Nonna-coraggio e le sue nipotine

di Elena Salemi (*)

Il papà ha ucciso la loro mamma e poi si è suicidato, e così le piccole Giulia ed Elena, rimaste orfane in tenerissima età, vengono affidate a nonna Stefania. Questa triste storia ce la racconta lei, la nonna-coraggio sta crescendo le sue nipotine di quattro anni e 18 mesi.
E’ stata lei, infatti, Stefania che mi ha contattata e, dopo una breve conversazione, ci siamo date appuntamento per un’intervista telefonica. Ero agitata al pensiero di parlare con una donna che ha vissuto e sta vivendo un dramma simile, pensavo tra me e me, come sarebbe stato difficile parlare con lei, trovare le parole giuste. Invece dall’altro capo della cornetta mi è giunta la voce calda e accogliente di una mamma e una nonna forte (anche se lei non ama sentirselo dire) e tuttavia di una fragilità disarmante.
Comincia con il raccontarmi la storia di Claudia, che a Roma, nell’appartamento regalatole dai suoi genitori, ha convissuto con il suo assassino fino a novembre 2014. “Una coppia - dice Stefania - che fino alla nascita della prima figlia, si poteva definire non proprio idilliaca. Poi con la nascita della seconda bambina le cose sono peggiorate, lui non riusciva ad assumersi le sue responsabilità di padre ed è andato via di casa”. Così Claudia rimane sola con le bambine e Stefania, visto che l’azienda per cui lavorava glielo permetteva, si trasferisce da Latina a Roma per aiutarla. Senonché, imprevedibilmente, l’ex compagno comincia a stalkizzare Claudia, si apposta sotto casa, la chiama anche di notte, le dice che vuole tornare con lei, minacciando di ucciderla, tant’è che Claudia decide di fare un’assicurazione sulla vita, un po’ per “scaramanzia”, ma in realtà perché era spaventata.
“In questi casi – dice Stefania - non sai mai come muoverti: se ti attivi. lo irriti, se non ti attivi, ti ammazza. All’inizio prendeva le bambine, poi cominciò a lamentare che gli facevano spendere un sacco di soldi e così la domenica, visto che Claudia lavorava, toccava a me uscire con lui e le piccole”.
Intanto lui diventava sempre più ossessivo e più geloso, accusava Claudia di presunte storie d’amore non solo con uomini ma anche con donne. Il giorno dell’omicidio-suicidio, 11 giugno 2014, il padre delle sue nipotine passa a prendere Claudia, portano le bambine a scuola e poi si appartano in una piazzetta.
“E’ successo tutto in un baleno - racconta un testimone oculare della tragedia - Lei è uscita dalla macchina gridando, lui l’ha inseguita e le ha sparato due colpi di pistola uno dopo l’altro. Poi si è inginocchiato e si è ucciso”.
“Sai – dice Stefania - i carabinieri mi dicevano che forse si era inginocchiato perché era pentito, ma io non ci credo. Si sarà inginocchiato per non sbattere la faccia per terra e non rovinarsela, visto che ci teneva tanto”. Poi si venne a scoprire che era pieno di debiti e che probabilmente si era ucciso per questo.
“Non dimenticherò mai Il giorno che mi furono affidate le bambine – continua - Erano allarmate, vigili, disorientate. Soprattutto Giulia, la più grande di appena 4 anni, percepiva che era successo qualcosa di grave e mi faceva domande. Dietro consiglio delle psicologhe, le dissi che la mamma era partita per un viaggio con il papà e che avevano avuto un incidente ed erano saliti in cielo… La piccola non finiva più di piangere e chiedermi dov’era questo cielo perché ci voleva andare pure lei. La piccola, Elena, aveva solo 18 mesi e per fortuna sua non ricorda la mamma, infatti quando parla di lei la identifica come la mamma di Giulia”. Entrambe le bambine sono in psicoterapia, ed è seguita anche lei, la nonna. Questo le costa circa mille euro al mese che spende nonostante disponga di risorse economiche modeste, perché da nonna amorevole vuole proteggerle in tutti i modi. Poi si chiede: “Tra dieci anni loro saranno due adolescenti e io sarò una settantenne, avrò ancora energia per occuparmi di loro?”.
Intanto è passato un anno e l’istanza per l’autorizzazione di sblocco del tfr di Claudia giace ancora sul tavolo del giudice. Stefania si sente abbandonata dalle istituzioni che l’hanno lasciata sola. “Ho ricevuto l’aiuto ed il sostegno dell’azienda in cui lavoro – dice - che si è offerta di pagare per un anno la scuola privata delle bambine, grazie agli amici e ai colleghi che si sono autotassati. Dalle istituzioni, invece, NULLA. Vorrei che alle bambine fosse garantita almeno la possibilità di studiare. Invece non mi può aiutare nemmeno la famiglia del loro padre che ha assassinato mia figlia!”. “Io non voglio cancellare i nonni e gli zii paterni e dare alle mie nipotine un altro trauma – aggiunge – ma sta di fatto che devo trovare la forza di lottare soltanto dentro di me. E allora non voglio farlo soltanto per le mie bambine ma anche per tutti gli altri bambini rimasti orfani come le mie”.
Stefania mi confida di essere stata sempre sensibile al problema della violenza sulle donne e che non avrebbe mai immaginato che sarebbe toccata anche a sua figlia! Ma lei è una guerriera e non si arrenderà davanti alla colpevole e inaccettabile indifferenza delle istituzioni. Al contrario, continuerè a battersi per quella che ormai, è la sua unica ragione di vita: il futuro delle due piccole orfane! Perché se è vero com’è vero che il coraggio è donna, lei ne è uno straordinario esempio.
(*) componente dell’Ufficio legale della Rete cav di Raffaella Mauceri

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