La giunta comunale risarcisce le spese legali a consiglieri comunali

L’esecutivo comunale ha esitato lo scorso anno 15 le delibere relative a rimborsi per spese legali sostenute da amministratori, funzionari e dipendenti del Comune per la difesa in un procedimento penale con gli stessi nell’esercizio delle loro funzioni e conclusosi con assoluzione con formula piena. I fondi per pagare le spese sono tratte da uno specifico capitolo di bilancio del 2017 per “Spese per liti, arbitraggi e consulenze”. Procedendo in maniera cronologica, la giunta municipale ha deliberato nella seduta del 23 novembre il rimborso delle spese legali sostenute dal presidente del consiglio comunale Santo Armaro, che, da presidente della prima commissione consigliare, insieme con altri componenti delle commissioni, ha subito un procedimento penale concluso con la sentenza del gip del tribunale di archiviazione. Il rimborso è stato quantificato nella somma di 2mila 626euro. Il 28 novembre, la giunta Garozzo ha deliberato il rimborso delle spese legali nei confronti della consigliera comunale del Pd, Carmen Castelluccio, coinvolta nell’inchiesta della Procura relativa alla vicenda Zuimama ma la cui posizione è stata stralciata dal gip con una sentenza di archiviazione. La somma rimborsata ammonta a 4mila 596 euro. Due le pratiche di rimborso delle spese legali deliberate dalla giunta comunale alla consigliera comunale Simona Princiotta per le spese sostenute nel procedimento penale davanti al Gup per l’attività connessa alle sue funzioni pubbliche. Con delibera del 19 dicembre è stata corrisposta la somma di 10mila 685 euro che riguarda le spese legali relative a una vicenda giudiziaria che si è conclusa il 15 giugno 2016 con un verdetto di assoluzione emesso dal gup del tribunale aretuseo perché il fatto non costituisce reato. Il secondo rimborso ammonta a 8mila 527 euro e riguarda il procedimento penale che si è svolto davanti al tribunale e che riguarda la denuncia di ingiuria per attività connesse allo svolgimento del proprio mandato di consigliera comunale. In questo caso il tribunale con sentenza del 12 luglio 2016 ha dichiarato il non doversi procedere perché quella specifica contestazione non è prevista dalla legge come reato.

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