Luciano Campisi, uno scultore di fama internazionale

di Concetto Gilè

Devo dire mille volte grazie allo scrittore avv. Corrado Piccione per avermi omaggiato con dedica del suo splendido volume “Figure e fatti di vita siracusana”, Emanuele Romeo editore, dove sono raccolte le vite di nostri illustri concittadini che hanno lasciato profonde e indelebili tracce della loro viva presenza terrena nel campo dei valori cristiani, artistici, culturali, patriottici e di straordinaria bellezza interiore spirituale e umana.
Nella piacevole lettura del lavoro di ricerca e di storia, vissuta in parte dall'Autore con molti di questi Uomini presenti nella sua memoria e nel suo cuore nel lungo e luminoso cammino di vita siracusana, essendo personalità di grande cultura e umanità ben nota e stimata nell'ambito dell'avvocatura del foro aretuseo ed oltre, mi ha particolarmente colpito la figura di uno dei suoi protagonisti: Luciano Campisi, scultore di qualità eccelse, nato a Siracusa il 13 settembre 1860 e morto all'età di 73 anni in una modesta casetta di piazza Duomo, nel febbraio del 1933. Sue opere si trovano in diverse città d'Italia, dell'Europa e del mondo e nella nostra città. Per ricordarne alcune: il busto di Giuseppe Garibaldi al Foro Italico, di Cesare Battisti nell'omonimo slargo nei pressi del mercato di via De Benedictis nonchè il progetto dei due pulpiti in marno della Cattedrale.
Come ci ricorda l'Autore, lo scultore Luciano Campisi fu aiutato economicamente da Serafino Privitera che lo indirizzò all'Accademia delle Belle Arti di Roma dove conseguì traguardi prestigiosi. Anche il Comune e la Provincia contribuirono al mantenimento degli studi dell'artista siracusano nella capitale. Di seguito pubblichiamo il ricordo di Luciano Campisi che Corrado Piccione riporta nel suo volume “Figure e fatti di vita siracusana” - Terza edizione riveduta e ampliata.

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“In una gelida giornata di febbraio del 1933 un modesto carro funebre percorreva le vie di Ortigia
nell'indifferenza dei passanti. Seguiva qualche persona anziana.
Eppure in quel giorno si era spenta la luce di un genio, di un autentico genio siracusano.
Era Luciano Campisi che lasciava questo mondo in silenziosa umiltà così congeniale al suo temperamento.
Di modeste origini aveva dimostrato sin dai primi anni giovanili una eccezionale vocazione artistica destinata ad estinguersi per la povertà di mezzi economici.
Ma un'anima generosa lo aiutò – Serafino Privitera, l'indimenticato autore dell'unica storia di Siracusa, sacerdote e cittadino di esemplari virtù, volle avviarlo all'Accademia delle Belle Arti in Roma ove si distinse tra gli allievi più dotati. Anche il Comune e la Provincia contribuirono alle necessita degli studi e della permanenza a Roma.
Il successo confermò le straordinarie doti del nostro concittadino. Nella capitale diede prova
della sua genialità creativa. Quando la coscienza pubblica era sollecitata da nobili fremiti patriottici
volle dedicare a Trento e Trieste, città allora irredente, un'opera di allegoria politica Ancora un fiore che riscosse convinti consensi anche dalla critica più agguerrita.
Creò altre opere Claudio imperatore, La tentazione di Eva, Amore, nelle quali le geniali intuizioni si fusero in espressioni simboliche evocatrici di perenni emotività.
Il monumento a Goffredo Mameli a Roma è opera sua, realizzata a seguito di vittoriosa affermazione in un concorso nazionale. Ed ancora il ricordo marmoreo di Michele Amari fu da Lui
realizzato per incarico deliberato dal Senato che, fra innumerevoli aspiranti scelse l'artista siracusano.
La sua ascesa verso mete sempre più alte fu continua. Divenuto notissimo all'estero fu chiamato a Buenos Aires, dove fu acclamato all'Esposizione Internazionale fra i più grandi artisti del tempo. A Boston creò monumenti di Dante e di Verdi, simboli imperituri del genio italiano.
Rientrato in Italia fu scelto per il monumento a Giuseppe Aurelio Costanzo, che rimane una delle opere più celebri ed ammirate in Europa ed in America, come ogni grande siracusano, non dimenticò mai la sua città, che – come soleva dire – portava sempre nel suo cuore, pur vivendo per decenni lontano ed in terra straniera.
A Siracusa volle donare l'ammirato busto marmoreo di Garibaldi posto nel Foro Italico all'inizio della villetta, che è ritenuto fra le più pregevoli immagini dell'Eroe dei due mondi, il monumento
a Cesare Battisti, nella piazza omonima, in ricordo dell'insigne patriota che sacrificò la vita per
l'Italia, ed ancora la delicata raffigurazione della Madonna al bivio stradale Floridia-Canicattini.
Nella nostra Cattedrale fu il progettista dei due artistici pulpiti di marmo voluti dall'Arcivescovo
Carabelli. I due disegni furono eseguiti dal prof. Orazio Nocera.
Negli ultimi anni della sua vita volle tornare a Siracusa e visse in solitudine in una modesta casa di piazza Duomo-
Pochi si accorsero della sua scomparsa che ebbe un'eco assai affievolita. Pochissimi lo ricordano
ancora.”
Si chiude qui il ricordo di Luciano Campisi da parte dell'avv. Corrado Piccione.
Per quanto mi riguarda ho pensato da subito di dover riproporre alle nuove generazioni la figura di un artista nostrano dalle qualità e notorietà internazionali. Personalmente sono rimasto affascinato e onorato dalla storia di un mio concittadino come Luciano Campisi e dei suoi sostenitori che lo capirono e lo aiutarono nella sua arte di scultore.
Altri tempi. Altre persone !

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