L’affaire Siracusa, veleni al palazzo di giustizia

di Titta Rizza

“L’affaire Siracusa” ha provocato nella nostra comunità smarrimento, perché tutti si chiedono “ma nelle mani di chi siamo”.
Non hanno torto perché se vacilla la giustizia, se una comunità non ha fiducia nei propri giudici, ciascun uomo deve rinchiudersi in se’ stesso, e oscilla fra il sentirsi martire e il diritto di farsi furbo anche lui.
In una parola viene meno la fiducia, e perdiamo stima e fiducia nell’avvocato, nel poliziotto, nel magistrato.
Ma non è così.
Innanzi tutto dobbiamo ricordarci che possiamo chiamare colpevole una persona solo dopo il terzo grado di giudizio,Tribunale – Corte di Appello – Cassazione , e fatta questa precisazione mi sento di dire a gran voce che tutti gli operatori della giustizia di questa Città siamo tutti delle persone per bene: avvocati e magistrati innanzi tutto, senza dimenticarci di Carabinieri ,poliziotti e guardie di finanza che come nel caso che ci ha toccato, hanno operato con grande senso di responsabilità eseguendo in assoluto silenzio le disposizioni che arrivavano loro da giudici della Repubblica.
Siamo quasi due mila gli avvocati di Siracusa ed il 99,99 per cento siamo dei professionisti che ogni giorno tiriamo con grande dignità la carretta del nostro lavoro compiendo con la massima onestà e limpidezza il nostro lavoro.
Ci sono a Siracusa una quarantina di magistrati fra Procura e Tribunale ed una ventina di Giudici e di Pubblici Ministeri Onorari e posso mettere la mano sul fuoco sulla loro onestà e dirittura morale.
Possiamo dissertare sulla loro preparazione, sui loro comportamenti a volte irriguardosi nei confronti di quei protagonisti della aule forensi che sono gli avvocati,ma sulla loro onestà non c’è nessun dubbio, nessun’ombra.
Dobbiamo avere fiducia in questa classe di avvocati; non e’ vero che come comprano giudici, possono vendere i propri clienti che si affidano a loro.
Non è assolutamente vero: dal più giovane al più anziano degli avvocati di Siracusa tutti sono degni della massima e più incondizionate fiducia: fatelo dire ad un vecchio avvocato che da decenni frequenta le aule di questo Tribunale e giornalmente si incontra e si scontra con altri avvocati e con giudici e pubblici ministeri.
Le pecore nere ci sono in ogni contesto sociale; ma la nostra società di avvocati ,magistrati e poliziotti è fatta da figli di questa piccola e media borghesia che ringraziando Dio ancor oggi è legata al mondo dei valori,primo fra tutti quello dell’onestà.
Ma anche i politici debbono fare la loro parte per togliere a chi esercita le funzioni di giudice la tentazione dell’illecito.
Deve essere garantito al magistrato di carriera come al giudice onorario,come al giudice di pace uno stipendio dignitoso che lo induca al lavoro e che lo liberi da ogni tentazione.
Ma questo non basta: un ventennio or è il legislatore si dimenticò del giudice amministrativo.
Tolse al giudice ordinario (quello dei Tribunali, tanto per intenderci) la possibilità di svolgere altre funzioni ben retribuite oltre quella di giudicare in un Tribunale.
Si dimenticò del giudice amministrativo il quale invece può svolgere queste attività extra; immaginate può far parte di un collegio arbitrale per controversie di miliardi e guadagno in un sol colpo l’equivalente di dieci anni di stipendio di un giudice di Tribunale.
E se guadagno in un sol colpo centinaia di migliaia di euro non debbo restare legato a chi mi nomina arbitro?
Non dimentichiamoci che la giustizia è il perno fondamentale su cui si fonda la vita di ogni uomo: non per nulla nel Discorso della Montagna Gesù promise ricompensi in cielo per i martiri della giustizia.

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