Il porto di Augusta sotto attacco sul piano economico-finanziario per le trame fra Roma e Catania

di Salvatore Maiorca

Il porto di Augusta sotto attacco. Per carità, non si tratta di un attacco militare bensì economico-finanziario. Con l’aggravante peraltro che esso non arriva da stranieri ma si consuma in casa: arriva dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; ma il sospetto sull’origine dell’impedimento corre sempre sul filo catanese.
L’allarme nasce da una denuncia del deputato di MDP Pippo Zappulla, il quale afferma di aver avuto una indiscrezione da ambienti ministeriali: il ministero sta rimodulando i fondi (sia propri che europei) per la portualità; e in conseguenza di questa rimodulazione sarebbe confermato il finanziamento, peraltro previsto ma non ancora assegnato, per il collegamento del porto alla ferrovia ma non quello per l’area container.
A questo punto è chiaro ed evidente che se l’indiscrezione dovesse trovare conferma significherebbe segnare a morte il destino del porto commerciale di Augusta. La sua funzione principale infatti, fin dalle origini, sempre annunciata, ribadita, conclamata, dovrà essere il transhipment: il trasbordo, cioè il trasferimento di carico da una nave all'altra, che avviene nei porti hub nei quali s’incrociano varie linee di navigazione con origini e destinazioni diverse (come a Rotterdam, Singapore, eccetera) e il porto hub è al centro di una regione con più porti, che vengono serviti dall'hub mediante navi feeder (sussidiarie). In pratica, arrivano dalle lunghe rotte intercontinentali (dalla Cina per esempio) le grandi navi portacontainer e trasbordano il loro carico sulle navi minori per la distribuzione ai porti locali ovvero depositano i container sui piazzali per la distribuzione via terra: su strada o su ferrovia.
Ma per esercitare quest’attività occorrono infrastrutture e attrezzature. Se si bloccano (o si riducono) i fondi destinati a questi investimenti si blocca il porto con tutto quel che gli gira attorno. Che è tutto un micro(o macro)cosmo di attività e relativi proventi.
Corale la protesta del territorio. “Il governo nazionale ha riposto in un cassetto il progetto di costruzione del nodo ferroviario a Punta Cugno perché non ci sarebbero traffici navali che ne giustifichino la realizzazione – ha affermato il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta. – E’ un affronto che il territorio non può subire in silenzio. Qui c’è bisogno di lavoro e sviluppo. E questa decisione dell’Esecutivo è davvero incomprensibile. E’ incredibile che venga soppresso un investimento importante (con fondi Pon 2014-2020) nel territorio megarese per il calo della movimentazione delle merci. Siamo pronti a reagire con ogni mezzo.
“Non solo dunque il governo ha tolto ad Augusta, porto Core, la sede dell’Autorità portuale, in favore di Catania, ma avrebbe anche fatto saltare lo scalo megarese ai mercantili cinesi sulle rotte della via della seta che passano da Suez. Si tratta di una situazione di assoluta gravità – aggiunge Carta – perché penalizzerà l’economia del territorio. E noi di fronte a questo scempio non intendiamo rimanere a guardare. Lotteremo per la difesa del nostro territorio, che merita ben altri scenari.
“La riforma Del Rio, che ha portato al trasferimento della sede dell’Autorità portuale da Augusta a Catania, ha penalizzato anche Melilli. Il Comune infatti si è visto negare il suo legittimo posto nel comitato di gestione.
«Non abbiamo intenzione di subire in silenzio quello che consideriamo un sopruso – afferma Carta. - Per questo motivo chiederò ufficialmente spiegazioni al ministro Del Rio. Melilli deve tornare ad avere ciò che le spetta per diritto: un rappresentante all’interno della Port Authority. Su questo lotteremo con tutte le nostre forze, cercando di far valere le nostre ragioni anche in sede giudiziaria. Ecco perché ho già dato disposizione agli uffici di preparare un ricorso da presentare al Tar. Vogliamo ridare dignità al territorio melillese che, per quanto riguarda l’Autorità portuale, deve tornare a contare a livello decisionale”.
Negli ambienti augustani dell’Autorità portuale si respira peraltro un’atmosfera di fiducia. Il progetto del nodo ferroviario, si rileva, è stato già approvato dall’Ufficio centrale Raccordi di RFI (Rete Ferroviaria Italiana). E’ ora in attesa della valutazione delle interferenze da parte dell’Ufficio regionale. Ma non sono finora emerse situazioni ostative. Ed è stato confermato in una riunione dello scorso giorno sette al ministero. RFI si è impegnata a concludere entro novembre l’iter procedurale, riconoscendo il progetto strategico per la cosiddetta Area ultimo miglio.
Tuttavia i finanziamenti necessari non ci sono ancora. Finora sono stati invece finanziati i progetti per i piazzali (ma non ancora per le relative attrezzature) e per il rifiorimento della diga foranea. Anzi quest’ultimo (il progetto per il rifiorimento della diga foranea) a giorni andrà in gara. E dopo l’aggiudicazione potranno cominciare i lavori.
Insomma, come sempre dalle nostre parti, non si corre ma comunque si lavora.
Sullo sfondo rimane il problema chiave di questo territorio: non abbiamo una classe dirigente all’altezza del suo ruolo. Non è accettabile che sia il solo on. Zappulla a battersi per la questione portuale. Una voce sola non trova sufficiente ascolto. Altro invece sarebbe se fossero tutti i parlamentari del siracusano, tutti insieme, a farsi sentire. Come accade per Catania. Per di più a Catania c’è il valore aggiunto del rapporto personale tra il sindaco Bianco e il ministro Delrio. Il sindaco Garozzo, che si dichiara amico di Renzi, dov’è? Giusto per dirne una. Ma vai a far capire a Garozzo che la questione portuale non riguarda Augusta soltanto bensì tutta la provincia di Siracusa. Come conferma Zappulla, non abbiamo una classe dirigente adeguata. Ma si deve pur aggiungere: perché non siamo stati capaci di esprimerla una classe dirigente adeguata.

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