Il Siracusa un’organizzazione capillare che richiede un’energica messa a punto

di Armando Galea

La sconfitta di Andria, non è solo un risultato che stupisce per come è arrivato, ma è anche un campanello di allarme per la solidità e per la validità dell’assetto societario che patròn Cutrufo, che tutto è fuorché un accentratore, ha pazientemente costruito sull’esempio di realtà calcistiche modernamente strutturate. Ma se si pretende che con uno stuolo di collaboratori, il presidente debba continuare a fare tutto o quasi da solo, c’è da licenziare l’argomento con la celebre esclamazione di Gino Bartali “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. E senza stare ad enumerare i tanti altri casi di vuoti dirigenziali che sono emersi qua e là in passato, ci limitiamo a citarne solo gli ultimi tre in ordine di tempo. Il primo è rappresentato dal rapporto fra società e tifosi che presenta crepe che sono sotto gli occhi di tutti. Non c’è infatti partita interna senza che la società non sia incorsa in multe salate per spari di petardi e mortaretti. Ora se fra le tante cariche distribuite da Cutrufo non ci fosse anche quella di addetto ai rapporti coi tifosi, ci limiteremmo a sostenere che la società è vittima due volte: una prima volta del concetto di responsabilità oggettiva che non abbiamo mai condiviso e una seconda volta delle intemperanze dei tifosi. Ma se invece quella carica esiste, non si capisce perché il suo titolare non si sia ancora deciso ad avvicinare i capi ultrà per chiedere loro di impedire drasticamente il salasso settimanale delle multe e a richiamare gli addetti alla vigilanza ad un maggior controllo visto che i petardi che esplodono all’interno del De Simone da qualche parte devono pure entrare. Il secondo caso riguarda invece le trasferte vietate. D’accordo sulla pessima fama che si è fatta la tifoseria siracusana, ma quando è troppo è troppo. Con l’Andria, ad esempio, a giustificare il divieto non c’erano, a quanto ne sappiamo, precedenti di disordini, eppure il divieto è arrivato lo stesso. Chi deve protestare, Cutrufo o qualcuno dei collaboratori messi lì apposta anche per vigilare sul trattamento riservato al Siracusa? Il terzo ed ultimo caso riguarda un giocatore che per la verità si è sempre distinto per attaccamento alla squadra ma che in occasione della partita col Trapani, dimenticando di essere in diffida e quindi a rischio di squalifica e che il suo allenatore aveva gli uomini contati, si è fatto scioccamente ammonire per essersi tolta la maglia dopo il gol del pareggio. Pensate che il team manager o chi per lui, pur considerando quanto pesante si è rivelata ad Andria l’assenza del giocatore, si sia sognato di richiamarlo e di ammonirlo? Meglio allora quando la società non contava sulla pletora di addetti ai lavori di adesso, se Cutrufo deve continuare ancora ad occuparsi, come prima e più di prima, di tutto e di più.

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