Non bisogna avere paura del racket: occorre denunciare

I segni di ripresa della criminalità debbono essere subito ridimensionati e non sono gli ordigni rudimentali esplosi davanti ai locali pubblici del capoluogo a fare paura, l’incendio del bar a Floridia, i quali rappresentano segnali preoccupanti del racket delle estorsioni sul territorio. L’ultimo attentato alla panineria di via dei Mille in Ortigia, è l’ulteriore segnale di allarme. Occorre capire quale sia il reale problema alla base degli attentati anche se la tipologia è quella adottata dall’anonima estorsioni e quindi ci farebbe accostare a classico gesto intimidatorio.
Le associazioni antiracket s’interrogano sul perché di questi attentati. “Una cosa è certa – dice Caligiore (antiracket) - per quelli che hanno subito gli attentati nel recente passato, non ci sono stati altri episodi di danneggiamento. Bisogna capire se sia stato un deterrente la reazione civile delle vittime di denunciare pubblicamente gli episodi. Una cosa è certa, la gente ha capito di non lasciare soli gli imprenditori vittime di attentati”. Le organizzazioni antiracket si affidano al lavoro degli investigatori anche se hanno la consapevolezza che il fenomeno delle estorsioni sia strisciante e diffuso. “Per i casi più eclatanti avvenuti a Siracusa, la squadra mobile sta lavorando molto e bene – fa notare Caligiore - il problema è che se noi pensiamo che il racket non esiste, abbiamo già perso. Tanti pagano ma stanno in silenzio ed è proprio per questo motivo che mi lascia perplesso l’eclatanza di questi gesti: perché smuovere le acque e fare capire che ci sia il racket?”. Sorge facile la domanda se ad agire siano gli storici clan del capoluogo. “I capi e i gregari sono in carcere, falcidiati dalle varie operazioni antimafia – continua Caligiore – forse il territorio è in mano a nuove cellule arroganti? Stiamo valutando quest’ipotesi anche se ci andiamo coi piedi di piombo. La cultura mafiosa è radicata dalle nostre parti: basta anche uno sguardo in cagnesco che scatta la vendetta bruciando le auto. E noi dobbiamo lottare contro questa cultura e molto si può fare con i giovani. Una delle grande fortune è che gli imprenditori sono giovani e difendono la loro attività.

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