Le incognite politiche sullo sviluppo siracusano

di Giuseppe Bianca

The day after delle elezioni regionali è pressochè silenzioso, una incognita.
Il capoluogo si trova con due soli deputati per affrontare tutte le emergenze del territorio e sono tante. I deputati sono, il primo: Stefano Zito che in questa sua esperienza parlamentare non si è visto mai in un convegno in un incontro istituzionale per affrontare tematiche per la loro risoluzione (a parte le inchieste su gettonopoli e sulla sanità locale ancora in itinere); per il secondo (nuovo) Giovanni Cafeo, politico di belle speranze (creatura politica di Gino Foti) e con l’imprimatur di Pippo Basso di Carlentini, il quale in questi giorni ha presentato l’agenda del territorio (il libro dei sogni?), i cittadini sono curiosi di capire se trova continuità all’Ars. Gente nuova nel resto della provincia ad eccezione del deputato uscente Pippo Gennuso del quale i cittadini non si ricordano nessun progetto o finanziamento (?) per la collettività in queste sue legislature (adesso sono tre). Tutto da verificare sul campo il valore dei neo eletti Rossana Cannata di Avola (erede del democristiano Iano Burgaretta) e il secondo Giorgio Pasqua che a Priolo prende lo scettro che fu di Pippo Gianni. Costoro sapranno integrarsi con il territorio siracusano? Sposeranno le relative vertenze in atto, hanno una eredità bollente da risolvere.
L’economia siracusana si è fermata già da tempo. Imprese, che prima rasentavano fatturati importanti e avevano decine di dipendenti, oggi lamentano sofferenze finanziarie e di liquidità e reclamano a più voci interventi a vario titolo per consentire oltre che sgravi fiscali soprattutto la ripresa economica a tutti i livelli.
Le famiglie siracusane sono in forte sofferenza. Anche quelle che possiamo tranquillamente annoverare nella cosiddetta medio-borghesia, sono in gravi difficoltà e non riescono a sbarcare il lunario. Ciò è dovuto alla crisi economica che di fatto blocca in casa fino a tarda età i figli e, addirittura, quando questi riescono a formare famiglia, a causa della precarietà del lavoro della coppia, si rifugiano direttamente dai genitori.
Siracusa è piena di questi esempi e purtroppo non sempre si riesce ad arrivare alla fine del mese anche con pensioni dignitose.
Eppure, non ci stanchiamo mai di dire che questa nostra terra ha risorse e propensione verso la crescita culturale ed economica in generale. Ha potenzialità inespresse che potrebbero essere messe in rampa di lancio per costituire l’ossatura del futuro sviluppo economico.
Ma serve una classe dirigente più coinvolta e coinvolgente. Servono progetti percorribili e fruibili a qualsiasi livello. Altrimenti il baratro è appena ad un passo da noi, e c’è il serio rischio che si denunci il default. Le famiglie siracusane non hanno più nemmeno la voglia e la forza di protestare. Sono stanche dell’andazzo e di sentirsi sempre dire che c’è crisi profonda e ogni progetto deve essere rinviato.
Non c’è nemmeno la forza per dire basta a questo stato di cose. L’unico sfogo è dato dal disertare le urne, come da qualche anno a questa parte accade e, soprattutto, non pagando le tasse e i tributi locali. Adesso si avvicina la scadenza da pagare di fine anno, ma almeno il cinquanta per cento dei contribuenti siracusani dichiara senza fronzoli di non avere i soldi per potere pagare le cartelle esattoriali. Immaginate se arrivano quelle esose dall’Agenzia delle Entrate.
E allora, prendiamo noi la loro voce e diciamo basta a tutto questo stato di cose. Bisogna avere il peso politico adeguato alla circostanza. Siracusa non può essere l’ultima ruota del carro o essere sacrificata sull’altare delle grandi città anche limitrofe. I nostri rappresentanti ai Parlamenti devono sapere concretizzare gli sforzi per portare a casa fondi, stanziamenti e opportunità di lavoro e occupazione. Non è possibile che dalle nostre parti la lancetta della crisi e della disoccupazione segni addirittura il 20% con un balzo in avanti di ben 6 punti percentuali rispetto allo scorso anno, quando al Nord Italia ci si ferma al massimo al 9%. Qualcosa non va per il giusto verso. Anzi, più di qualcosa e devono essere i nostri politici a comprendere il modo e i tempi in cui attivare le strategie (ammesso che ve ne siano) per rilanciare quelle attività produttive che garantiscono il benessere.
Non bisogna essere delle aquile per mettere a fuoco le opportunità da sfruttare: pensiamo al porto commerciale di Augusta, che ha il suo credito all'Unione europea, mortificato dall’ex governatore della Sicilia. Un'opportunità è costituita dal porto grande, qualora si completassero del tutto i lavori alle banchine ancora da definire, e si completasse il porto turistico, rimasta un'opera incompiuta. Bisogna anche dare spazio alla grande industria, perché rappresenta ancora oggi un significativo sfogo per il lavoro e l'occupazione. Il turismo ci sembra essere l'eterna promessa e per il momento, al di là dei convegni e delle buone intenzioni, non decolla affatto, anzi.

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