L’aggressione e il fuoco, la concausa per la morte dell’anziano Pippo Scarso

La morte di Giuseppe Scarso, l’anziano siracusano arso vivo nella sua abitazione la notte del primo ottobre e morto dopo 75 giorni di agonia all’ospedale Cannizzaro di Catania è dovuta per le conseguenze dell’aggressione col fuoco che costituirebbero una concausa. Queste le prime indiscrezioni trapelate all’esito della perizia medico legale eseguita dall’anatomopatologo incaricato dal pm Andrea Palmieri.
In buona sostanza, l’inalazione dei fumi e le lesioni provocate dal fuoco in varie parti del corpo, avrebbero influito anche se in parte non considerevole a provocare il decesso dell’anziano.
Si tratta di pochi ma significativi elementi che indirizzeranno il pm Palmieri, titolare dell’inchiesta, a determinare il tipo di accusa da sostenere nei confronti dei due indagati, il 19enne Marco Gennaro, ritenuto complice del 18enne Andrea Tranchina. Per entrambi, come si ricorderà, su richiesta della Procura di Siracusa, il Gip Carmen Scapellato ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti, i due si sarebbero resi responsabili di una serie di condotte moleste ai danni dell’anziano. Già il 28 settembre la coppia di amici, insieme con un terzo giovane, che risulta indagato a piede libero per non avere partecipato al raid costata la vita a don Pippo, si erano avvicinati alla casa di Scarso e avevano gettato all’interno sterpaglie cercando di appiccare il fuoco, dando alle fiamme il portone d’ingresso.

Il 30 settembre gli stessi giovani avevano molestato l’anziano gettandogli dell’alcol sui gradini della porta di casa: le fiamme avevano raggiunto l’anziano al volto provocandogli delle lievi ustioni. La notte decisiva, quella tra il primo e il 2 ottobre, Tranchina e Gennaro secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile, si sarebbero introdotti nell’abitazione di via dei Servi di Maria e dopo aver dato alle fiamme Scarso, per poi darsela a gambe.
L’attenzione adesso si sposta tutta alla data del 18 luglio quando la Corte di Cassazione scioglierà il nodo relativo alla richiesta di annullamento della misura cautelare nei confronti di Gennaro. La difesa, rappresentata dall’avvocato Aldo Ganci, ha eccepito la nullità dell'ordinanza cautelare poiché il suo cliente non era stato interrogato entro i termini previsti dalla legge.

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