Nuove accuse sul delitto Romano,  dichiarazioni del pentito Luigi Cavarra

Nel delitto Romano emergono nuove accuse, una nuova testimonianza grava la posizione di Pasqualino Mazzarella, accusato dell’omicidio di Liberante Romano trovato carbonizzato nelle campagne di Cassibile nel maggio del 2002. Al processo d’Appello deporrà anche il pentito Luigi Cavarra ex esponente del clan «Bottaro-Attanasio». Alla sbarra c’è Pasqualino Mazzarella, condannato all’ergastolo in primo grado dai giudici della Corte di Assise di Siracusa, grazie alle testimonianze di due collaboratori di giustizia, Salvatore Lombardo ed Attilio Pandolfino, anch’essi ex componenti della cosca mafiosa.
Luigi Cavarra deporrà al processo dopo la decisione dei giudici di Appello di accogliere la testimonianza del collaboratore di giustizia, che, ai magistrati della Procura distrettuale di Catania, avrebbe detto di aver saputo del coinvolgimento di Mazzarella, nel delitto Romano, da Franco Toscano. Una ricostruzione che, sostanzialmente, segue le orme di quelle degli altri due pentiti: in sostanza, la vittima sarebbe stata attirata in una trappola e tra gli organizzatori ci sarebbero stati Salvatore Calabrò e Giuseppe Calabrese, che sonostati già con dannati all'ergastolo.
Nella versione dell’accusa, Liberante Romano avrebbe dovuto pagare con la vita la scelta di volere un ruolo autonomo nella cosca. Dovendo discutere di soldi, gli sarebbe stato dato un appuntamento in una villetta della zona balneare, a Fontane Bianche: Romano si sarebbe recato con Franco Toscano, che, secondo Salvatore Lombardo, non era conoscenza del piano criminoso.
La vittima, attirata all’interno dell’appartamento, fu centrata alla testa con alcuni colpi di pistola ma il compito di ripulire tutto e soprattutto di far sparire il cadavere lo avrebbe avuto proprio Pasqualino Mazzarella, che, caricando la salma nella macchina nella disponibilità della vittima, una Ford Focus, l’avrebbe condotta nelle campagne di Cassibile. Il veicolo ed il cadavere furono dati alle fiamme per poi essere trovati nelle ore successive dai ca-
rabinieri della stazione di Cassibile. La versione di Luigi Cavarra potrebbe così appesantire la situazione di Mazzarella, più volte coinvolto nelle inchieste antimafia della Direzione distrettuale antimafia di Catania sulle cosche della provincia di Siracusa.
Cavarra è l’ultimo dei pentiti di mafia, che ha deciso di voltare le spalla a Cosa Nostra dopo essere stato arrestato dai carabinieri e dalla polizia al termine dell’operazione «Aretusa», conclusa nell’aprile dello scorso anno con 13 arresti. Cavarra era indicato come un personaggio emergente della cosca «Bottaro-Attanasio», in cerca di figure nuove a causa della catene di arresti e condanne degli esponenti di spicco. Si era imposto negli ambienti criminali per i suoi metodi piuttosto violenti, non lesinando botte e pestaggi contro i più riottosi, come emerge, del resto nell’inchiesta «Aretusa». Era a capo di gruppo che gestiva il traffico di droga, in particolare cocaina, nel quartiere della Borgata, tradizionale area sotto il controllo del clan «Bottaro-Attanasio». E quando qualcuno sgarrava, magari con i pagamenti, il quarantaduenne usava il linguaggio delle mani. Prima di quella retata, Cavarra aveva ricevuto una condanna a sei anni di reclusione per il possesso di circa tre chili di cocaina trovati nella sua disponibilità dai carabinieri del Nucleo investigativo.

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