Nuovi studi e curiosità dal Castello Eurialo

di Laura Cassataro

Un straordinario gigante di pietra chiamato Castello Eurialo rappresenta uno dei siti archeologici più affascinanti e misteriosi della città di Siracusa. La grandiosità costruttiva unitamente alla complicità del paesaggio ne fanno uno dei luoghi che dovrebbero essere imperdibili per chi visita la città e, come ben sottolineava Luigi Bernabò Brea, dovrebbe essere il punto di partenza per ogni esplorazione, per la sua particolare posizione che permette di cogliere a 360 gradi le caratteristiche del territorio. La fortezza greca dell’Eurialo venne a ritrovarsi incardinata nel punto cruciale di convergenza del grandioso sistema difensivo fatto realizzare da Dionisio I e descritto in maniera puntuale dallo storico Diodoro Siculo: le mura dionigiane. L’Eurialo, frutto di diverse fasi costruttive si impone come gioiello esemplare della poliorcetica greca di età ellenistica e rappresenta ancora oggi rompicapo archeologico. Molti i dubbi e le perplessità sulla funzione di alcune parti della fortezza come i piloni con paramento murario a bugnato, che vengono genericamente indicati come quelli di supporto di un ipotetico ponte levatoio ligneo. Molte incertezze sulla originaria funzione delle cinque torri. Recenti indagini archeologiche condotte da H.J. Beste e D. Mertens dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, in particolare sulle mura dionigiane, hanno permesso di fornire elementi (scoperta di 17 torri, altre 6 porte e una sorta di castello intermedio), che hanno portato gli studiosi a orientarsi verso un’interpretazione sulla funzione dell’Eurialo come una sorta di cittadella fortificata all’interno della quale potevano trovare rifugio le popolazioni che abitavano la chora siracusana, cioè le zone rurali. “Noi interpretiamo questo impianto come enorme rocca che doveva servire non solo a proteggere la città, ma soprattutto, in caso di pericolo, fungere da rifugio per la popolazione della chora. Allo stesso tempo la struttura si staglia come grandioso monumento all’unità tra città edificato e territorio agricolo, tra ásty e chora, che insieme costituiscono l’essenza della polis greca” (Mertens in “Le lunghe mura di Dionigia Siracusa”, La Sicilia dei due Dionisî, 1999). Da segnalare le acute osservazioni sulla fortezza da parte di Sergio Caciagli, il quale nel suo volumetto dal titolo “Il Castello Eurialo è il Castello Eurialo?” da un’interpretazione in senso offensivo e non difensivo della fortificazione, come normalmente viene data a partire dagli studi del Mauceri. Oggi il visitatore può finalmente fruire il nuovo Antiquarium, riaperto dopo venticinque anni. La piccola, ma preziosa sede espositiva, è stata allestita in maniera moderna con espositori ed illuminazione.
Nuovi pannelli esplicativi e supporti multimediali, nonché un plastico dell’Eurialo, permettono al visitatore di intrattenersi e comprendere meglio la straordinaria struttura militare greca.
E’ possibile ammirare i reperti provenienti dall’area della fortezza come un pregevole rilievo che raffigura una catapulta, sfere litiche usate come proiettili per le catapulte, un elmo bronzeo, cocci, vasellame di uso comune. Se la storia delle vicende militari che ha vissuto la fortezza nel periodo greco-romano rappresenta l’elemento pregnante del manufatto, quella degli utilizzi successivi, è particolarmente interessante. Ho più volte e in diverse sedi portato avanti la convinzione che il Castello fu oggetto di considerazione da parte di Federico II di Svevia non escludendo la possibilità di interventi sulla struttura da parte dell’imperatore.
Dopo il Medioevo dobbiamo arrivare agli inizi del XX secolo per avere qualche documentazione sulle visite fatte da curiosi viaggiatori e fotografi, i quali cominciarono a lasciare le prime riproduzioni fotografiche.
Sappiamo che nel periodo fascista l’Eurialo diventò quasi tappa obbligatoria soprattutto per il suo fascino che esso suscitava fra le camicie nere per il suo valore militare. Durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-45), il Castello diventò rifugio antiaereo del patrimonio archeologico della città. A sette mesi dall’entrata in guerra dell’Italia il materiale archeologico venne trasferito dal Regio Museo all’Epipoli e vi rimase custodito sino alla fine della guerra (25 aprile del 1945). Le innumerevoli incursioni aeree subite da Siracusa avevano portato a questa soluzione.
L’Ispettorato della Protezione Antiaerea della Prefettura aretusea disponeva la realizzazione dei rifugi antiaerei per la popolazione in Ortigia e sappiamo che la preziosa statua di Santa Lucia, smontata dalla cassa del simulacro, verrà portata nel rifugio sotto piazza Duomo. Nel frattempo, con i carri, i reperti dal Museo venivano trasportati, sigillati e protetti nella gallerie del Castello Eurialo.
Anche il famoso Sarcofago di Adelfia soggiornò al Castello protetto da un imballaggio costituito da impalcatura di legno e sacchi di sabbia con muretto protettivo in mattoni e cemento.
Il 18 giugno del 1943 il Museo Archeologico viene colpito da un bombardamento ma i reperti, già all’interno del formidabile rifugio antiaereo del III secolo a.C., sfuggirono al disastro.

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