Le bonifiche dimenticate la Regione prima colpevole rimane sempre assente

di Salvatore Maiorca

Le bonifiche dimenticate. La Regione prima colpevole. Come al solito. E’ questo il vero nodo del problema ambiente nella zona industriale.
Qualcosa si mosse quand’era ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: dall'8 maggio 2008 al 16 novembre. Fino a classificare il sito Priolo come Sin: Sito d’interesse nazionale. Poi tutto si è di nuovo fermato. Almeno per la parte pubblica. Proprio per l’assenza della Regione.
Per la parte privata qualcosa è stato fatto e si sta facendo dai quattro principali poli industriali: Esso, Sasol, Eni e Isab. Anzi Esso e Isab sono state obbligate dall’Autorità giudiziaria ad accelerare i loro interventi di rispettiva competenza. Qualcosa sta facendo il ministero dell’Ambiente. Sia pure con il passo lento, elefantiaco, che caratterizza la mano pubblica italiana. Ma la Regione dov’è? I nostri deputati regionali, eletti qui e ben pagati, anzi strapagati, a Palermo, dove sono? Che fanno? Conoscono questi problemi?
Bene hanno dunque fatto i manifestanti dei giorni scorsi a volgere l’attenzione alla mano pubblica. Ma hanno mirato sull’obiettivo minore: i sindaci. Il vero obiettivo è la Regione con i suoi strapagati deputati: “la fogna del potere” la definisce Pietrangelo Buttafuoco.
Fin dal tempo dell’avvio delle bonifiche (l’era Prestigiacomo) lo stanziamento dello Stato ci fu: si parlò inizialmente di 170 miliardi di lire, poi ridotti a 110, poi a 100, poi completamente svaniti nel nulla. Ma la signora Regione, ancorché più volte e pressantemente sollecitata, rimase completamente assente: della serie mussoliniana “ma ne frego!”. La quota di finanziamento della Regione non c’è mai stata. E proprio per questo il ministero ha dirottato altrove il nostro finanziamento. E i nostri signori deputati, sia regionali che nazionali, sempre strapagati, completamente assenti e silenti anche loro, dov’erano? dove sono? E chi lo sa? Chi li ha visti? A parte la colletta dei voti per le elezioni.
Era il 6 gennaio 2017 quando il socialista priolese Christian Bosco annunciava con soddisfazione: “Partono le bonifiche del sin di Priolo. Adesso fare arrivare più fondi e avviare celermente la cantierizzazione dei lavori”. Poi il silenzio. E ora questa manifestazione che riaccende i riflettori. Ma questi riflettori devono rimanere accesi. E sugli obiettivi giusti: non sarà mai ripetuto e ribadito abbastanza: la Regione e i suoi signori deputati.
In quello stesso gennaio 2017 Bosco segnalava che “il Ministero, rispondendo all’ennesima interrogazione parlamentare del deputato socialista Oreste Pastorelli, ha dato la notizia che attendavamo da tempo: le bonifiche sono partite”. Ma precisava anche: “Ora bisogna stanziare gli ulteriori fondi necessari al completamento delle attività di risanamento ambientale e approvare i restanti progetti di riqualificazione ambientale”.
Siamo rimasti al palo. Precisava Bosco: “Nonostante che il ministro Galletti abbia nuovamente ribadito che ancora alcuni decreti di approvazione di progetti di bonifica sono fermi per colpa della Regione (problematica provvisoriamente superata per alcuni di essi con l’avvio della procedura d’urgenza) la strada intrapresa è quella giusta. E’ un piccolo passo nella riqualificazione dell’intera area (visto che le conferenze di servizi tenutesi fino ad oggi hanno approvato progetti di bonifica per aree di estensione totale pari ad oltre 1.000 ettari) ma, senza ombra di dubbio, è quello giusto. Chi di competenza deve essere celere nell’avviare la cantierizzazione dei lavori perchè è inammissibile che centinaia di milioni di euro possano restare congelati per anni o addirittura persi a causa di amministratori incapaci e inadempienti. Ogni singolo centesimo che arriva per la nostra terra va speso; ne va della salute di migliaia di cittadini e dello stesso sviluppo del territorio che potrà avere una nuova fase di crescita solo con l’avvio totale delle bonifiche e di un nuovo piano di sviluppo territoriale che favorisca il superamento dell’attuale (e vecchia) politica industriale”.
Parole al vento. Per quanto riguarda gli interventi già in corso di realizzazione e quelli prossimi all’avvio connessi alla presenza di ceneri di pirite, viene segnalato che:
Qualcosa si sta facendo “nella penisola Magnisi: la rimozione dei terreni frammisti a ceneri di pirite e il ripristino originale dei luoghi; – a dicembre 2015 la regione siciliana ha trasmesso il progetto di bonifica della riserva naturale «Saline di Priolo», nella quale risultano abbancate ceneri di pirite; le analisi eseguite dalla Versalis sugli abbancamenti di ceneri di pirite nelle aree di propria pertinenza hanno evidenziato la loro naturale inertizzazione e di conseguenza il loro bassissimo impatto ambientale”; intervento analogo per il campo sportivo «Fontana» del Comune di Augusta; intervento anche all’ex impianto cloro-soda della ex Enichem (ora di pertinenza della Syndial del gruppo ENI). Qalcosa anche per la problematica amianto; bonifica dei terreni a sud del Vallone della neve, per una superficie di circa 185 ettari.
Interventi anche “per la falda idrica delle aree industriali del Sin di Priolo. Ritardi invece per l’area portuale. Per le aree di pertinenza della cementeria di Augusta, per la cava di calcare denominata Costa Giggia.
Il libero consorzio comunale (già Provincia) ha certificato l’avvenuta bonifica dei terreni all’interno della centrale ENEL. Per l’area della centrale ENEL di Priolo sono state avviate le attività di bonifica dei suoli e delle acque di falda.
Per quanto riguarda la qualità dell’aria-ambiente sono state registrate criticità in merito al biossido di azoto NO2, al materiale particolato PM10 e all’ozono. Ma non è stato superato “in nessuna stazione dell’area il valore limite annuale (40 μµg/m3) è stato superato nelle stazioni del comune di Siracusa «Scala Greca» (50 mg/m3) e «Belvedere» (41 mg/m3) mentre per l’ozono si verificano numerosi superamenti dell’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana (120 μµg/m3)”.
Ma l’inizio della “nuova frontiera” che auspicava Bosco, “verso la quale la politica deve guardare per dare al territorio siracusano uno sviluppo economico migliore di quello prospettato oltre 60 anni fa” è ancora lontano.
Tuttavia va sempre ricordato chi rimane il grande assente: la Regione.

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