Porto Grande e porti turistici euforia per le nuove banchine ma tanto rimane ancora da fare

di Salvatore Maiorca

Quasi completata ormai la riqualificazione di alcune banchine del Porto Grande, l’euforia della prossima fine lavori ha fatto dimenticare tutto quel che ancora rimane da fare per questo porto. Che non è poco. Tutt’altro. E chissà quando, anzi se, si farà: la riqualificazione delle altre banchine e i porti turistici.
La compiuta riqualificazione è stata infatti limitata alla banchina del Foro Italico (la Marina) e a quelle del molo Sant’Antonio: la prima dedicata alla nautica da diporto (yacht di varia stazza), le altre alle navi da crociera. Rimangono dimenticate le banchine della darsena, quella di viale Mazzini (di fronte al Grand Hotel) e quelle del molo Zanagora. Non è certo cosa dappoco. Queste banchine sono infatti in condizioni tutt’altro che ottimali: sbrecciate in più punti, conci piuttosto sconnessi, pavimentazione altrettanto sconnessa.
Quanto ancora resisteranno all’usura del mare? E sono le banchine più importanti per il lavoro della gente di mare: sono infatti quelle utilizzate dai pescherecci.
Si sta puntando tutto sul traffico crocieristico. Senza considerare che questo tipo di traffico portuale è quello che porta meno alla città. In pratica quest’attività dà lavoro all’agenzia marittima, agli ormeggiatori, ai piloti del porto e a qualche guida turistica (non sempre peraltro). La città sta a guardare. Attracca una nave da crociera alle otto del mattino. Sbarcano i crocieristi. E, intruppati a gruppi, vengono portati frettolosamente in giro un po’ per Ortigia e un po’ nella zona archeologica. Qualcuno si sofferma a bere un caffè in un bar. Qualcun altro compra un souvenir. Qualcun altro ancora si ferma a pranzo in un ristorante. La gran parte consuma un panino e un’acqua minerale. Quando non scende dalla nave col cestino già preparato a bordo. A cena tutti a bordo. E si parte. Fine della sosta dei crocieristi in città.
“Domanda che ci vogliamo domandare”, come dice Pietrangelo Buttafuoco: è questo il turismo che si vuole per Siracusa? In pratica è il sempre deprecato turismo mordi fuggi: tanta gente in giro per un giorno, sporca, non lascia niente o quasi, e se ne va.
Questo nei giorni “di piena”. Ma ci sono anche i giorni di magra: quelli nei quali non arriva nessuna nave. E allora che si fa? Si aspetta. E che Dio ci aiuti.
Tutto fermo per i porti turistici. Il primo (il Marina di Archimede di Francesco Bellavista Caltagirone) è rimasto bloccato da anni, a lavori iniziati. Fu il catanese Gesualdo Campo, direttore generale dell’assessorato regionale al turismo, ad avere un ripensamento quando ormai c’erano il progetto approvato, l’accordo di programma firmato, i lavori iniziati e in avanzato stato di esecuzione.
Al dottor Campo diede fastidio la previsione di una delle opere a terra: la più innocua: un microalbergo con porticato e negozi al piano terra e 21 camere al primo piano. Tutto qui. Campo revocò il parere favorevole a suo tempo legittimamente espresso dalla soprintendenza di Siracusa. E bloccò tutto. Passarono anni. Nel frattempo scoppiò il crack di Caltagirone. E ora quel che rimane di quel progetto e di quelle opere è in vendita all’asta. Ma ogni gara va deserta. E si ricomincia daccapo abbassando il prezzo. Chi vivrà vedrà. Quando? E chi lo sa. Viva la Regione siciliana. Sempre. Intanto lo specchio d’acqua destinato al porto turistico è diventato un acquitrino perché erano stati già costruiti gli argini per il banchinamento. E tra un argine e l’altro si son formati gli stagni.
Fermo anche il progetto del porto Spero. Che sarebbe dovuto sorgere a ridosso dell’Archimede. Partito alla grande, bloccato dalle immancabili polemiche, ridimensionato secondo le direttive impartite dagli organi di autorizzazione e controllo. Poi è arrivato il piano paesaggistico. E ha bloccato tutto. Ora pende un ricorso al Tar, presentato a suo tempo dalla società Elemata per il progetto del resort in contrada Pillirina. E tutto rimane in stand by.
E’ questo ormai il refrain di questa città: attendere, prego. E lo sviluppo, l’occupazione? Attendere, prego. Per i giovani c’è sempre una possibilità, l’unica: l’emigrazione.
Ebbene, giusto per fare un confronto che può servire da illuminante parametro: anni fa a Marina di Ragusa, dove non c’era nulla, fu lanciato il progetto di un porto turistico da 700 posti barca. Ora c’è il porto. Con i suoi 700 posti barca. E si lavora.
A Pozzallo, dove non c’era nulla, è nato il porto commerciale. E ora il traghetto per Malta, che una volta era una esclusiva per Siracusa, fa scalo a Pozzallo. Ogni giorno.
Non parliamo poi delle occasioni bruciate nella zona industriale.
Qui rimane una sola amara realtà: stagnazione e disoccupazione, giovanile soprattutto.
Ha ragione Vittorio Pianese quando cita la buonanima di Gaetano Trigilia Caracciolo, il quale a sua volta citava Emanuele Francica Pancali (sindaco di Siracusa nel 1837): “Siracusa è una città in perenne declino”.

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