La discarica Cisma nel ciclone dell’inchiesta di Messina

Riflettori puntati sul filone d’inchiesta «Caso Siracusa» sui consulenti tecnici Vincenzo Naso e Mauro Verace, che figurano tra i 15 indagati dell’inchiesta della Procura di Messina, erano stati in precedenza coinvolti nell’indagine sul traffico illecito di rifiuti attorno alla discarica Cisma Ambiente di contrada Bagali a Melilli, denominata “Piramidi”, coordinata dalla Dda di Catania. Mentre Naso nel novembre scorso è stato assolto dal gup del tribunale di Catania, Pietro Antonio Currò, Mauro Verace è tuttora imputato nel troncone principale del processo che si sta svolgendo davanti al tribunale penale di Siracusa.
Da quanto ricostruisce il gip del tribunale di Messina, Maria Vermiglio, il 14 febbraio 2014 il Procuratore Giordano ha assegnato al sostituto Longo il procedimento, iscritto a carico di 3 persone a seguito della seguito della comunicazione della notizia di reato depositata dal Nucleo operativo Ecologico dei carabinieri di Catania. Gli investigatori avevano segnalato l'esistenza di anomalie nella gestione delle attività da parte delle società Cisma Ambiente spa, Paradivi servizi srl e Siram srl di Catania. Il magistrato
ordinava al comune di Melilli di esibire la documentazione amministrativa concernente i manufatti di recente realizzazione. La Cisma nominava, come proprio difensore di fiducia, l'avv. Giuseppe Calafiore che chiedeva che l’accusa disponesse una consulenza tecnica per verificare la veridicità delle accuse.
“Nonostante la singolarità della richiesta – scrive il gip - finalizzata all’accertamento, non di un dato tecnico quanto alla veridicità di profili giuridici legati alla legittimità di un'attività d'indagine (…) il sostituto conferiva a Mauro Verace (ritenuto esperto in materia di rifiuti) il mandato di accertare se l'impianto della Cisma Ambiente fosse stato autorizzato nel rispetto delle prescrizioni (…) Conferiva, altresì, incarico ad un esperto contabile, Francesco Corrado Perricone di accertare se le dichiarazioni annuali dei redditi dal 2011 aI 2013”, presentate dal legale delle società coinvolte “rappresentassero fedelmente la situazione economico-finanziaria delle società (…) nonostarte non vi fosse al riguardo alcuna notizia di reato. In modo altrettanto singolare il Longo, aderendo ad una richiesta della difesa e segnatamente del legale Calafiore nominava, il giorno dopo, il sei novembre 2014, il prof. Vincenzo Naso, esperto in altro settore, perché valutasse ancora una volta profili squisitamente giuridici e cioè analizzare la documentazione, verificare lo stato dell'iter amministrativo della pratica, valutare l’operato dei funzionari regionali e accertare se l'ampliamento della discarica fosse stato escluso dall’Autorizzazione di Valutazione di impatto ambientale rilasciata alla società”.
Scrive il gip Vermiglio: “Si trattava evidentemente di una consulenza che non aveva alcuna attinenza con il procedimento penale di cui si stava occupando il magistrato (il fascicolo era stato iscritto per violazioni edilizie e traffico illecito di rifiuti) e che era invece determinante per il processo amministrativo al quale era interessato il Calafiore”.
Le consulenze disposte dal pm arrivavano a conclusioni “non solo erano estranee all’oggetto procedimento penale ma “risultavano diametralmente opposte rispetto a quelle cui perveniva il consulente, nominato dall’accusa nell’ambito del procedimento avviato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, trasmesso alla Procura etnea. Un’anomalia, come altre, segnalata anche da pm Tommaso Pagano che si è occupato della vicenda Cisma nel procedimento in cui era coassegnatario con il procuratore capo di Siracusa Francesco Paolo Giordano.

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