Per l’ex pm Longo arrestato martedì  interrogatorio durato oltre sei ore

È durato oltre sei ore l'interrogatorio dell'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, arrestato martedì nell'ambito di una indagine della Procura di Messina che lo accusa di associazione a delinquere, corruzione e falso. Il magistrato, che da mesi è stato trasferito al tribunale civile di Napoli, è stato sentito dal gip della città dello Stretto nel carcere di Poggiorerale. Al termine dell'interrogatorio di garanzia il suo legale, l'avvocato Candido Bonaventura, ha chiesto la attenuazione della misura cautelare dell'arresto con i domiciliari. Il giudice si è riservato di decidere.
Decine e decine di fascicoli e documenti ritirati, il Gip di Messina ha dunque concesso il prolungamento delle indagini. La Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici siracusani e consegnato contestuale avvisi di garanzia all’avvocatessa Ornella Ambrogio, ai sostituti procuratori Marco Di Mauro che a Siracusa avrebbe ereditato parecchi fascicoli dell’ex pm Giancarlo Longo, ora detenuto a Poggio Reale e al sostituto Maurizio Musco, già al centro nel 2012 di un’altra puntata giudiziaria sul Palazzo dei Veleni che vide coinvolto anche l’ex procuratore capo Ugo Rossi, entrambi condannati all’epoca dalla Procura di Messina. Musco non firmatario dell’esposto contro Longo sarebbe stato visto nelle microspie nello studio del magistrato napoletano a consigliargli di usare un’altra schede telefonica. Inoltre, annota il gip, l’avvocato Calafiore altro indagato e latitante a Dubai avrebbe rapporti confidenziali anche con Musco. Su questo ed altro verrà sentito Giancarlo Longo che giorni fa ha presentato due denunce contro gli 8 Pm che a suo dire avrebbero ordito un complotto contro di lui. Denunce che secondo la difesa di Longo dovevano essere approfondite prima della misura cautelare. Domani nel carcere di Roma verranno sentiti gli altri due vertici della procura che pilotava denunce e inchieste. L’avvocato Piero Amara e l’imprenditore Fabrizio Centofanti e a Pinerolo l’immobiliarista Ezio Bigotti agli arresti domiciliari.
Nelle intercettazioni emergono intrecci, pressioni, disponibilità all’utilizzo di ogni mezzo pur di ottenere i propri scopi ed interessi. Dalle carte dell’indagine che ha svelato il “sistema Siracusa” emergono anche intercettazioni e dialoghi tra gli indagati che aprono uno squarcio su di un mondo convinto di poter piegare tutto o quasi alla volontà dei suoi protagonisti.
Con una rete di contatti e agganci – vera o presunta ma di certo “vantata” – che danno l’idea di quanto ampia poteva essere la capacità di manovra della presunta e contestata associazione che aveva in Piero Amara, Giuseppe Calafiore e nel pm Giancarlo Longo – secondo l’accusa – i vertici.
Tra i dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza di Messina spuntano manovre di avvicinamento al “vigile”, probabilmente riferimento al procuratore capo Giordano. Poter controllare fascicoli, faldoni e indagini era importante per la cricca. E così chi, dentro la Procura, non “collaborava” finiva all’angolo e sotto attacco. “Loro vogliono giocare? Allora io gioco libero”, dice l’avvocato Calafiore parlando con Longo. “Intanto sparo le denunce. Dopo di ché sto facendo predisporre un’interrogazione parlamentare. Solo su Lucignani (pm della Procura di Siracusa, ndr)… poi la faccio predisporre una su… su Grillo (un altro pm, ndr)… ho chiesto a Musco (Maurizio Musco, pure lui pm, già condannato per abuso d’ufficio, ndr) di sapere perché l’ha denunziato e me l’ha detto… e me l’ha confessato… motivo per cui io chiederò che venga sentito al Ministero di Grazia e Giustizia per capire se Grillo è autorizzato a sequestrare i fascicoli della mia compagna… questi ora me ne vado da Ferri e gliele porto anche a lui… “. La compagna è Rita Frontino, titolare del gruppo Open Land. Il Ferri citato potrebbe essere Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia.
Tra gli oppositori da piegare anche il sindaco di Siracusa che sulla vicenda Open Land arrivò a parlare di risarcimenti utilizzati come arma di intimidazione. Nel mirino, il primo cittadino, aveva proprio l’avvocato del gruppo: Calafiore. “Gli ho spaccato il culo al sindaco (…) ora gli manda l’avviso di garanzia (il pm Di Marco, ndr) e lo interrogo. Hai capito che vuole? Gli sta spaccando il culo a quello”, ridacchia proprio il legale.
In ballo ci sono soldi. Una montagna di soldi in contenziosi promossi davanti ai giudici amministrativi dai clienti di Amara e Calafiore. “Mi compro tre giornali perché i soldi ce li ho… e faccio un articolo ad uno. Ma non sopra i giornali, sopra a Libero. Diventerà un terreno di guerra…il Vietnam…perché io questi due scimuniti… non me li suco… a me che mi scrivono… cita a quella per bancarotta… che quella ha un contratto di lavoratore dipendente e non hanno intercettazioni… perché non ne hanno… non esiste… io gli faccio fare un’ispezione al giorno… loro non ne escono da questa cosa… punto…”, si legge in un altro passaggio trascritto e finito nelle carte dell’indagine. A parlare è sempre Calafiore, partito a Dubai proprio poche ore prima che venissero eseguite le ordinanza di custodia.

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