Procura militare: “Inchiesta per omicidio volontario”

In attesa che la Procura del tribunale di Roma si pronunci, è la Procura militare che potrebbe dare una vera e propria svolta al caso di Tony Drago, il militare siracusano trovato senza vita il 6 luglio del 2014 all’interno della caserma del reggimento «Lancieri di Montebello» di Roma. Nei giorni scorsi era stato il legale della famiglia del venticinque siracusano, Dario Riccioli, a lamentarsi per «l’inerzia della Procura» romana «nonostante i periti nominati dal tribunale abbiano affermato che l’unica ricostruzione possibile per le lesioni riportate da Drago sia un omicidio». La risposta a queste parole, però, è arrivata non dalla Procura del tribunale di Roma accusata di «mancato esercizio dell’azione penale» ma dal procuratore militare Marco De Paolis e in questo caso l’accusa è anche più grave di quella fino a questo momento sostenuta dalla Procura del tribunale di Roma. Per De Paolis, infatti, ci si trova davanti a un omicidio volontario e non a un concorso colposo in omicidio doloso. Di conseguenza, adesso, gli sforzi sono rivolti all’identificazione di chi quella sera di luglio del 2014 ha ucciso Tony Drago, probabilmente con un colpo di badile al termine di un atto di nonnismo.
Secondo la ricostruzione dei due periti nominati dal tribunale di Roma, il fisico Federico Boffi e il medico legale Paolo Procaccianti, il venticinquenne siracusano sarebbe stato costretto a effettuare delle flessioni per sottoporlo a una prova di resistenza fisica. Per rendere più difficile
il tutto, i militari che gli stavano attorno gli sarebbero anche saltati sulla schiena provocandogli un enfisema polmonare. Poi, forse dopo essersi resi conto della gravità della situazione, i militari, uno di loro quasi certamente, ha colpito Drago alla testa, con ogni probabilità con un badile. A quel punto è stato inscenato il suicidio con il cadavere del venticinquenne siracusano che è stato posizionato nel punto in cui è poi stato ritrovato. La Procura del tribunale di Roma, dopo che il giudice per le indagini preliminari Angela Gelardi ha respinto la richiesta di archiviazione, ha iscritto otto persone nel registro degli indagati con l’accusa di concorso colposo in omicidio doloso. La responsabilità degli indagati è di non aver vigilato e impedito che all’interno della caserma romana avvenissero episodi come quello che ha portato alla morte di Drago. La decisione della Procura militare va dunque nella direzione sostenuta fin dal primo momento dalla famiglia del venticinquenne siracusano e non è un caso che proprio il legale Dario Riccioli nei giorni scorsi aveva annunciato misure drastiche davanti ai ritardi della Procura romana. «Siamo chiaramente soddisfatti che la Procura militare si sia mossa nella direzione che sosteniamo da tempo - ha dichiarato Riccioli -, siamo fiduciosi nel lavoro che la Procura militare porterà avanti certi che il magistrato sarà in grado di individuare i responsabili di questo feroce delitto».

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