Operazione antimafia denominata “Borgata” scarcerato Fazio non fece estorsione al bar

Operazione antimafia denominata “Borgata”, portata a termine dagli agenti della squadra mobile della Questura aretusea il 7 dicembre. Il legale difensore del siracusano Massimiliano Fazio di 33 anni, si è visto accogliere il ricorso dalla Corte di Cassazione, disponendone la scarcerazione.
La misura cautelare è stata emessa dal gip del tribunale di Catania nei confronti di 9 persone accusate di fare parte dell'associazione mafiosa, finalizzata all'estorsione. Fazio era stato chiamato in ballo da un collaboratore di giustizia che lo indicava come colui che in qualche circostanza avrebbe intascato il pizzo preteso dal clan dal titolare di un bar di via Testaferrata a Siracusa.
Sin dal momento del suo arresto, però, Fazio ha protestato la propria estraneità ai fatti. Ma sia il giudice per le indagini preliminari, sia il creduto alla versione dei fatti resa dall’indagato. Alla difesa, sostenuta dall’avv. Giambattista Rizza, non è rimasto altro da fare che presentare ricorso per Cassazione. Per avvalorare la propria tesi, sono state espletate indagini difensive con l’acquisizione delle dichiarazioni del titolare dell’esercizio commerciale, che ha escluso di avere mai pagato il pizzo, men che meno a Fazio. Le dichiarazioni della presunta vittima hanno costituito un punto a favore della difesa di Fazio, che si è vista annullare dalla Corte suprema la misura cautelare.
Come si ricorderà, le indagini, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Catania, si sono sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientale, appostamenti e pedinamenti, perquisizioni e sequestri e con il contributo dei collaboratori di giustizia Giuseppe Curcio, all'epoca promotore e organizzatore di quel gruppo, Carmela Sciuto e Luca Sipala. Il gruppo della "Borgata" nel corso degli anni si era affrancato dal clan mafioso Bottaro-Attanasio e aveva iniziato a operare in piena autonomia nell'omonimo quartie- re aretuseo. Finalità del sodalizio era sia quella di imporre il pagamento del pizzo ai commercianti i cui esercizi ricadevano nella zona di influenza, sia il reinvestimento dei proventi nel traffico delle sostanze stupefacenti o in attività commerciali lecite.

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