Operazione Borgata, con l’accusa di estorsioni in 6 decidono il rito abbreviato

Sei degli indagati coinvolti nell’operazione «Borgata» del dicembre dello scorso anno su un giro di estorsioni ai danni dei commercianti del quartiere di Santa Lucia hanno deciso di essere giudicati con il rito abbreviato. Il processo a carico di Vincenzo Scalzo, Luigi Cavarra, Giuseppe Curcio, Jessica Fio- rentino, Carmela Sciuto e Luca Sipala si svolgerà il 25 ottobre mentre Sebastiano Barbiera ha chiesto, attraverso il suo legale Sebastiano Troia, il patteggiamento ad un anno e quattro mesi di reclusione. E se ne discuterà il 23 ottobre al palazzo di giustizia.
I provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal gip di Catania su richiesta dei magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania, hanno riguardato Danilo Greco, Vincenzo Scalzo, Massimo Schiavone, Massimiliano Fazio, Attilio Scattamagna, Salvatore Tartaglia, Massimo Guarino, Sebastiano Barbiera, Rita Attardo, mentre gli altri sono stati indagati a piede libero. L’indagine ha focalizzato l’attività illecita del gruppo nel periodo compreso tra il 2009 ed il 2010. Al vertice, secondo la ricostruzione dei pentiti, ci sarebbe stato il pentito, Giuseppe Curcio, che, dalla sua cella, avrebbe approfittato dei colloqui con i familiari per dare le sue indicazioni. Non a voce ma con i pizzini, in perfetto stile di Cosa Nostra, come ipotizzato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catania e dagli agenti della Squadra mobile di Siracusa. Aveva in mano il suo gruppo, l’ex capo della cosca, al punto da scegliere gli uomini che, dall’esterno, avrebbero dovuto vestire i panni dei reggenti. E la sua scelta, a parere dell’accusa, sarebbe caduta su Vincenzo Scalzo e Massimo Schiavone, che, a turno, avrebbero gestito l’attività del sodalizio mafioso, gli altri indagati, invece, si sarebbero preoccupati di incassare i soldi del pizzo.
Nell’inchiesta dei magistrati, sono stati contestati al gruppo 9 casi di estorsione. Dopo il pentimento di Curcio, il gruppo sarebbe passato sotto il controllo di altri appartenenti del sodalizio, legato, a parere degli inquirenti, alla cosca Bottaro-Attanasio. Sono stati i pentiti ad autoaccusarsi e a chiamare in causa gli altri indagati, sia quelli tratti in arresto che quelli nei confronti dei quali si procede a piede libero. Gli stessi collaboranti hanno parlato degli attentati intimidatori commessi nel lontano 2001 contro eser- centi commerciali.

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