La Consulta dichiara incostituzionale la legge Madia

Esultano gli esponenti delle associazioni contrari all’accorpamento delle Camere di Commercio del Sud-est, infatti recentemente la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale quella parte della legge di riforma delle Camere di Commercio, cosiddetta riforma Madia, in cui prevede che il rapporto con le Regioni deve essere sancito da un semplice parere e non da una intesa.
La Corte Costituzionale, di fatto, congela la riforma delle Camere di Commercio, in quanto «queste svolgono compiti che esigono una disciplina omogenea in ambito nazionale e no compongono un arcipelago di entità separate, ma costituiscono i terminali di un sistema unico di dimensioni nazionali». Per la Consulta è necessaria l’intesa tra Stato e Regioni. Intesa che invece non si è verificata così come sollevato da alcune Regioni quali Liguria, Lombardia, Puglia, Toscana i cui ricorsi sono stati accorpati e discussi insieme.
Le associazioni affermano: «la posizione assunta dalla Consulta è contenuta in un ricorso al Tar di Catania da noi promosso - è scritto in una nota diffusa da Siracusa Protagonista - ricorso questo ancora non discusso, cosi come quello sulla regolarità di alcune procedure adottate nella fase di accorpamento». La sentenza, depositata il 13 dicembre, sospende quanto previsto dal decreto Calenda sugli accorpamenti e lascia aperta la porta ad un diverso assetto del Sistema Camerale.
Nel documento si fa menzione che dopo l’approvazione della legge Madia che assegnava precise linee guida diverse da quelle fino allora vigenti, il consiglio camerale della Camera di Siracusa aveva votato la revoca dall’accorpamento con Catania e deliberato l’adesione ai nuovi parametri, volontà disattesa nei passaggi successivi. La sentenza della Consulta apre nuovi scenari che sono in linea con la visione del nuovo Governo Regionale che non vuole perdere la opportunità di una ulteriore Camera in Sicilia, Siracusa – Ragusa, e quindi ha scritto al Ministero che darà la propria intesa alla Riforma a condizione che in Sicilia siano cinque le Camere e non quattro come ora, cosi come indirizza la stessa legge Madia».
A questo punto si richiede un forte impegno delle Istituzioni – prosegue la nota -, delle Imprese e dei cittadini, a salvaguardia del proprio territorio onde evitare che la nostra Camera di Commercio possa diventare un contenitore vuoto perdendo, in arroganti diatribe territoriali, le professionalità interne e la riduzione di peso specifico delle nostre imprese».

Pubblica su Facebook