Il caso Donnarumma e i giovani siracusani

di Armando Galea

In questi giorni nella nostra città non si parla d’altro. La notizia del giorno è il gran rifiuto di Gianluigi Donnarumma, detto Gigio, 18 anni compiuti a Febbraio, portiere titolare del Milan, che ha sdegnosamente respinto l’offerta della società rossonera di un contratto quinquennale che gli avrebbe fruttato, fra stipendio e ammennicoli vari, la bazzecola di quasi cinque milioni a stagione. Cosa che ha spinto varie categorie di lavoratori a prendere carta, penna e calamaio e fare un po’ di conti. I primi a dimostrarsi stupìti, sono stati naturalmente i componenti della nostra rappresentanza parlamentare che cinque milioni non li guadagnano in un’intera legislatura. A seguire i tanti laureati, occupati o a spasso, che piazzati davanti allo specchio, si sono ripetutamente domandati a cosa sia servito studiare. Non parliamo poi dei poveri impiegati a 1.500 al mese, che da un calcolo approssimativo, per arrivare alla cifra di cinque milioni, devono lavorare oltre vent’anni. Del tutto fuori causa, fuori gioco e fuori tutto, i pensionati al minimo, tutta gente che ha lavorato una vita e che si è ritrovata praticamente sul lastrico con l’aumento esponenziale del costo della vita. Ma al di là di tutti i paragoni di questo mondo, la domanda, come direbbe Antonio Lubrano, sorge a questo punto spontanea. Cos’è che può aver spinto un ragazzo di appena diciotto anni a rifiutare una proposta così vantaggiosa? Di sicuro un’offerta ancora più allettante, pare superiore ai sei milioni annui, pervenuta al suo procuratore da parte del Real Madrid. E qui le storie di Donnarumma e del suo prucuratore si intersecano nel rapporto fra professione e guadagni. Perché a curare gli interessi di “Gigio” non è uno qualunque ma quel Mino Raiola, partito insieme alla famiglia, da Angri per l’Olanda, in cerca di fortuna.
Ad Amsterdam, dove il padre aveva aperto una pizzeria, Mino, disinteressandosi di “margherite” e di “capricciose” si intrufolò negli ambienti calcistici diventando ben presto la potenza che è adesso, cioè l’uomo capace di ricavare di soli diritti di intermediazione dai trasferimenti di Ibrahimovic, Mikhitaryan e Pogba, ben cinquanta milioni. Abbiamo provato a fare un rapido sondaggio su un campione di giovani siracusani ponendo la classica domanda su che cosa vogliano fare da grandi.
E fra i tempi lunghi del precariato in attesa del posto fisso e le fulminee carriere che si muovono attorno ad attività effimere come il calcio, univoche sono state sostanzialmente le risposte a favore di quest’ultime, giustificate dai soldi a palate che, con un pizzico di abilità e con un po’ di fortuna, si possono fare.

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