Ora pensiamo alle cose da fare delle quali nessun candidato ha parlato in campagna elettorale

di Salvatore Maiorca

Finito il clamore della campagna elettorale, delle elezioni e dei risultati c’è ora da pensare alle cose da fare. Che sono tante per i problemi di questa provincia e di questa regione. Ma delle quali nessun candidato ha parlato in campagna elettorale.
Va detto innanzitutto che si è chiusa, finalmente, una legislatura fra le peggiori, se non la peggiore, con quel presidente della Regione (il famigerato Crocetta) che è stato assolutamente il peggiore, di tutta la storia della Regione siciliana: dal 1948 ad oggi; una legislatura nella quale non s’è fatto nulla per i problemi della gente e del territorio, e se qualcosa s’è fatta è stato soltanto danno: una per tutte, la questione dell’acqua, che ha messo sulla strada una cinquantina di lavoratori. Ma non si può non ricordare la perdita della Camera di commercio, la quasi perdita della ferrovia e del porto di Augusta, il continuo “dimagrimento” della zona industriale (ma questo meriterà un discorso a parte), il dissesto strutturale e finanziario del Comune capoluogo, le strade sporche e bucherellate, e via discorrendo.
E’ stata una legislatura che, ben a ragione, ha dato corpo alla definizione che della Regione siciliana dà lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco: “la fogna del potere”. Leggetevi i suoi due libri: “Buttanissima Sicilia” e “Srabuttanissima Sicilia”.
Hanno chiuso “in bruttezza” gli orribili sette deputati regionali, cosiddetti onorevoli, con la sola, doverosa eccezione di Vincenzo Vinciullo, il quale, a parte quella perniciosa legge sulla cosiddetta acqua pubblica, qualcosa ha cercato di fare. Ma da solo nulla ha potuto concludere.
Il riconfermato grillino Stefano Zito chi l’ha visto per cinque anni? Ma ora è stato riconfermato. Qualcosa ci si dovrà pur attendere da lui. Così come qualcosa ci si dovrebbe pure poter attendere dall’altro riconfermato Gennuso. Gli altri speriamo che non passino questi cinque anni che abbiamo davanti solo per fare esperienza. Lucrando frattanto decine di migliaia di euro al mese. A nostro carico ovviamente. Con questa Regione che la Corte dei conti ha dichiarato di fatto, se non formalmente, in stato praticamente fallimentare. Ed è zeppa di una quantità enorme di personale inutile, anzi dannoso a volte, lautamente pagato, come nessun’altra Regione d’Italia.
Le priorità che attendono questi cinque cosiddetti onorevoli? E mano male che ora sono soltanto cinque, non più sette, mentre in tutta l’Assemblea regionale sono settanta, non più novanta. Eccole per priorità per la nostra provincia.
La questione acqua innanzitutto. A parte la disputa per acqua pubblica o privata, disputa che in buona sostanza, non interessa la gente, quel che invece interessa è il recupero di quella cinquantina di posti di lavoro perduti, con una cinquantina di famiglie conseguentemente finite sul lastrico. E per questo recupero l’unica via praticabile è il ripristino della gestione d’ambito. Pur con larghi margini di autonomia per i Comuni che la richiedono.
Il porto di Augusta. Sul quale incombe sempre l’ombra di Catania. Si tratta di un porto Core appartenente alla rete TEN-T (Trans European Networks Transport). E lo lasciamo ancora senza collegamento ferroviario. E ancora in attesa che vengano spesi centinaia di milioni di euro di fondi europei per il completamento di banchine, piazzali e altre infrastrutture portuali. Per anni si è giocato a levati tu che mi ci metto io. Ma i lavori ancora non si fanno. Di questo passo l’Europa si riprenderà i fondi a suo tempo assegnati.
In queste condizioni questo benedetto porto di Augusta come potrà mai esercitare la proclamata funzione di transhipment (di smistamento sul territorio) dei grandi traffici di container Est-Ovest? E ora si parla e si riparla di nuova “via della seta” Cina-Europa. Quale scalo aggancerà questi traffici? Il porto di Augusta è avvantaggiato non soltanto dalla sua posizione nel cuore del Mediterraneo ma anche da quel grave fattore di debolezza di Gioia Tauro che è l’inquinamento mafioso. Ma ci vogliono infrastrutture e servizi portuali. Altrimenti non si fa nulla.
I signori cosiddetti onorevoli sono informati.
Ferrovia. Abbiamo perso i tre collegamenti diretti con il Nord. Su Roma ce ne sono rimasti soltanto tre. E uno di questi è dichiaratamente in bilico. Abbiamo una rete arcaica e materiale rotabile scarsamente affidabile. Eppure abbiamo la stazione centrale e quella di Targia recentemente restaurate e lo scalo Pantanelli recentemente costruito, con tanto di fossa di manutenzione e platea di lavaggio treni. Tutto assolutamente sottoutilizzato. Trenitalia obietta ogni volta che non c’è un sufficiente bacino di utenza. Ma la questione è posta in termini ribaltati. Il bacino di utenza non c’è perché non c’è il sevizio. Mettete treni comodi, per orari e per un certo comfort, relativamente veloci. E vedrete che il bacino di utenza si ricostituirà. Ma a chi parli? Trenitalia se ne frega, la politica pure. E il territorio affonda. Sapranno i nuovi cinque di Sala d’Ercole affrontare queste questioni vitali per il territorio e per la gente? Ne dubito.

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