Politica catanese accentratrice e quella sterile dei siracusani

di Giuseppe Bianca

Questo blog l’ha consultato il sindaco di Catania? Preso com’è di suo a gestire il suo ‘grandier’ politico influente, a fare terra bruciata su tutto quello non è catanese. Un sindaco che ha una grande paura, quella di non sapere fare accordi per una grande super area metropolitana, sinergicamente appunto con le aree vicinorie, tanto da lasciarsi andare a battute, a conferma con quello che scriviamo, riportando integralmente una parte di una recente intervista rilasciata dal primo cittadino catanese.
Domanda: Sindaco, la candidatura di Catania a capitale italiana della cultura, partita dal basso, è stata assorbita da un network di città del Val di Noto, di cui Catania fa parte. È una sconfitta o una strategia, cioè una valutazione di convenienza visto che nel 2018 la capitale italiana della cultura sarà Palermo?
Risposta: “Guardi che non c’è ancora nulla di deciso. Se si tratta di una candidatura del distretto di Sicilia Sud-Est, allora Catania ci sta. Se invece è del distretto del Val di Noto e il perno è Noto, noi possiamo anche decidere di andare per altre strade. Però oggi, al di là di questo, mi si consenta di dire che Catania ha ottenuto una grande crescita in fatto di presenze turistiche, punto qualificante e decisivo anche in termini economici”.
Al sindaco Bianco, al quale piace tanto parlare e convincersi di suo, con fare farneticante, forse gli è sfuggito un blog di Yahoo Answers. Abbiamo raccolto un dialogo a distanza tra ragazzi curiosi di fare un viaggio in Sicilia i quali si scambiavano dei messaggi tipo: Visitare Catania? Vorrei sapere se posso andare al centro storico di Catania, perchè mi hanno detto che vicino c’è un quartiere malfamato.
Inoltre mi hanno detto che a Catania non c'è niente da vedere?!?
Risposta: ma stiamo scherzando... via Etnea... centro storico... piazza Stesicoro... Anfiteatro... Teatro... il Duomo... il Fortino... le varie chiese... il castello Ursino... e tanto altro ancora...
L’amico ricara la dose ed ancora: non è consigliabile visitare Catania, non offre molto ed esclama: turisticamente Siracusa è insuperabile!
Trovi vestigia di varie epoche, dal paleolitico, ai greci e poi i romani, e soprattutto è più tranquilla! In zona non trascurare Noto, Taormina e dintorni.
Risposta: quartieri malfamati ci sono dappertutto e non solo a Catania. Al centro puoi andarci tranquillamente, a meno che sei mafioso e hai conti in sospeso... idiota.
Risposta: ma che stai scherzando??
Conclusione: ma smettila va. Vedete sono commenti che si trovano ovunque sui social, basta avere qualche minuto di tempo e vai. Il tema di oggi non è come consultare i social, ma bensì come avete inteso la politica catanese nefasta per sé per gli altri. Strateghi per natura Pippo Fava raccontava in un suo aforisma: «Sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, volgare, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell'amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso “al diavolo, zoccola!”, ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l’animo di oscurità». Ai lettori farsi una riflessione sul pensiero puro di Pippo Fava sui catanesi.
Ma ci chiediamo, qual è il riferimento del potere catanese, forse l’aereoporto di Catania? (Zona franca territoriamente, quindi non catanese), se andiamo indietro nel tempo ci ricorderemo che della Sac ha fatto parte l’allora presidente Ugo Colajanni, allora presidente dell’ente camerale di Siracusa, che ricoprì la massima carica della Sac per un lungo periodo di tempo quando si dette avvio alla progettazione e alla costruzione del nuovo aeroporto che porta il sigillo siracusano.
Un po’ di quel merito va ripartito con la provincia di Siracusa e con quella di Catania despota. Cosa vogliamo dire con questa lunga premessa?
Innanzitutto che quando si opera in sinergia e si fa squadra, i risultati non possono non arrivare. Che l’aeroporto ricada sul territorio catanese poco importa (abbiamo detto che territoriamente è zona franca) se alla fine serve un bacino d’utenza più vasto tanto da fare ipotizzare il lavoro di un’intera area super metropolitana, quella che tutti ci augureremmo funzionasse in maniera impeccabile. Sviluppo economico e sociale, lavoro ed occupazione si fanno soltanto portando a casa i risultati. E i risultati si ottengono più agevolmente se si considerano gli sforzi comuni verso un unico obiettivo. Di una grande partecipazione degli enti pubblici di diverse province limitrofe, concorrono a fare ottenere risultati importanti.
Ma ahimè, che i catanesi non sanno pensare in grande lo testimoniail fatto che hanno fatto fallire il progetto di un patto denominato Sud Est della Sicilia. Per la loro politica miope accentratrice. Alcuni dicono che il loro cruccio è la storia che li fa sentire piccoli fino a farli soffrire del complesso di inferiorità.
Catania, un nome altisonante che significa sviluppo soprattutto in termini economici, l’ex Milano del Sud.
Pensate al vastissimo patrimonio culturale che vantano le province di Siracusa, Catania e Ragusa. Ma in questo gioco delle parti, ognuno dovrebbe fare la sua e non cercare di prevaricare le altre province, gli altri territori. Vogliamo dire, più esplicitamente, che se la provincia di Catania e le loro istituzioni pubbliche e soprattutto la parte politica continua a pensare in termini di egemonia territoriale, difficilmente si potrà avere un riscontro ed un benessere diffuso a tutte le altre province che comunque concorrono ed in maniera autorevole allo sviluppo economico e sociale del territorio, e non quello che hanno fatto fino adesso i catanesi dalla serie tutto a me: commercio-trasporti-ferrovie-autostrade-portualità. La colpa è tutta loro se i territori vicini non vogliono più sapere di Catania egoista, egocentrica e malpensante. Nessuno vuole fare affari con Catania.
Servirebbe invece maggiore coesione, personalità e orgoglio della nostra parte politica, che deve avere il coraggio di battere i pugni sul tavolo a Roma e a Palermo quando serve, per fare imporre le proprie iniziative, le proprie capacità e la vocazione di un territorio forte.
Ci sono fin troppe emergenze da valutare attentamente e chi meglio della Regione Sicilia potrebbe dare una parte consistente di risposte ad un territorio che continua a languire e a chiedere conto e ragione del perché dei tanti scippi, della politica siracusana supina al mondo intero. I siracusani hanno capito e la politica del centrosinistra recentemente alle regionali ha pagato il conto salato, adesso si attende il 4 marzo per completare il resto... a buon intenditor poche parole. Occorre coraggio e ancora coraggio ma forse per la politica siracusana è una parola astratta.

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