Il Siracusa è da promozione? La speranza non costa niente

di Armando Galea

All’indomani della vittoria di Caserta, chi segue da vicino le sorti del Siracusa si domanda due cose. Quale futuro può avere questa squadra in prospettiva promozione e se la diversità di rendimento fra le partite in casa e quelle fuori può incidere in positivo o in negativo. Al primo quesito, se parliamo di promozione diretta, diciamo che anche se le possibilità sono poche, la speranza non costa niente. E anche se ci sono squadre come Lecce e Matera che si fanno largamente preferire rispetto a tutte le altre, Catania compreso, il calcio è un pozzo di San Patrizio di sorprese e alla fine può accadere di tutto. Visti infatti all’opera i pugliesi e i lucani impegnati nella sfida di sabato scorso, sembrava di assistere ad un anticipo di serie B, visto il gioco arioso che riuscivano a sviluppare da una parte e dall’altra. Messe così le cose, al Siracusa resterebbe la possibilità di accedervi passando per la porta di servizio dei play-off, una possibilità comunque remota sia per il meccanismo che li regola che per la tradizione avversa che li accompagna. Cosa buona e giusta, se una parvenza di razionalità ancora esiste nella disciplina sportiva del calcio, sarebbe certamente quella di non forzare i tempi di un costoso tentativo di scalata senza la garanzia di raggiungere l’obiettivo, puntando invece tutto sull’annunciata riforma dei campionati che dovrebbe portare ad una suddivisione della serie cadetta fra una B/1 e una B/2, quest’ultima formata dalle prime cinque classificate di ognuno dei tre gironi di serie C, più le ultime tre classificate della vecchia serie B. Optando per questa opportunità si realizzerebbe certamente un risparmio sugli investimenti necessari per operare il tentativo, e si avrebbe un passaggio più graduale rispetto alle tante squadre neopromosse che una volta raggiunto l’obiettivo si trasformano in formazioni-cuscinetto. Per rispondere al secondo quesito, cioè quello della contraddittorietà del rendimento interno con quello esterno, bisogna scomodare innanzitutto la necessità per le squadre di casa di fare la partita che richiede un apparato propositivo a centrocampo che il Siracusa da diversi anni non ha e al quale ha probabilmente rinunciato, visto che nel frattempo il gioco si è talmente evoluto da promuovere i fantasisti in veste di goleador, com’è avvenuto nell’annata 2011/ 2012 per Nicola Mancino o come è avvenuto nello scorso campionato per Emanuele Catania. E poi c’è anche da dire che il fattore campo, una volta condizionante ai fini del risultato, oggi non lo è più. Accogliamo dunque con tutti gli onori i successi fuori casa che hanno fruttato agli azzurri ben tredici dei diciassette punti e non facciamone un dramma se in casa qualche punto volerà via. E’ la filosofia vincente instaurata da patròn Cutrufo, che permette oggi al Siracusa di stare nei quartieri alti. Da dove è più facile spiccare il volo.

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