La classifica degli atenei italiani pubblicata dal Sole 24 Ore conferma un’Italia tagliata in due

Parlando delle Università siciliane secondo una classifica annuale del Sole 24 Ore le peggiori di Italia per qualità di servizi e ricerca didattica.
I numeri da qualunque parte li si guardi sono impietosi. La classifica degli Atenei italiani pubblicata dal Sole 24 Ore conferma un’Italia tagliata in due. In cima le Università di Verona, Trento, Bologna, in coda quelle meridionali con Catania e Palermo che annaspano rispettivamente 54° e 55° su 61. E con Messina, unico dato in controtendenza che invece si piazza quasi a metà classifica, 35°, recuperando 4 posizioni rispetto alla graduatoria dello scorso anno. Questo per ciò che riguarda le Università statali. Se passiamo alla graduatoria di quelle non statali spicca in negativo il risultato della Kore di Enna classificatasi all’ultimo posto. Dodici gli indicatori scelti per elaborare la classifica, dalla didattica, alla ricerca, ai collegamenti internazionali, alle esperienze lavorative durante il corso di laurea. Parametri che dipendono in parte dalla tenuta economica del territorio circostante e se il sud va sempre più indietro nella classifica del reddito e del benessere è difficile che le sue Università possano fare meglio
Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo: “Normalmente io non sono mai polemico, però questa volta mi permetterò di esserlo, questi sono dei dati un po forvianti e se si guarda con più attenzione l’articolo intanto per quanto riguarda i dati sulla ricerca questi sono dati vecchi e si fa ancora riferimento alla valutazione e all’esercizio della valutazione della ricerca della 2004/2010, mentre sono già disponibili i dati 2011 – 2014 che sono dati nei quali le Università Siciliane sono nettamente migliorate. Proprio adesso abbiamo avuto i dati sul fondo premiale, cioè su quella parte del fondo funzionamento ordinario legato ai risultati e alle ricerche e noi abbiamo un positivo trend in crescita in alcuni punti percentuali.
Quindi i dati sulla ricerca sono nettamente migliorati e invece il Sole 24 Ore non ne tiene conto. D’altra parte, anche per quanto riguarda la didattica, il Sole 24 Ore tiene in considerazione tre parametri che poco hanno a che fare con la qualità del servizio dato dall’Università, perché quando si va a considerare il parametro di attratività come studenti fuori regione che vengono a studiare da noi, è chiaro che le ultime quattro sono Sassari, Cagliari, Palermo e Catania, mentre Messina ha naturalmente la vicinanza con Reggio Calabria. Se si va a guardare come indicatore quello della occupazione è chiaro che si paga una situazione economica e sociale che evidentemente ha delle caratteristiche che ben conosciamo, come pure se di guarda l’altro indicatore che è quello relativo alla attrazione di finanziamenti evidentemente anche in quel caso diciamo ci sono delle problematiche che sono inevitabili”.
Quindi diciamo che l’Università di Palermo paga i prezzi che vengono pagati dai cittadini per una Regione che ha ancora delle carenze, delle lacune, forse un dato che colpisce è quello della valutazione sulla didattica e sui servizi che danno gli stessi studenti
Micari: “Infatti devo dire che sono proprio quelli gli indicatori che ci fanno perdere terreno, quello che dicevo, quella della attratività, e anche quello delle borse di studio, del diritto allo studio, dove evidentemente ci sono precise responsabilità anche se adesso la regione siciliana sta cercando di migliorare da questo punto di vista.
Se invece andiamo a guardare altri indicatori, che sono più legati alla qualità della didattica per esempio il parametro sulla dispersione, quanti studenti continuano sulla magistrale da noi, se guardiamo il parametro sui numeri di crediti che gli studenti acquisiscono, quello della internazionalizzazione, li siamo nella parte alta della classifica”.

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