La dolcissima favola del Siracusa superstar

di Armando Galea

In questo meraviglioso congegno in cui si è trasformato il Siracusa bruttino di inizio stagione c’è la mano di un mago che di nome fa Adrea e di cognome Sottil. Un mago che preso in mano un organico appena discreto, tanto da far temere per il salvataggio della categoria, lo ha così bene voltato e rivoltato come un calzino che è bastato il recupero dall’infortunio di Valente e qualche indovinato innesto a gennaio, per trasformarlo in un giocattolo bello a vedersi e persino in grado di divertire, in cui tutto funziona a meraviglia. Persino l’attacco che sembrava il reparto più gracile si è messo a segnare a getto continuo, riuscendo a mettere, solo negli ultimi tre incontri, ben undici palloni nelle reti avversarie, imitato dalla difesa che ha saputo chiudere la saracinesca davanti a Santurro fino ad incassare nello stesso periodo la miseria di due soli gol. Certo, non si può pretendere che continui sempre così, anche se tutti lo sperano, ma aver agganciato il sesto posto quando fra le cinque squadre che lo precedono, chi più chi meno arranca, è un fatto che ha del miracoloso e che fa riconoscere agli osservatori neutrali che il Siracusa è la squadra che sviluppa in questo momento il miglior gioco. Quel che più stupisce in questa squadra è che in tutte le altre, se si sostituisce una pedina ne risente tutto il complesso, mentre nel caso del Siracusa puoi disinvoltamente sostituire uno, due e anche tre o quattro giocatori, e la squadra gira sempre a meraviglia, segno che ad assimilare gli schemi di Sottil non è stato solo la rosa di prima squadra, ma l’intero gruppo i cui componenti sono tutti titolari in pectore e in grado di inserirsi senza far saltare gli schemi. Uno stato di grazia che una volta raggiunto non si sa dove possa andare a parare. Mancano infatti alla fine del campionato dieci partite con trenta punti complessivamente in palio e tutto lascia pensare che una squadra del genere con l’arrivo ormai prossimo della primavera possa sviluppare un gioco anche più arioso di quello già bello a vedersi che riesce attualmente a sviluppare, non avendo da temere i terreni pesanti di un inverno particolarmente inclemente come quello appena trascorso. E fioccano le domande, che lo spettatore si pone a proposito dei giocatori più in vista, domande ormai destinate a restare senza risposta. Come può, ad esempio, un giocatore come Catania non essere stato pienamente valutato per quel che sta dimostrando di valere? E come può un giocatore fermo da tre anni come Turati essere tornato disinvoltamente al livello di prima?
E per finire, come possono i vari Santurro, Azzi, De Silvestro e Valente, e potremmo citare tanti altri nomi, a non essere stati ancora notati da osservatori di squadre di categoria superiore? Sono i misteri del calcio per i quali forse è inutile scervellarsi per trovare una spiegazione.

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