Inizio-boom del calcio mercato Magnani e Parisi i più richiesti

di Armando Galea

Con l’apertura del mercato di riparazione, ci stupisce non poco…lo stupore manifestato da diversi soggetti per le richieste del Brescia e del Cagliari, il primo interessato a Parisi e il secondo a Magnani. Ma ci stupisce ancor di più che la previdenza di cui va fiero il Siracusa non abbia preceduto queste richieste, sottoponendo ai due giocatori quanto meno un biennale per puntare ad una loro valutazione, ancora maggiore dell’attuale e assicurarsi un futuro quanto meno più tranquillo. Ma come al solito fra il dire e il fare c’è una bella differenza e non ci vuol molto a capire che anche queste due storie finiranno per avere la stessa conclusione del caso Valente che alla fine dello scorso campionato volò verso altri lidi, lasciando nella squadra un vuoto che neanche la bravura di Antonello Laneri è riuscita finora a colmare. Cosa significa tutto questo? Semplicemente che l’esperienza non è servita a niente, nonostante la storia del Siracusa sia ricca di occasioni simili, tutte banalmente mancate. Ma il caso più eclatante è quello di Agatino Parisi, siracusano doc, cresciuto nell’Hellenika, una società dilettantistica siracusana al cui settore giovanile il Siracusa non si era curato di guardare. Arrivato al Catania fu invece lanciato con successo in prima squadra. Riportato dall’abilità e dall’intuito di Laneri a Siracusa, rischia però di ripartire ancora una volta, perché a un giovane, per quanto legatissimo alla maglia azzurra, non si può presentare un programma a lunga o a media scadenza senza che questi non sia fatalmente attratto dalle proposte di chi è invece in grado di dare già da subito onori e gloria. Un ragionamento che non fa una grinza e che non risparmia neppure le panchine, come dimostra il caso Sottil, che dopo avere atteso per quasi due mesi, precisi segnali dalla proprietà circa le previsioni temporali di realizzazione del progetto cui era stato chiamato a partecipare, finì con l’accasarsi al Livorno, la cui squadra, grazie anche alla sua opera, viaggia nel girone B con dodici punti di vantaggio sulla seconda.
E mentre si profilano all’orizzonte analoghe richieste per Tomei, Daffara e Liotti, tutti questi casi messi insieme portano alla sola conclusione che una piccola società come il Siracusa, interamente sulle spalle di un solo uomo, ricco di passione e di buona volontà quanto si voglia, per far quadrare i conti deve puntare sulla valorizzazione di almeno due,tre giovani l’anno e sulle plusvalenze di giocatori costati dieci e ceduti a cento. Chi è bravo a farlo, come l’Atalanta, il Chievo e il Sassuolo, riesce a mantenere, anche per anni, la squadra anche nella massima serie. Chi pensa invece di rifare di sana pianta l’organico ad ogni inizio di campionato, è libero di farlo, ma con tutti rischi per i bilanci societari che questa consuetudine comporta.

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