ittiti, a Tiglatpileser, ad Alessandro Magno, a Tamerlano, agli Ottomani...
Nella Siria del tempo di Gesù si diffuse in maniera capillare l’Evangelo secondo Matteo, scritto per ispirazione dello Spirito del Signore, per rispondere alle problematiche della comunità dei discepoli di Cristo che provenivano dalla sinagoga, i giudeo cristiani. Quello di Matteo (detto pure Levi) è un testo di 18.728 parole (in greco comune). Gesù (= Dio salva) nasce alla fine di 42 generazioni. Sua madre, Maria, è la sposa di Giuseppe, il quale però “non la conobbe finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù” (1,25). La famiglia abita a Nazaret, per cui Gesù sarà anche chiamato “Nazareno”. A circa 27 anni il giovane uomo si fa immergere da Giovanni Battista nelle acque del Giordano, quasi a voler così unire il proprio destino a quello di tutti i peccatori. Nella forza dello Spirito di Dio che lo pervade, Gesù si ritira nel deserto di Giudea e subisce tentazioni forti come la sua stessa forza. Le supera. Vince l’orgoglio, la tentazione di allearsi col potere (di ogni tipo), la potenza dell’egoismo. Predica il reame di Dio, accogliendo i “poveri in spirito”, che non sono gli stupidi, bensì coloro che confidano in Dio e vivono in sobrietà. Insegna che adulterio non è solo andare letto con chi non è propria moglie o proprio marito, ma è anche “guardare” con intenzione una donna (un uomo) per desiderarla – è fuori moda Matteo, col suo scritto sapiente, o siamo noi che siamo impazziti!?
Gesù guarisce il servo di un centurione romano (8,5 s.) a dimostrazione che la salute spirituale morale prodotta dalla Sua parola è per tutti. Al discepolo che chiede a Gesù di andare a seppellire il padre, Gesù risponde che il reame di Dio viene persino prima della parentela (8,21 s.). Egli lascia di stucco alcuni che gli avevano portato un paralitico perché lo guarisse. Gesù invece gli perdona i peccati, e dopo – solo dopo – lo fa rialzare guarito (9,1 s.). Quale dei due atti – il perdono, che nessuno può vedere, o la guarigione, che è evidente – è più facile da compiere? Domanda attuale, se si pensa a tutte le guarigioni mancate...
Poi c’è la frase sul regno di Dio, afferrato dai violenti (11,12), cioè i Pilato, gli ipocriti, i malevoli, i maldicenti, i calcolatori, i bugiardi, i falsi di ieri e di sempre. Alla verità insegnata da Gesù rispondono i malvagi, attribuendo le sue opere “a satana” (12,24)! Matteo presenta pure la famiglia di Gesù (13,55 s.), alla quale egli contrappone “chiunque” avrà “fatta la volontà” del Padre, e che quindi gli è “fratello, sorella e madre” (12,50). Il Vangelo di Matteo è contro l’indifferenza di chi non si accorge, non vede, cioè non vuol vedere i segni dei tempi (13,13). È il vangelo per chi cerca e vuole il “miracolo” per poter credere, mentre Gesù, sereno, dice che “a questa generazione malvagia e adultera” sarà dato solo un segno, quello di Giona, che risuscitò. Gesù, per così dire, risuscitò più e meglio di Giona (16,4)! È questo il “segno” unico, l’evento unico per tutti i viventi di ogni generazione. Basta chiederlo a quelli fotografati sui manifesti mortuari esposti a Corso Gelone. Ci avvertiranno che è proprio così. Loro lo sanno.
È magnifico il Vangelo di Matteo. Chissà se qualcuno ne medita qualche brano ad Aleppo o a Damasco, prima di morire di bombe; a Roma o a Siracusa, prima di morire di menzogne (Comunità del Signore Gesù Cristo – Via Modica, 3 – di fronte ingresso Istituto F. Insolera – conversazioni bibliche: mercoledì e venerdì ore 19.30; culto al Signore: domenica ore 10.30 – info: 340 4809173 – email: .(JavaScript must be enabled to view this email address)).

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