Legambiente Sicilia sulle inchieste giudiziarie che riguardano Siracusa

«Ribellarsi allo stato delle cose e cercare ostinatamente la verità oltre l’apparenza, serve sempre - lo sostiene Legambiente Sicilia a proposito delle inchieste giudiziarie di questi giorni -.
«Siamo garantisti e non vogliamo anticipare gli esiti di inchieste molto complesse che andranno valutate nelle sedi giudiziarie competenti. Siamo però contenti che attraverso le inchieste su quello che con una sintesi efficace è stato definito il “Sistema Siracusa”, si cominci a fare luce su uno dei momenti più bui della storia recente della nostra città e si possano svelare trame e vicende - anche giudiziarie - oscure, che riguardano interventi edilizi che hanno compromesso o rischiano di compromettere definitivamente pezzi del territorio della nostra città e non solo. Contro i quali, noi di Legambiente (con i nostri avvocati, i nostri consulenti e i nostri soci) ci siamo battuti. Per questo abbiamo pagato un prezzo altissimo con la condanna al pagamento di 18.000 euro di spese legali a seguito del rigetto da parte della Cassazione (non è però oggetto delle indagini che qui si commentano) del ricorso proposto contro una delle sentenze che aveva condannato il Comune di Siracusa (cioè la città, noi tutti) a un risarcimento dei danni assurdo. Oggi veniamo a sapere che, secondo quanto rivelato dalle indagini delle procure di Roma e Messina, esisteva un sistema messo in piedi per comprare e vendere giustizia (sentenze, incarichi di consulenza, pareri …). Proprio quei procedimenti amministrativi, che riguardavano la costruzione di un centro commerciale e di un complesso edilizio di 70 villette a ridosso delle Mura Dionigiane e del Castello Eurialo, nei quali Legambiente è stata parte così attiva, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati oggetto di questo gravissimo e degradante mercimonio. Vogliamo comunque ricordare che ancor prima che emergessero gli esiti di queste inchieste, il contributo degli esperti e degli avvocati di Legambiente in uno dei due procedimenti (centro commerciale Open Land) era stato decisivo per fare ridimensionare le pretese risarcitorie della società e per ottenere la sostituzione del consulente tecnico d’ufficio, oggi tratto in arresto. Così come non avevamo esitato un momento nel difendere quei funzionari della Soprintendenza di Siracusa che coraggiosamente avevano espresso parere negativo contro quegli interventi e per questo erano stati destinatari di richieste di risarcimento per milioni di euro.
Un prezzo altrettanto caro lo paga il territorio come dimostra, per esempio, la vicenda della discarica Cisma il cui ampliamento - finalizzato pure allo smaltimento del polverino dell'Ilva di Taranto - fu autorizzato senza alcuna procedura VIA. Un mercimonio tra controllati e controllori a cui Legambiente e la popolazione si sono strenuamente opposti pur trovando grande difficoltà a vedere riconosciute le evidenti anomalie che erano sotto gli occhi di tutti.
Un anno fa, lanciando la campagna di sottoscrizione in favore dell’associazione per il pagamento di quei 18.000 euro, ci siamo chiesti quanto costi difendere la Bellezza a Siracusa. Oggi possiamo dire che nonostante tutto difendere le ragioni della tutela dell’ambiente, della salvaguardia del paesaggio e della salute dei cittadini, quello che facciamo da sempre, da Lampedusa a Ragusa, dalle Isole Eolie a Siracusa, ha un valore inestimabile.
Grazie al generoso contributo di tanti sostenitori, in tutta Italia, siamo riusciti a coprire circa metà delle spese pagate al legale dell’Open Land. Soprattutto oggi possiamo dire di essere riusciti a far sentire con forza la voce del Paese che spera nel cambiamento e nella giustizia, di tutti coloro che credono e si battono per la difesa dei beni comuni aggrediti e minacciati.
Attendiamo la conclusione delle indagini e anticipiamo che se il quadro accusatorio fosse confermato, ritenendoci persone offese dei reati, non esiteremo a costituirci parte civile nei relativi procedimenti. Nel frattempo continuiamo a seguire con estrema attenzione».

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